Scienza

Dna artificiale: servirà per i farmaci o per gli scarti dell’industria

Dopo il grande scalpore suscitato dalla notizia del batterio modificato in laboratorio , ecco le possibili applicazioni della biologia sintetica

– Credits: Thinkstockphoto

La creazione del batterio con Dna sintetico è stata ieri la notizia del giorno in ambito scientifico. Scienziati dello Scripps Research Institute, negli Stati Uniti, hanno realizzato un organismo dotato di un codice genetico artificiale , con una coppia di "lettere" aggiunta alle quattro che, da oltre quattro miliardi di anni, gli organismi viventi sulla Terra usano per riprodursi. Si è parlato di un nuovo alfabeto della vita, della possibilità di creare organismi artificiali, di vita "sintetica" o "aliena".

Ma quali applicazioni pratiche potrebbe davvero portare questo risultato? Che cos’è la biologia sintetica, la disciplina dalla cui ricerca è scaturita la creazione del batterio col codice modoificato? Panorama.it l’ha chiesto a Paolo Magni, responsabile del Laboratorio di Bioinformatica, modelli matematici e biologia sintetica dell’Università di Pavia.

È davvero un risultato rivoluzionario?

È un passo avanti tecnicamente importante, che ovviamente non è piovuto dal cielo. Negli anni scorsi i ricercatori avevano già creato Dna con l’aggiunta di una coppia di basi artificiale, e si era riusciti a farlo replicare come quello naturale. Tutto questo però era avvenuto in provetta. La grande novità è stato ottenere lo stesso risultato in un organismo vivente dimostrando così che la macchina cellulare può sopportare questa aggiunta di materiale "straniero", e che è molto più flessibile di quello che si credeva. Se non è tassativo che il codice genetico utilizzi solo le quattro basi del Dna, si apre un orizzonte.

Che cosa si vede all’orizzonte?

Una strada possibile è quella di costruire un organismo artificiale con un codice diverso da quello naturale. Si creerebbe un codice genetico "parallelo", magari per produrre proteine di interesse, utili da un punto di vista farmacologico o industriale. Il vantaggio sarebbe che questa macchina parallela non interferirebbe con quella cellulare, sarebbe una via separata.

Non sarebbero pericolosi questi organismi con codice artificiale?

Al contrario, sono interessanti proprio dal punto di vista della sicurezza. Questa macchina dal codice genetico separato può funzionare solo se gli fornisco gli elementi artificiali di cui è costituita, che non è in grado di prodursi da sola. Se, in un ipotetico scenario industriale, batteri con questo codice genetico artificiale dovessero penetrare nell’ambiente, non avendo più a disposizione il materiale di costruzione, semplicemente smetterebbero di riprodursi.

A che cosa si lavora oggi nel campo della biologia sintetica, da cui questa scoperta proviene?

La via ritenuta più rapida e più interessante è quella di lavorare sui componenti e sui processi naturali della cellula e riutilizzarli in maniera intelligente, invece di crearne di artificiali. In questo caso, la macchina è già messa a punto, non c’è da crearla ex novo. Un caso di successo è quello dell’artemisina, la sostanza che veniva estratta dalle piante e usata come farmaco contro la malaria. Da un anno circa (proprio in Italia, nello stabilimento in provincia di Cuneo dell’azienda farmaceutica Sanofi ndr) viene prodotta la forma semisintetica, ottenuta dall’impianto di una combinazione di geni della pianta e di un lievito in un batterio che sintetizza acido artemisinico. Questo processo ha facilitato la produzione su larga scala.

Che ricerca fa nel suo laboratorio?

Lavoriamo sul batterio Escherichia coli. Cerchiamo di ingegnerizzarlo per produrre biocarburante a partire da scarti dell’industria casearia. Uno dei problemi della lavorazione dei formaggi è che produce molti scarti costosi da smaltire. Nel mio laboratorio stiamo mettendo a punto delle modifiche del batterio E. coli inserendo nel suo Dna geni provenienti da organismi che fermentano lo zucchero in modo che consumi il lattosio presente nel siero (che quindi non finisce negli scarti) e lo trasformi in bioetanolo.

© Riproduzione Riservata

Commenti