Dieta

Un cibo da campioni

Cioccolata, formaggi, salumi: in un libro tutte le passioni e le manie alimentari dei campioni italiani dello sport

Cibo e sport

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Un libro che fa giustizia e ci fa sentire meno in colpa se facciamo gli straordinari con l'amatriciana o la zuppa inglese. Scoprire che anche i vincenti dello sport non vivono di sole barrette restituisce sapore alle nostre giornate.  I peccati di gola dei campioni, Storie e ricette di grandi sportivi (157 pagine, ed. Trenta, 13 euro), c'insegna come, anche nello sport ad alto livello, si può mangiare e bere bene. Lo ha scritto Francesco Bibi Velluzzi, giornalista de La Gazzetta dello Sport, che ama il calcio e il basket almeno quanto il maialetto arrosto della sua Sardegna.

Sono i racconti di vita, sport e gastronomia di 20 atleti di ieri ed oggi che hanno lasciato il segno non sulla bilancia, ma negli albi d'oro. Sono storie di quotidiana normalità, con tanto di ricette consigliate, aneddoti gastronomici e sempre il vino più adatto da accompagnare al cibo del cuore. Mangiare con gusto ti tiene di buon umore, lo stato ideale per puntare al massimo del rendimento. Ma devi conoscerti bene se non vuoi incorrere in qualche disavventura memorabile.

Per esempio, dovete tenere il formaggio a distanza di sicurezza dallo schermidore Aldo Montano. “A nove mesi – confida – ho scoperto l'allergia. Sono diventato verde, viola, rosso, non respiravo più. Mia nonna ci ha riprovato anni dopo, ma ho avuto uno shock anafilattico e per poco non ci sono rimasto secco”. Gli è capitato pure ad Atene, in una gara preolimpica: un dolce con la ricotta lo spedisce in taxi all'ospedale “dove, fortunatamente, c'era un medico che parlava italiano che mi ha salvato la vita”.

C'è la polenta, invece, negli amarcord di Francesco Moser. “Non c'era gran scelta ai miei tempi – ricorda -. Per fare festa bisognava ammazzare il maiale e allora sì che c'era il tripudio culinario. Il minestrone lo evitavo come la peste, mentre il salame...quello lo adoravo. E quando tra dicembre e gennaio si ammazzava il maiale, voleva dire che era tempo di sanguinaccio, luganighe e  soppressa”.

Per qualcuno il pasto è un rito da “consumare” in silenziosa solitudine. Gigi Riva, il Rombo di Tuono, dal 1963 cena rigorosamente da solo, sempre alle 21,10, sempre allo stesso tavolo del ristorante Stella Marina di Cagliari. “Adoro i fusilli alle verdure - dice -, le seppie bollite, i fagiolini bianchi, le triglie e pure un buon salame”. La canoista Josefa Idem, invece,  non sgarra perché per lei “la massa grassa è una zavorra”. E allora “tanti cereali, kamut, orzo, farro, carne alla griglia e verdure al vapore. E poi pane integrale e marmellata di prugne, tutto fatto da me”.  Ma se deve cucinare la “sua” ricetta non ha dubbi: salmone allo zenzero e sciroppo d'acero, non proprio facile trovare gli ingredienti qui da noi .

Mangiando e bevendo ci s'inventa pure il “doppio lavoro”. È il caso della fiorettista  Elisa di Francisca che per anni ha lavorato in gelateria (“Facevo porzioni troppo abbondanti  e finivo sempre per farmi rimproverare dai titolari”), ma pure al ristorante e in pizzeria. “Ho imparato – confessa – a mangiare e, soprattutto, a bere bene. Amo i vini corposi, decisi, non leggeri. Adoro l'Amarone, la Lacrima di moro d'Alba, il Verdicchio”.

Antonio Di Natale, goleador dell'Udinese,  è invece diventato un esperto di caffè che produce con una sua etichetta. E da buon napoletano adora i babà, ma se li fa fare  senza liquore. È raccontata la passione per i gamberi di Rino Gattuso e quella per gli scherzi gastronomici di Dino Meneghin, i salami nascosti sotto il letto dal pugile  Francesco Damiani, le melanzane ripiene della tennista Francesca Pennetta, i paccheri alla carbonara di Adriano Panatta e tanto altro ancora. E vi farà un piacere “succulento” sapere che la maggior parte dei campioni, come noi,  ha un debole per  il tiramisù. Pronti a tutto pur di una porzione come si deve. Se alla fine, ma proprio alla fine, volete rimettervi in riga, fatelo con i consigli di Piero Astegiano, vice direttore dell'Istituto di medicina dello sport di  Torino.  “L'alimentazione dello sportivo – spiega – si deve basare sull'equilibrio delle sue componenti: carboidrati al 60% del carico calorico totale, lipidi al 25%,  proteine al 15 % e congrua presenza di vitamine e minerali”.

Già, ma la Nutella?  “La classica spalmata  (complessivi 30 grammi) – ci specifica - a colazione è corretta e ogni genitore potrebbe permetterlo. Il guaio è nella quantità eccessiva”.  Contenersi. Da bravi sportivi possiamo farcela.

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