Come va con i buoni propositi per il 2017? Se siete nella fitta schiera di italiani che hanno messo la perdita di peso tra i desideri di Capodanno, come ve la state cavando? Di diete che promettono miracoli ne nasce una al giorno. L'adozione da parte di qualche celebrity dà loro l'imprimatur necessario per farci credere alla loro efficacia. Ma la scienza non sempre è d'accordo. In molti casi i risultati, quando ci sono, si rivelano effimeri, per non parlare dei potenziali rischi per la salute.

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Abbiamo selezionato alcune delle diete più famose che non passano il severo vaglio della scienza. Con l'aiuto di una biologa nutrizionista capiamo perché molti regimi alimentari di successo sono sbagliati e quali sono i principi base per dimagrire davvero in modo duraturo.

Atkins, Dukan e le altre diete iperproteiche
Fanno dimagrire e anche abbastanza in fretta. Per questo hanno tanto successo: se l'ha fatta Kate Middleton ed è dimagrita posso farla anche io. La velocità del dimagrimento, però, è un'arma a doppio taglio, perché l'importante è mantenere il peso costante una volta che si è perso quello in più. Funzionano eliminando o diminuendo drasticamente la quantità di carboidrati e costringendo l'organismo a ricavare energia da proteine e grassi.
"E' un meccanismo che va contro la fisiologia delle cellule", mi spiega Federica Del Grosso, biologa nutrizionista a Genova. "La cellula deve ricavare energia dai carboidrati, meglio se complessi. Usare le proteine ribalta questo meccanismo. E' vero che in questo modo si bruciano i grassi, ma si brucia anche la massa magra". In pratica parte del peso che si perde sono muscoli, a cui diciamo addio insieme alla ciccia. "Quando ricominci a mangiare in maniera normale", spiega Del Grosso, "il metabolismo risulta rallentato: la massa magra è quella che consuma energia, se ce n'è meno, si abbassa il fabbisogno calorico, inoltre i carboidrati vengono assimilati molto di più".
Oltre quindi al rischio di effetto yo-yo, per il quale si rischia di riprendere i chili persi così velocemente, magari con gli interessi, alla velocità del fulmine, ci sono altri motivi per sconsigliare diete eccessivamente proteiche. "Il nostro metabolismo può gestire solo una certa quantità di proteine", spiega la nutrizionista. "Dalle proteine dovremmo prendere solo il 12-15% delle calorie quotidiane. Il loro consumo eccessivo comporta una sovrapproduzione di scorie azotate e un superlavoro per reni e fegato". Tra gli spiacevoli effetti indesiderati c'è l'alitosi.
E se l'Ordine dei Medici francese ha radiato Dukan per il mancato rispetto del codice etico "secondo cui un medico deve essere prudente nelle sue affermazioni pubbliche”, e Robert Atkins, creatore dell'omonima dieta, pare sia morto obeso e con una storia di problemi cardiovascolari, sembra che i loro due metodi non siano esattamente un esempio da seguire.

Dieta di Lemme
Ha acquisito una certa notorietà grazie alle molte comparsate in tv del suo inventore, ma nemmeno questo regime alimentare ha il sostegno della scienza. Sarà perché nessuna delle affermazioni di Lemme ha alcuna base scientifica. In base a quale principio mangiare tre etti di pasta alle 8 del mattino fa dimagrire? E in che senso un menù composto da tacchino e caffè a colazione, filetto di manzo e caffè a pranzo e pesce spada e caffè a cena può essere vincente per perdere peso? "La risposta è in parte nella nausea a in parte nella noia", spiega Del Grosso. "La nausea è un effetto collaterale delle diete dove ci sono molte proteine, la noia dipende dal fatto che mangiare anche tantissimo di uno stesso alimento prima o poi stufa".
La ciliegina sulla torta è l'affermazione che si trova nel libro, che rappresenterebbe, se fosse vera, il sogno di chiunque sia pigro e abbia chili da perdere: "Si può mangiare tanto, non fare attività fisica, dimagrire e ottenere un'ottima forma psicofisica". La dieta di Lemme oltre a essere a dir poco bizzarra per la scelta degli alimenti e per la loro modalità di assunzione, promette di ottenere tutto e subito e senza fatica e di fatto scoraggia l'adozione di uno stile alimentare sano e soprattutto sostenibile a lungo termine.

