Ma quante asteoidi vicino alla terra...

Gli esperti tranquillizzano, ma si fa avanti anche qualche ipotesi inquietante

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La Luna ha un cratere in più. Lo scorso 17 marzo, infatti, un meteorite ha colpito la sua superficie, nella regione del Mare Imbrium. L'impatto ha provocato una enorme esplosione, visibile per qualche istante anche ad occhio nudo dalla Terra e ripresa dai telescopi. La roccia spaziale, pur essendo piuttosto piccola (mezzo metro di diametro per un peso stimato di circa 40 chili), ha provocato una voragine larga 20 metri: è infatti caduta a una velocità tale da scatenare un'energia pari a 5 tonnellate di tritolo.

"Ha generato un bagliore dieci volte maggiore di quanto mai osservato in passato", ha detto l'esperto della Nasa Bill Cooke. Per la durata di un secondo, la luce sprigionata dallo scoppio è stata pari a quella di una stella di magnitudine 4 ed è stata così intensa da poter essere osservata senza bisogno di strumentazioni. Ma gli astronomi se ne sono accorti solo a collisione avvenuta, andando a rivedere le registrazioni: è stato l'analista Ron Suggs a notarla e a comunicarla.

In quella stessa notte, però, le telecamere della Nasa e dell'Università dell'Ontario Occidentale hanno avvistato un numero piuttosto elevato e poco consueto di meteore anche vicino all'orbita della Terra, tutte con una traiettoria molto simile. "Credo che i due eventi siano stati collegati", ha affermato Cooke.

Negli ultimi giorni il fenomeno si sta ripetendo, visto che ben quattro asteroidi sono passati accanto al nostro pianeta e un altro sta per giungere. Il primo, il 17 maggio, è stato scoperto appena 24 ore prima del suo arrivo: 2013 KA, grande circa 10 metri, ci ha sfiorato, a 800 mila km.

Il 21 maggio, è stata la volta di 2013 KT1, circa il doppio del precedente, che ha raggiunto la distanza minima dalla Terra passando a 1,3 milioni di km. Il giorno dopo, addirittura, ne sono arrivati due: al mattino, 2013 KB (diametro tra i 15 e i 18 metri) e all'ora di pranzo il "gemello" 2013 KS1.

Decisamente più imponente l'asteroide che a fine mese si avvicinerà al nostro pianeta: dovrebbe essere  lungo 2,7 chilometri (nove volte una nave da crociera come la Queen Elizabeth). Lo hanno chiamato 1998 QE2: il 31 maggio transiterà a circa 5,8 milioni di chilometri da noi - 15 volte la distanza Terra/Luna. Pur non costituendo un pericolo, sarà comunque un osservato speciale da parte di tutti gli astronomi dotati di un telescopio radar.

Sicuramente saranno puntati su di lui le antenne del Deep Space Network, a Goldstone, in California, e l'osservatorio di Arecibo, in Cile. "Ci aspettiamo di ottenere una serie di immagini ad alta risoluzione che potrebbero rivelare le caratteristiche peculiari della sua superficie",  conferma  l'astronomo della Nasa Lance Benner . "Ogni volta che un asteroide si avvicina così tanto, offre l'importante opportunità scientifica di studiarlo nel dettaglio, per comprenderne la grandezza, forma, rotazione e tutto quello che si può dire sulla sua origine. Utilizzeremo le misurazioni della sua distanza e velocità per migliorare i nostri calcoli sulla sua orbita."

Insomma, 1998 QE2 sarà seguito e monitorato dai radar spaziali, utilizzati per avvistare gli asteroidi più piccoli, che spesso risultano visibili quando ormai è troppo tardi. Proprio come è successo qualche mese fa: mentre tutti gli occhi erano rivolti all'atteso arrivo di 2012 DA14, a sorpresa un' altra roccia spaziale è esplosa sopra gli Urali, provocando decine di feriti, danni alle abitazioni e panico tra i residenti di Chelyabinsk.

I NEOs (Near Earth Objects, gli Oggetti vicino alla Terra) possono infatti costituire una minaccia e paradossalmente lo sono soprattutto quando hanno dimensioni contenute: l'intensa luce del sole "acceca" i telescopi ed è praticamente impossibile osservarli. Quasi sempre si polverizzano per l'attrito quando entrano nella nostra atmosfera, ma possono anche esplodere frantumandosi in mille pezzi a un'altezza relativamente bassa - come è avvenuto in Russia lo scorso febbraio - oppure (eventualità decisamente più sgradevole) precipitare al suolo. È accaduto molte volte nella storia del nostro pianeta: l'ultima, nel 1908, ha devastato la foresta di Tunguska, in Siberia.

Per questo, la Nasa considera i NEOs una priorità e ha potenziato il suo programma di controllo di questi pericolosi sassi a spasso per il cosmo dalle forme più strane: sferica, allungata, a diamante, a torta, a patata... Nel 2012 il budget è stato innalzato da 6 a 20 milioni di dollari, ma nei mesi scorsi il direttore dell'agenzia, Charles Bolden, ha lanciato l'allarme, riportando l'attenzione sulla necessità di intervenire tempestivamente nella individuazione di questi corpi celesti.

Ma perché tanti passaggi di asteroidi, a così breve distanza di tempo, uno dopo l'altro? Gli esperti minimizzano. "Non c'è alcun motivo di allarmarsi", spiega per esempio l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope del Planetario di Roma. "Si tratta solo di una coincidenza, non di uno sciame di asteroidi. Il fatto è che oggi riusciamo ad avvistarli più frequentemente rispetto a qualche anno fa grazie ai migliori strumenti che abbiamo a disposizione". Meno male. Ma i teorici del Pianeta X, il fantomatico pianeta gigante in presunto avvicinamento dalla Nube di Oort, aggiungono anche questo fenomeno alla lista di indizi a favore della loro inquietante ipotesi...

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