Dieta

L'uomo che trasforma i rifiuti in cibo per la folla

Si chiama Stuart Tristram, ed organizza pranzi per 5 mila persone solo usando gli scarti alimentari. Per dimostrare che lo spreco è un delitto

Stuart Tristram

Stuart Tristram – Credits: KENZO TRIBOUILLARD/AFP/GettyImages

Chi, lo scorso 24 Novembre, è passato nei pressi del Wolfe Tone Park, a Dublino, ha di sicuro notato una folla smisurata intenta a banchettare con piatti di ogni genere. Si trattava dei partecipanti del Feeding the 5000 , un evento a cadenza variabile con una caratteristica molto particolare: si mangia gratis. E per una volta non c’è il trucco, o per lo meno c’è ma per un’ottima causa: si servono pasti realizzati con cibo di scarto, per lanciare un messaggio di denuncia allo spreco alimentare.

”Scarto nel senso di cibo prodotto in surplus, che altrimenti andrebbe gettato" si affretta a raccontare Stuart Tristram, l’ideatore di Feeding the 5000, che di recente ha partecipato anche al “4° Forum Internazionale su alimentazione e nutrizione”, promosso dal Barilla Center for Food and Nutrition . Tristram, voce profonda e pacata, che contribuisce a un perfetto aplomb britannico, è un londinese di 35 anni non proprio facile da raggiungere al telefono. Ma una volta che ci si riesce, e che la metti sulla questione sprechi, la sua specialità, è un fiume in piena.

Qual è il messaggio che vuoi lanciare con “Feeding the 5000”?

Voglio dimostrare che è possibile nutrirsi sfruttando il cibo che altrimenti andrebbe sprecato. E che non si tratta di fare rinunce o scendere a compromessi: il cibo che offriamo nel corso dell’evento è genuino e di ottima qualità. Curry, ribollita, succhi di frutta, sono solo alcuni esempi di quello che possiamo ottenere dagli scarti che provengono dai supermercati.

Sembra che quella degli scarti alimentari sia una questione seria: hai qualche numero?

Nel mio secondo libro, Waste: Uncovering the Global Food Scandal (in Italia Sprechi) parlo dei problemi dell’attuale filiera alimentare. L’origine, insomma, dello spreco. In termini numerici, si deve considerare che quando si tocca il 130% del fabbisogno nutritivo di una popolazione, questa può dirsi “al sicuro” dal punto di vista alimentare. Tuttavia, negli Stati Uniti si arriva al quasi il 200%, e in Europa al 160%. Un surplus inutile, che se riutilizzato potrebbe sfamare le popolazioni in deficit alimentare. C’è poi da considerare il cibo destinato agli allevamenti, che si assesta sugli 1,2 miliardi di tonnellate all’anno. Utilizzando cibo di scarto, risparmieremmo prodotti alimentari che potrebbero sfamare circa 3 miliardi di persone.

Chi sono i più spreconi?

Si parte dalle industrie agroalimentari, per arrivare ai supermercati. E poi c’è il sistema delle “quote” imposte dalla Comunità Europea, che rappresenta un grosso problema, da questo punto di vista, anche se basterebbe riutilizzare gli eccessi in modo intelligente.

Logisticamente, come funziona Feeding the 5000?

Per prima cosa, possiamo contare su un vasto bacino di volontari, essenziali per questo progetto. Si parte contattando i contadini. È da questo livello che partono gli sprechi, perché tonnellate e tonnellate di frutta e verdura di ottima qualità viene scartata solo per motivi estetici o di dimensioni non conformi a quelle dettate dal mercato, e lasciata sul terreno a marcire. E così entra in azione il nostro Gleaning Network UK, una rete di contadini e catene di distribuzione che ci consegna i prodotti scartati. Una volta raccolti, sempre grazie ai volontari, vengono preparati, cucinati e serviti a ogni evento.

Ne farete uno anche in Italia?

Si spreca ovunque, e quindi ovunque si potrebbe organizzare un Feeding the 5000, e il nostro intento è proprio quello di espanderci al di fuori del Regno Unito.

Il video del pranzo organizzato da Tristram a Parigi

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