Scienza

Dna. L’uomo di Neandertal era mio antenato (lo dice il web)

Benvenuti nell’era del social network genomico: ci si fa analizzare il Dna per trovare parenti sconosciuti o progenitori illustri.

Basta sputare nella provetta, impacchettarla e spedirla all’indirizzo prestampato. Quando il vostro genoma sarà stato scannerizzato, oltre a preoccuparvi per possibili rischi di malattie, potrete anche sbizzarrirvi alla ricerca di parenti. Vicini e lontani.

Chi voleva rintracciare le proprie origini familiari, ricostruire l’albero genealogico o rispondere alla fatidica domanda «da dove vengo?» finora non aveva altra strada che impolverarsi tra gli scaffali di archivi storici e registri parrocchiali. Per gli appassionati la vita è migliorata da quando questi documenti sono diventati disponibili online. Ma il vero passo avanti è conquista recente: benvenuti nel mondo della genealogia molecolare e dei social network genomici. Ci si è immerso il giornalista Sergio Pistoi e lo racconta in Il Dna incontra Facebook, appena pubblicato dalla Marsilio.

Per poche centinaia di dollari, aziende con nomi come 23andMe (23 è il numero delle coppie di cromosomi umani) o DecodeMe offrono, con una funzione in tutto simile alla ricerca di amici su Facebook, la possibilità di confrontare i Dna per rintracciare lontani cugini sparsi per il mondo. FamilyTreeDna o Ancestry.com sono specializzate nel risalire alle origini ancestrali e alla provenienza geografica, in base all’analisi di particolari tratti del Dna.

Si può seguire la linea di discendenza paterna e materna e viaggiare nel tempo lungo le generazioni per migliaia di anni. Fino a scoprire quanto c’è in noi di africano, di caucasico, di nativo americano. Perfino di Neandertal. Due anni fa è stata completata la mappatura del genoma di questo nostro cugino estinto e si è scoperto che i suoi geni sopravvivono in noi. Segno che nella notte dei tempi Homo sapiens e Homo neanderthalensis hanno avuto commerci carnali.

Il Dna ce l’abbiamo tutti. Inevitabile che appassioni come argomento di conversazione. E così si creano su internet comunità di persone che si interrogano sui loro geni, sperano nella «carrambata» cromosomica o cercano conferme genetiche per il barbaro che hanno dentro.  

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