C'era una volta l'oceano marziano

Marte oggi è un pianeta arido, avvolto da una sottilissima atmosfera, con condizioni per noi proibitive. Ma centinaia di milioni di anni fa era diverso

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Marte – Credits: Nasa

Marte oggi è un pianeta arido, avvolto da una sottilissima atmosfera, con condizioni per noi proibitive. Ma centinaia di milioni di anni fa era tutta un’altra storia. All’epoca, era caldo, umido e con un enorme oceano che ricopriva un quinto della sua superficie. Insomma, sarebbe stato un bel posto dove programmare una vacanza…

A raccontare l’insospettabile passato del Pianeta Rosso- che a quei tempi era piuttosto un Pianeta Azzurro, proprio come la Terra- è uno studio condotto dai ricercatori della NASA. Il mare marziano ricopriva gran parte dell’emisfero nord, con un’estensione paragonabile all’ Oceano Atlantico e una profondità di circa 1600 metri ( circa un miglio). In totale, si parla di 20 milioni di km cubici di acqua.

Nella sua gioventù, quasi subito dopo la sua formazione avvenuta 4.5 miliardi di anni fa, anche Marte era solcato da ruscelli, con ampi estuari di fiumi e grandi laghi sparsi qua e là ed il clima era decisamente più gradevole dell’attuale. Questa ipotesi sull’antica storia del pianeta riscrive radicalmente quanto la maggior parte degli scienziati pensava soltanto un decennio fa.

Infatti, si riteneva che l’acqua fosse stata una presenza sporadica anche in tempi remoti, o comunque limitata e  mai sufficiente per formare mari o laghi. “La domanda principale consisteva nel capire quanta acqua avesse effettivamente avuto Marte quando era giovane e perché l’avesse perduta”, ha confermato Michael Mumma, ricercatore del Goddard Space Flight Center nel Maryland.

In un articolo pubblicato da Science, un’equipe formata da studiosi della NASA e dell’European Southern Observatory di Monaco di Baviera ha provato a dare una risposta sulla base dei dati ricavati da alcuni dei telescopi agli infrarossi più potenti al mondo, ovvero il Keck II e l’Infrared Telescope Facility (entrambi collocati alle Hawaii) e il Very Large Telescope che l’ESO ha in Cile. Per sei anni, hanno mappato l’atmosfera marziana per verificare come le differenti forme di molecole di acqua variassero nell’aria da un luogo all’altro nel cambio di stagione.

Come sappiamo, all' acqua standard ( H2O) composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, se ne aggiunge un altro tipo costituito da un atomo di ossigeno, uno di idrogeno e un isotopo di idrogeno chiamato deuterio. Questo tipo di acqua è detta "semipesante" e la formula è HDO. Su Marte, col passare del tempo, l’H2O si è dispersa nello spazio, ma il deuterio è invece rimasto. Calcolarne la quantità permette di  dedurre quanta acqua ci fosse in origine sul pianeta: più alta è la concentrazione dell’isotopo di idrogeno, maggiore è la quantità di acqua andata perduta.

Le mappe all’infrarosso hanno mostrato che l’acqua sopravvissuta in forma ghiacciata al polo nord è ricca di deuterio, a prova che in tempi andati ce n'era tantissima, almeno 6 volte quella attualmente intrappolata nella calotta. Secondo gli scienziati, bastava per creare un oceano globale, sull’intera superficie di Marte, profondo 137 metri. Ma l’attuale struttura geologica del pianeta porta a pensare che l’acqua fosse piuttosto confinata ad una vasta distesa nell’emisfero nord, pari ad un quinto della superficie.

“In sostanza, siamo arrivati alla conclusione che un oceano copriva il 20% di Marte, cosa che apre all’idea di abitabilità e di sviluppo della vita sul pianeta”, ha detto Geronimo Villanueva, tra gli autori dello studio. Quel mare d’acqua si mantenne per svariati milioni di anni, mentre l’atmosfera diventava sempre più rarefatta. Il crollo della pressione favorì la dispersione dell’H2O nello spazio. Si ridusse anche la quantità di riscaldamento solare e le temperature precipitarono. La poca acqua rimasta congelò.

 Ma fu un processo lento. “Ora sappiamo che Marte si mantenne umido per un tempo molto più lungo di quanto non abbiamo mai immaginato  prima”, ha affermato Mumma. È stato il rover Curiosity a mostrare che si sarebbe conservata per almeno 1 miliardo e mezzo di anni: la vita, sulla Terra, ha impiegato meno tempo per svilupparsi. Ecco perché la ricerca appare tanto interessante: in fondo, non è escluso che i Marziani- fossero anche batteri oppure altri microorganismi- siano davvero esistiti.


Per John Bridges, scienziato planetario della Leicester University, è assai probabile che un tempo lontano Marte fosse quanto meno abitabile. “Mi sembra che ci siano prove eccellenti a questo proposito, tuttavia non è chiaro se sia mai stato abitato. Ma c’è la possibilità. Un meteorite con i mattoni della vita potrebbe essere stato espulso dalla Terra per finire nell’acqua di Marte”, ha detto Bridges.

Per sapere se la vita si sia mai sviluppata sul Pianeta Rosso o se ancora si nasconda da qualche parte sopra o sotto la sua superficie bisognerà attendere il 2018, quando l’Agenzia spaziale europea invierà un proprio rover a questo scopo, per individuare eventuali tracce di attività biologica. I presupposti per una scoperta del genere ci sono: la presenza di metano nell’atmosfera marziana fatta da Curiosity sembra già puntare in questa direzione.


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