Dieta

Il mate, la bevanda di Papa Francesco

Dalla cultura argentina arriva anche in Italia l’energia del mate per combattere stanchezza fisica e mentale e ritrovare forza quando se ne ha bisogno

Eleggere un papa argentino senza offrirgli il mate sarebbe stato come eleggere un napoletano e non preparargli un ottimo caffè. E così è stato. Un bel bicchiere di mate sia con i giornalisti argentini che con Cristina  Kirchner, presidente di quello stato, quasi a stemperare i rapporti difficili avuti tra i due in passato. Ma cosa è esattamente il mate ? Si tratta della bevanda tradizionale delle pampas argentine ed è un insieme di propoli, pappa reale e vitamine per trovare la carica giusta quando il fisico chiama. La pianta, denominata anche Yerba Mate, è originaria del Brasile e del Paraguay, ma in Argentina ha trovato la sua massima diffusione, tanto da diventare una parte essenziale del costume e della cultura locali.

Un pò come a Napoli il caffé, il mate rappresenta un motivo di socializzazione. L’acqua, ci raccontano alcuni colleghi argentini, deve essere ben bollente e si usa un unico contenitore e una unica cannuccia. Il calore dell’acqua impedisce la trasmissione dei batteri. Lo si prende tornando a casa dal lavoro o al posto della cena se il bilancio familiare non la consente, accompagnato da un pezzo di pane. Per questo motivo, consumare il mate è creare uno spazio all’interno del quale si può ritrovare il tempo rubato e la voglia di comunicare attraverso un rituale quotidiano.

Agli argentini piace una yerba più leggera, non così amara come in Uruguay , dove infatti si usa il sinonimo di prendere un “amargo”. In Paraguay, dove le temperature sono quasi sempre elevate, il mate è diverso e si prende freddo, si chiama “tereré”, è dissetante e rinfrescante. C’è chi ci aggiunge un pò di zucchero o una scorza di arancia o di limone per dare più sapore. I puristi non ammettono eresie: pura yerba e ci vanno piano a mischiarla tutta all’acqua, per farla durare di più: magari un paio di litri di acqua senza che perda completamente il sapore.

ANCHE IN ITALIA SOTTO FORMA DI INTEGRATORI

Il mate arriva ora anche in Italia, attraverso una linea di integratori tonici naturali, frutto della ricerca  di Quidnovi Pharma . Da recenti studi, oltre a essere un tonico e un anti depressivo, risulta contenere vitamina C e sali minerali e possedere undici polifenoli che aiutano a prevenire l’invecchiamento. Inoltre, grazie alla mateina, sostanza simile alla caffeina di cui è ricco, ha un potere energizzante senza gli effetti collaterali del caffè, che stimola il sistema nervoso centrale e favorisce la concentrazione. Il mate è anche usato come disintossicante: le sue proprietà diuretiche, infatti, consentono il drenaggio del sistema circolatorio e renale; l’alto contenuto di potassio, sodio, magnesio, vitamine A, B1, B2, carotene, aminoacidi, oltre a fornire un’ottima integrazione alimentare all’organismo, favorisce e promuove l’equilibrio metabolico.

E' bene anche aggiungere che il mate caldo è stato inserito dalla Iarc nella lista dei probabili cancerogeni per l'uomo. Non è tuttavia certo se l'effetto sia dovuto alla composizione dell'infuso o alla temperatura, dato che il rito del mate prevede assunzioni spesso rapide dell'infuso caldo.

Legato al fenomeno dell'emigrazione italiana in Argentina, il consumo del mate in Italia si era affermato nel secolo scorso in particolare in alcune zone d'Italia, in particolare in Sardegna, essendo forte e antico il legame tra questa terra e Buenos Aires. L'emigrazione portò il mate anche nei cosiddetti paesi albanesi della Calabria arbereshe, dove ancora oggi è possibile vedere negozi che vendono mate. Le ricette usate per preparare la bevanda erano diverse. In Valtellina, ad esempio, il mate veniva preparato come “mate cocido” e integrato con vino rosso e una noce di burro. Era, almeno fino agli anni '60-'70, una bevanda comune, ma ancora oggi è utilizzato ed è possibile acquistarlo in alcuni negozi tradizionali, farmacie e soprattutto erboristerie. Oggi arriva sotto forma di ottimo integratore. Parola di Papa Francesco.

© Riproduzione Riservata

Commenti