Scienza

Fukushima, catastrofe planetaria o esagerazione?

A oltre due anni dall'incidente all'impianto nucleare, nuove perdite radioattive nell'Oceano Pacifico, fino alle coste americane

Ecco i livelli di dispersione della radioattività nell'Oceano Pacifico, che arrivano dal Giappone alle coste americane. Credits: Noaa.gov

Prima l'allarme, poi la smentita, poi nuovamente l'allarme e ora i toni preoccupati di chi urla alla catastrofe planetaria. Sull'incidente di Fukushima, ad oltre due anni dallo tsunami dell'11 marzo 2011, non c'è ancora chiarezza. E quando non c'è chiarezza in molti temono il peggio. Le recentissime ammissioni da parte delle autorità giapponesi, poi, non hanno fatto altro che alimentare il panico. La Nuclear Regulation Authority (NRA), ovvero l'agenzia che si occupa della sicurezza nucleare in Giappone, ha infatti ufficialmente alzato il livello di gravità del nuovo incidente alla centrale atomica di Fukushima. Si tratta di una perdita d'acqua radioattiva, catalogata come livello 3 ("incidente serio") anziché 1 ("anomalia").

La perdita di materiale radioattivo, però, arriva quando ancora non si sono risolte le conseguenze del ben più grave incidente avvenuto l'11 marzo 2011, dovuto allo tsunami che si abbattè sulle coste giapponesi. Secondo l'agenzia di stampa nipponica Kyodo, si è creata una pozza d'acqua dalla quale fuoriescono 100 millisievert di radiazioni all'ora. Una quantità che, come ammesso da Masayuki Ono general manager della Tepco (Tokyo Electric Power Co), società proprietaria dell'impianto, "sono il limite di esposizione accumulata nell'arco di cinque anni dai dipendenti che lavorano per la centrale". Il che significa che, come chiarito da Ono alla Reuters , si sono registrati livelli di radiazione "abbastanza forti da colpire un individuo con una dose di radiazione di cinque anni in una sola ora".

Un'enormità di fronte alla quale le autorità hanno appunto rivisto il livello di gravità di quanto accaduto, anche se si è ancora molto lontani dal livello 7, ovvero il massimo della scala previsto, di cui si parlò nel 2011. Le conseguenze di quell'incidente, però, non sono affatto passate, al contrario. La radioattività è tutt'ora presente nel terreno e lo rimarrà almeno per una trentina d'anni, perchè il tempo di dispersione del cesio è molto lungo. Dal terreno, però, gli inquinanti radioattivi si stanno riversando anche nell'acqua e nel mare.

La Tepco stessa ha dovuto confermare che nell'oceano sono già finiti tra i 20.000 e i 40.000 miliardi di becquerel (unità di misura del Sistema internazionale dell'attività di un radionuclide, inteso genericamente come radioattività) di trizio, ovvero proprio un isotopo radioattivo dell'idrogeno, che starebbe per raggiungere le coste americane.

© Riproduzione Riservata

Commenti