Scienza

Festival delle scienze, i social generano felicità?

Al Festival delle Scienze è il giorno di Amartya Sen e Darrin McMahon. L'economista indiano non usa Facebook e si chiede se i social network generino reale felicità. MacMahon riassume la storia della felicità, da Epicuro ai giorni nostri. E aggiunge: "Il mondo di oggi confonde molto sul concetto di felicità".

Amartya Sem, premio nobel per l'Economia (Credits: EPA/ANINDITO MUKHERJEE)

“Non può esistere distanza tra economia e felicità perché un paese con un altro tasso di disoccupazione, non è un paese felice”. Amartya Sen, ritenuto come il più grande studioso vivente di Filosofia del benessere, non si sottrae alle domande dei giornalisti al Festival delle Scienze . È lui la star della seconda giornata dell'evento organizzato all'Auditorium Parco della Musica, a Roma. Anzi rilancia. “L'idea di felicità va di pari passo con il concetto di economia e i partiti di destra e di sinistra non dovrebbero essere distanti da questa idea. La sinistra ha storicamente sempre posto l'accento su disuguaglianze e e equità sociale, la destra sul concetto di libertà personale e liberismo ed è fondamentalmente ostile ad un intervento statale in economia. Ma un'economia equa genera soddisfazione e la soddisfazione porta alla felicità. Indipendentemente che sia di destra o di sinistra”.

Gli chiediamo se l'avvento dei nuovi mezzi di comunicazione, internet e i social network abbiano portato maggiore felicità. “Non uso Facebook ma leggo ogni giorno che ci sono miei interventi sul social network. Questa è una cosa singolare che stimola la mia attenzione. Qualche tempo fa, mi trovavo a Sabaudia, un amico mi disse che leggeva ogni giorno miei commenti su Facebook e che era quasi preoccupato per il mio cambio ideologico. Io risposi di non avere un account e che era tutto falso. Chiesi l'intervento degli amministratori e poi intimai alla persona che scriveva a mio nome di fermarsi. Lui mi chiamò e implorò il mio perdono – racconta Amartya Sen -. Questo esempio spiega come  i social network possono creare una felicità falsa, c'è una community vasta dove c'è di tutto. Si litiga, si scambiano opinioni e foto, a volte false, ci sono profili falsi. Non so se questa può definirsi felicità”.

Al Festival è anche il giorno di Darrin McMahon , professore ordinario di storia alla Florida University, che ha illustrato alcune idee sulla felicità dai tempi antichi ai giorni nostri. Fin dal V secolo a.C. Erodoto racconta le vicende di Creso, re della Lidia, più o meno l'attuale Turchia, che riteneva di essere l'uomo più felice del mondo, ma che dopo una serie di scontri con Solone, perse suo figlio e il proprio regno, arrivando in punta di morte a dire che “nessuno al mondo è veramente felice fino a quando non muore”. “Tutti noi vorremmo essere felici e ricerchiamo la felicità, ma questo presupposto è piuttosto recente e parte dalla fine del Settecento.  - spiega McMahon nella sua lectio magistralis -. Nella filosofia classica si parte dal concetto di eudaimonia, ovvero la prosperità, l'avere dalla propria parte lo spirito benigno delle divinità. La felicità non è solo il sentirsi bene, ma il vivere in armonia in tutte le sue fasi della vita. Per Cicerone, l'uomo felice, sarà felice anche sotto tortura. Ma per essere felici c'è bisogno di grande disciplina e ordine. Ecco perchè Aristotele parla di pochi felici”.

Con il passare dei secoli, saranno le grandi religioni a farsi carico del concetto di felicità, ancora legato al peccato originale e alla liberazione da esso. Sant'Agostino dice chiaramente che “a causa del peccato, la felicità non sarà di questa vita, ma saremo costretti a cercarla sempre senza mai trovarla”. Un concetto che rimarrà vivo fino al XVII secolo quando, per la prima volta, la felicità è associata al concetto di benessere e di piacere inteso come uno stato di vita temporaneo, quasi effimero, e non più legato al passato o al futuro. “E' la felicità del qui e ora, come scrive Voltaire, aumentano i momenti di piacere grazie a nuove condizioni di vita e ai nuovi consumi che si affacciano grazie alla Rivoluzione industriale – aggiunge l'ordinario di storia -. Dal settecento al mondo contemporaneo, però, la felicità  non ha avuto un'evoluzione così netta e a volte è stata controversa e difficile da perseguire. Il mondo di oggi ci confonde molto su dove andare a cercare la felicità, poi scopriamo che non sempre è facile raggiungerla”.

Il Festival prosegue con una serata dedicata ai “sexy toys ”. Ingegneria, design, robotica e medicina dietro i vibromassaggiatori del futuro. Quanta scienza c’è in camera da letto e come contribuisce a renderci più felici? Alla scoperta di hitech, chimica dei materiali, standard e performance non convenzionali per scoprire come il vecchio sexy shop si è trasformato in un moderno laboratorio di tecnologia e paramedica. Un tema oggetto di discussione anche domani. Avvalendosi delle ultime scoperte scientifiche, accompagnate da divertenti aneddoti, il neuroscienziato della Johns Hopkins David Linden cercherà, infatti, di far luce su comportamenti che possono condurre all’estasi, ma anche divenire facilmente compulsivi. Sempre domani, grande attesa per l'incontro “Felicità nel cervello e nella mente”, un dialogo che metterà di fronte lo psicologo Daniel Nettle e il neuroscienziato computazionale Shimon Edelman sul tema dei fondamenti evolutivi della felicità.

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