Himalaya, il mistero del lago degli scheletri

Un piccolo bacino ghiacciato quasi tutto l'anno conserva i resti di circa 300 cadaveri: la causa della loro morte, che risale all'850 d.C., è ancora sconosciuta

Un segreto custodito per secoli, tra le cime più alte del mondo. Un enigma della storia scoperto solo per un caso fortuito. Una tomba a cielo aperto, nella quale decine di persone hanno trovato una morte atroce e misteriosa. E per la quale la scienza odierna non ha ancora trovato una spiegazione del tutto convincente.

Himalaya, stato di Uttarakhand, India. Si trova qui, ad oltre 5 mila metri di altitudine, un laghetto dalle caratteristiche uniche. Il suo nome è Roopkund: è un piccolissimo bacino d’acqua, profondo solo 2 metri, ghiacciato per 11 mesi all’anno. Chi passa di qui, spesso neppure si accorge della sua presenza quando appare come una superficie coperta da una spessa coltre di neve. Solo nei giorni più caldi dell’anno, quando il ghiaccio si scioglie, il Roopkund rivela il motivo per il quale è stato soprannominato “il lago degli scheletri.”
Nell’acqua cristallina e tra le rocce circostanti, affiorano crani, tibie e resti umani. Ossa lavate dal vento e dal passare del tempo, ma altri corpi – quelli rimasti interrati nel suolo ghiacciato- sono incredibilmente quasi integri: si distinguono ancora capelli, muscolatura , pelle. Indossano ancora gioielli e abiti in cuoio. Uno spettacolo terrificante che fa di questo luogo uno spaventoso cimitero dimenticato. Le prime citazioni risalgono al XIX secolo, ma il lago, con il suo lugubre contenuto, è stato ufficialmente scoperto solo nel 1942.
Nel pieno della seconda guerra mondiale, una guardia forestale passò tra queste vette. Era estate e fermandosi sulle sponde del Roopkund notò quelle ossa umane sparse tra le pietre o sommerse dall’acqua. Contò circa 200 cadaveri. Le indagini condotte per cercare di svelare il mistero non portarono a nulla, ma accesero la fantasia del pubblico. Vennero avanzate le più svariate teorie per spiegare chi fossero i malcapitati che avevano trovato la morte lassù, in quel luogo remoto.

La prima ipotesi avanzata, visto il contesto bellico, si indirizzò su un contingente di soldati giapponesi che penetrati di nascosto in territorio nemico (l’India all'epoca era una colonia britannica) si sarebbero smarriti tra le nevi dell’Himalaya morendo, tutti insieme, dopo aver raggiunto le sponde del laghetto. Ma questa supposizione venne presto smentita proprio da una spedizione inviata dal governo inglese: quelle ossa erano sicuramente molto più vecchie, anche se si erano conservate in modo sorprendente, grazie al clima molto rigido.
Qualcuno sostenne che quei poveri corpi fossero quanto rimaneva delle truppe del generale Zogawar Singh, scomparse senza lasciare traccia mentre facevano ritorno da una spedizione sul Tibet. Altri suggerivano invece che si trattasse di membri di una setta, morti durante un qualche rituale suicida, oppure delle vittime di una battaglia o ancora di un gruppo di viaggiatori travolti da una frana, investiti da una valanga di neve oppure sterminati da un’epidemia. Insomma, mille possibilità, nessuna certezza. Per decenni, gli scheletri del lago Roopkund hanno beffato gli studiosi e mantenuto il loro oscuro segreto.
L’ultima spedizione scientifica, condotta nel 2004 dal National Geographic, ha però fatto luce sull’epoca nella quale quella strage è avvenuta. Grazie alle moderne tecnologie e al test del DNA, i ricercatori hanno appurato che i resti appartenevano a 300 individui, deceduti attorno all’ 850 d.C. : morirono tutti insieme, nello stesso momento e per la stessa causa. Dopo il decesso, il clima secco e le temperature bassissime hanno favorito la conservazione dei corpi fino ai nostri giorni, quasi 1.200 anni dopo.

Gli esami genetici hanno anche permesso di stabilire l’appartenenza delle vittime a due diversi gruppi etnici. I primi presentavano infatti una corporatura slanciata ed avevano legami di sangue; i secondi invece, di statura più bassa, appartenevano a popolazioni locali e forse fungevano da guide o da portantini. In base agli oggetti personali rinvenuti sui corpi, la missione del National Geographic ha ipotizzato che si potesse trattare di un gruppo di persone in pellegrinaggio. Ma cosa li aveva uccisi, in modo tanto immediato e contemporaneo?
Le analisi sui resti hanno evidenziato, in tutti, la presenza di gravissimi traumi cranici, tipici di una morte violenta. Le fratture riscontrate sui crani sarebbero state prodotte da un  oggetto contundente molto pesante e di forma tondeggiante. Le vittime, poi, presentavano anche ferite alle spalle, ma non agli arti inferiori: ciò escludeva la possibilità che fossero stati travolti da rocce o neve (in caso di valanghe si producono fratture multiple su tutto il corpo) e faceva pensare a qualcosa caduto improvvisamente dall’alto, direttamente sulle loro teste. Ma cosa esattamente?
I ricercatori hanno avanzato un’ ipotesi bizzarra per giustificare quel tipo di ferite fatali che hanno sterminato la misteriosa comitiva. Mettendo insieme tutti gli indizi e tutti gli elementi a loro disposizione, i componenti della missione sostengono infatti che i poveri pellegrini vennero uccisi da un fenomeno naturale eccezionale: una super grandinata. Una tempesta improvvisa, violentissima, dalla quale sarebbero scaturiti chicchi così grandi e così pesanti da ammazzare tutti in pochi minuti. Vere e proprie pietre di ghiaccio che non avrebbero lasciato scampo ai 300 viandanti.
I ricercatori hanno anche calcolato che per produrre quei traumi cranici mortali, la grandine doveva avere davvero dimensioni straordinarie: ogni chicco sarebbe stato grande quanto una palla da cricket, con una circonferenza di circa 23 centimetri. Possibile? Una spiegazione ritenuta “l’unica plausibile e razionale in base alle prove verificabili”, hanno dichiarato gli studiosi del National Geographic, ma molti l’hanno considerata un’idea fantasiosa.

Nel frattempo, da qualche anno, il Roopkund è diventato una meta di arditi escursionisti che affrontano cinque impegnativi giorni di trekking solo per osservare di persona le acque del laghetto e i suoi enigmatici ospiti. Non tutti però rispettano questo sito: vari resti che prima spuntavano tra queste rocce sono scomparsi, sottratti come macabri souvenir dai visitatori che si avventurano fin quassù. E la polizia non riesce ad evitare i furti, proprio per la difficoltà di raggiungere questo luogo quasi inaccessibile.
Quelle ossa che ancora biancheggiano tra le rocce o che traspaiono tra quelle limpide acque di montagna raccontano una storia di morte e di mistero che affascina ed insieme spaventa. Chi erano quei viaggiatori di 12 secoli fa? Dove erano diretti? Cosa li ha uccisi? Davvero è stata una gigantesca grandinata senza precedenti o qualcosa ancora incomprensibile? Domande che potrebbero non trovare mai risposta. E gli scheletri del lago Roopkund potrebbero sparire, uno per uno, prima di aver rivelato il loro segreto.

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