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Dieta

Obesità, negli Usa allarme anche tra i Marines

Oltre il 30 per cento degli aspiranti militari americani è troppo grasso per indossare la divisa. L'allarme, partito dal Pentagono, riguarda anche i bambini. Si moltiplicano gli appelli per modificare l'alimentazione fin dagli asili.

L'allarme obesità arriva anche tra i militari americani. Credits: LaPresse

Troppo grassi, con un giro vita troppo largo persino per le divise ed enormi difficoltà anche a fare trazioni, piegamenti e addominali. Insomma, obesi a tal punto da non poter entrare nelle Forze Armate americane. L'allarme obesità si estende negli Stati Uniti, e adesso tocca quella che fino ad ora ora era ancora un'isola felice, quella dei militari, simbolo di prestanza fisica per eccellenza. E invece US Army, Us Air Force e persino la US Navy, di cui fanno parte i "mitici" Marines si vedono ormai costrette a rifiutare oltre un terzo delle domande delle aspiranti reclute per motivi di peso.

Secondo Mission: Readiness , un gruppo di militari in pensione molto attivo e influente negli Stati Uniti, il 37% dei giovani tra i 17 e i 24 anni "è troppo grasso per fare il servizio militare". "L'essere obeso - si legge nel report dell'organizzazione - è il principale motivo medico per cui i candidati non ottengono l'idoneità".

L'allarme non è nuovo e si aggiunge a quelli, ripetuti, che riguardano l'intera popolazione americana, soprattutto giovane . Piu' gravi ancora sono i dati forniti da RAND Corporation (un think tank molto vicino al Governo americano) e pubblicati alcune settimane fa su UsaToday, secondo cui il 75% dei ragazzi americani non può indossare una divisa per motivi di salute (principalmente obesità), per precedenti storie di alcol e droga, e per un livello di istruzione troppo basso.

Insomma, la piu grande (ex?) potenza militare al mondo sembra in crisi nera. Anche perché il servizio militare in America rappresenta una fonte di lavoro per oltre un milione e mezzo di persone e le Forze Armate a stelle e strisce solo le seconde più numerose al mondo, dietro solo a quelle cinesi (circa 2.250.000, dati 2011). Quella dell'obesità  sta insomma assumendo le dimensioni di una vera e propria "epidemia", secondo i militari, che ora hanno chiesto con urgenza al Governo federale interventi per migliorare la qualità dell'alimentazione dei giovani americani, anche con programmi appositi nelle scuole.

D'altro canto, secondo i dati del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitense (CDCP), il 68% dell'intera popolazione americana ha problemi di obesità e il 34% è in sovrappeso. In alcuni stati, come il Texas, il problema è ancora più grave, mentre in Florida, specie nelle zone  turistiche, è più contenuto. Lo stesso CDCP, in un articolo sull'American Journal of Preventive Medicine, avverte che andando avanti di questo passo nel 2030 ci sarà un aumento della popolazione obesa americana, che potrebbe arrivare a contare 32 milioni di persone, ovvero oltre la metà degli abitanti italiani. Se oggi i cosiddetti "gravemente obesi", quelli che superano i 45 kg di sovrappeso, rappresentano il 6% della popolazione, tra soli 6 anni, nel 2018, potrebbero raggiungere l'11%.

Con l'aumento del numero di "oversize", aumenta anche il costo sociale della sanita', che si stima potrebbe crescere di 550 miliardi di dollari, per curare malattie legate all'obesita', come diabete e problemi cardiaci. Se le abitudini alimentari errate e la sedentarieta' sono tra le principali cause del continuo aumento di peso della popolazione americana, l'Institute of Medicine (IOM) sollecita un programma che coinvolga anche l'industria alimentare.

Del resto, soprattutto da qualche mese a questa parte, si stanno moltiplicando le iniziative di legge per porre rimedio al problema. Tra queste la riduzione delle quantità di bibite gassate e zuccherate in vendita e la loro tassazione, come a New York, dove il sindaco Bloomberg ha dato il via a una campagna in questa direzione.

Qualcuno ha anche puntato il dito sulla poca attività fisica che si farebbe nelle scuole, ricordando come il 17% dei bambini americani sia obeso. In realtà le scuole negli Usa, soprattutto medie e superiori, hanno dotazioni di campi da football, baseball, tennis e palestre che in Italia si possono solo sognare e all'attività fisica, specie per sport di squadra, viene data la massima importanza. Il vero problema è ciò' che i ragazzi e i bambini mangiano nelle mense scolastiche (e soprattutto fuori e a casa). Secondo David Kessler, ex capo della Drug and Food Administration, nei centri commerciali ci sono fin troppe aree dedicate alla ristorazione, con la vendita di prodotti ipercalorici, che invitano a mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Nonostante gli sforzi della first Lady, Michelle Obama, per promuovere un'alimentazione più sana, le scuole sembrano adeguarsi lentamente ai nuovi standard, che dovrebbero aumentare le quantità di cibo fresco e salutare, come frutta e verdura. Di recente, proprio a New York si sono registrati casi di scuole nelle quali gli stessi genitori si siano lamentati dell'introduzione di nuovi alimenti, sostituendo o diminuendo le porzioni dei cibi più tradizionalmente "americani", come hamburger e patatine. Anzi, secondo qualcuno, proprio la variazione dei menù avrebbe avuto come effetto un "assalto" ai distributori di merendine da parte degli alunni.

Il risultato  è stato un ritorno ai consueti standard della ristorazione, che in asili nido e scuole dell'infanzia prevede, ad esempio, di servire le (poche) verdure condite con maionese e kechup.

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