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Scienza

E l'Artico si avvia a scomparire...

Il Polo Nord ha raggiunto un grado di scioglimento dei suoi ghiacci che non era mai stato registrato nella storia

Il grafico mostra la diminuzione del ghiaccio al 26 Agosto 2012 (curva azzurra) come paragonata alla diminuzione negli stessi mesi in anni precedenti

Abbiamo raggiunto il grado massimo di scioglimento dei ghiacci artici. Domenica scorsa anche il record dell’anno 2007 è caduto secondo i dati riportati dalla Nasa e dal National Snow and Ice Data Center.

La copertura ghiacciata del mare si è infatti ridotta a 4,10 milioni di chilometri quadrati, circa 70mila chilometri quadrati meno di quanto registrato il 18 settembre 2007. Il dato sembra colpire gli scienziati perché il 2007 era stato un anno in cui l’andamento climatico sembrava particolarmente favorire lo scioglimento dei ghiacci. Quest’anno invece non sembra che fattori contingenti siano alla base del calo della superficie ghiacciata; semmai lo sono gli effetti dell’atmosfera sempre più calda, alla quale il pianeta risponde lentamente per la sua inerzia.

Stiamo però adesso per entrare in una fase in cui lo scioglimento dei ghiacci potrà essere molto più rapido. Adesso molta parte dei ghiacci è frantumata e alcune parti dell’Artico sono una gigantesca fanghiglia, come ha riferito Walt Meier, uno scienziato del National Snow and Ice Data Center, al giornale The Telegraph. La situazione somiglia a quella in cui un’enorme lastra di ghiaccio comincia a scioglersi ai bordi ma tutto sommato resta integra e continua a riflettere i raggi del sole. Prima o poi arriva una fase in cui il ghiaccio cede anche al centro, diventa una fanghiglia capace di riflettere meno i raggi solari. A quel punto lo scioglimento è rapidissimo.

Questo fatto va messo in relazione ad altri dati: dal 1979, da quando sono disponibili i dati satellitari, i sei record di diminuzione dei ghiacci sono accaduti dal 2007 al 2012; tredici degli anni più caldi mai misurati si sono verificati negli ultimi quindici anni. Insieme ad altri segnali che arrivano dagli ecosistemi del pianeti tutto ciò non può che preoccupare. Al momento non c’è molto da sperare: la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera da parte di Europa, Stati Uniti, Cina e India è attualmente compensata da un aumento in altre nazioni in via di sviluppo.

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