Paleodieta
Mangiare come i cavernicoli dovrebbe farci stare meglio perché è per quel tipo di dieta che ci siamo evoluti. Poi all'improvviso tutto ha cominciato a cambiare in peggio quando, 10.000 anni fa, inventammo l'agricoltura. Quindi via libera a carni magre, alcuni tipi di pesce, frutti di mare, frutta fresca, verdura e frutta secca, ma abolizione totale dei cereali, vero demonio incarnato: dite pure addio a riso, pasta, pane farine di ogni tipo e poi zuccheri raffinati, legumi, patate, latticini, alimenti trasformati, cibi industriali, caffè e alcolici.
"Come tutte le diete che chiedono di rinunciare a interi gruppi di alimenti in favore di altri, questa dieta risulta molto sbilanciata", avverte la nutrizionista. Anche in questo caso quindi a rischiare è la salute. E poi non è chiaro perché dovremmo desiderare di tornare a mangiare come quando vivevamo nelle caverne: non ci sono prove che fossimo più sani allora rispetto ad ora. Di certo non eravamo più longevi. E' vero, rinunciare ai cibi industriali e agli zuccheri raffinati può essere una buona idea, ma non è necessario adottare anche tutti gli altri dettami della paleodieta per farlo.

Dieta crudista
Stufi di tutte queste proteine? Cosa può esserci di sbagliato in una dieta che suggerisce di mangiare solo cibi crudi o semi-crudi? Frutta, verdura, futta secca e davvero poco altro sono gli alimenti che compogono questa dieta che quindi taglia via la pasta, la maggior parte delle carni, i prodotti a base di latte pastorizzato e tutti gli alimenti industriali. Dimagrire mangiando in questo modo forse non è difficile, e certo inserire più frutta e verdura nella propria dieta è una raccomandazione sempre valida. Ma qui il problema è ciò che si toglie e torniamo al rischio di uno sbilanciamento nei nutrienti e nell'effetto noia: siete davvero disposti a vivere mangiando quasi solo insalata, noci e macedonia?

La dieta ideale
Ma se tutti questi regimi alimentari, e molti altri che non abbiamo citato, hanno basi scientifiche davvero fragili o inesistenti, un'efficacia a lungo termine tutta da dimostrare e presentano non pochi rischi per la salute, allora cosa bisogna fare davvero per dimagrire? Un articolo uscito qualche anni fa su JAMA, a firma di due studiosi sosteneva che, mettendo a confronto il dimagrimento ottenuto da chi sceglieva diete low-fat, low-carb, quindi iperproteiche, o la dieta mediterranea la differenza tra i risultati raggiunti da uno o dall'altro regime alimentare era inferiore a un chilo. Perciò quello che in definitiva distingue una dieta che funziona da una che fallisce è l'aderenza al regime prescritto, sia per quel che riguarda ciò che si mangia sia per l'attività fisica da svolgere.
"Viviamo nel mondo reale", commenta Del Grosso, "e nella vita di tutti i giorni sono necessari continui adattamenti. Tutto quello che si può fare faticosamente e per un tempo limitato è sbagliato. L'unica cosa che conta davvero è la compliance, cioè l'aderenza alla dieta, che se è bilanciata va seguita più a lungo possibile, idealmente per sempre. Ognuno deve trovare il proprio modo di mangiare che sia sostenibile indefinitamente". Ma davvero l'attività fisica non aiuta nella lotta ai chili in più? "Al contrario è essenziale. L'organismo consuma le calorie che può e butta via quello che pensa non gli serva. Usare i muscoli serve a mantenerli tonici, meno ne hai, più le calorie che mangi tendono a produrre grasso. E il metabolismo si abbassa, il che contribuisce all'accumulo di peso".

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