Scienza

È giusto, a un certo momento, dire ai figli che Babbo Natale non esiste?

La polemica, sorta per l’iniziativa di una maestra elementare americana che ha rivelato la crudele verità a bambini di 6 anni, ha riacceso una discussione mai placata: come devono comportarsi i genitori? In realtà, c’è una sola certezza: il mitico signore in rosso è sempre più in voga e adesso inizia a farsi strada persino nella cultura musulmana

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Non cancellate la terra di mezzo dei bambini. È ricca di miti e desideri
Roberta Michelotti*
Ma quale bugia... Dire ai bambini che Babbo Natale esiste è sacrosanto. È una favola educativa, che rafforza l’esperienza formativa e di crescita. Perché disilluderli prima del tempo? I bambini si nutrono di magia, adorano i cartoni animati e le favole di ogni tipo. Inconsciamente sanno che gli animali non parlano e che i supereroi non esistono, ma non per questo rinuncerebbero a stare incollati davanti al piccolo schermo. Vale pure per Babbo Natale. Anche il concetto dell’attesa è importante: i bambini vogliono tutto e subito. Sotto le feste invece sanno che devono aspettare. Fra la stesura della letterina al signore in rosso e l’arrivo dei doni desiderati passano almeno un paio di settimane. Loro lo sanno ed è forse l’unico momento in cui non si spazientiscono. Approfittiamone pure noi. Costringerli a una razionalità prematura cancellando quella terra di mezzo dove vivono sogni, miti e desideri non ha senso. Tocca ai nostri figli decidere quando uscire dall’infanzia. Non siamo noi a fissare l’asticella.

Esiste una fase intorno ai 5-6 anni, a volte prima, in cui la coscienza della realtà emerge lentamente: il bimbo sente che la favola è una favola ma rimane in stand-by e noi dobbiamo accettarlo. All’eventuale domanda secca: «Babbo Natale esiste?» rispondete con una domanda: «E tu che ne pensi?». La risposta andrà calibrata di conseguenza. Adattando il linguaggio.
* psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva

Il momento della verità segna l’ingresso nel mondo degli adulti
Alfio Maggiolini*
Arriva un momento in cui bisogna avere il coraggio di dire la verità. Stando agli studi scientifici l’età della svolta per i bambini è intorno ai 7 anni. Prima è come se avessero una barriera cognitiva. Anche se qualche ragazzino più grande dovesse dire loro «Babbo Natale non esiste», non ci crederebbero. Il modo giusto per dirglielo? Non c’è una ricetta unica. Dipende dal contesto culturale della singola famiglia. Ma il consiglio è di approfittare dell’occasione per portare il bambino a un livello di riflessione più ampio.

Il tema è l’importanza dei bambini e il modo concreto scelto dagli adulti per celebrarli. Andrebbero festeggiati ogni singolo giorno, ma le feste di fine anno sono l’occasione per eccellenza. E lo sono per tutti. A ben vedere Babbo Natale è l’unico emblema che permane e anzi si rafforza. Cavoli e cicogne quali simboli per spiegare l’arrivo di un fratellino o di una sorellina hanno progressivamente lasciato il passo. Ora i genitori dicono la verità, optando per il linguaggio più consono. Ma non su Babbo Natale.

Ultimo avvertimento: il momento della verità potrebbe essere motivo di grande delusione, i piccoli possono sentirsi traditi, ingannati. Starà alla bravura dei grandi fare in modo che tale sensazione sia compensata dalla consapevolezza di essere messi al corrente di un segreto da adulti. E sarà una gioia.
* membro dell’istituto di analisi Minotauro e autore con il figlio Michele di «La vera storia di Babbo Natale», Raffaello Cortina editore

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