Dieta

Il consumo di sale può influenzare le malattie autoimmuni

Tre studi pubblicati su Nature ipotizzano che una dieta molto ricca di sodio possa favorirle

(Credit: http://www.flickr.com/photos/genista)

Ben tre lavori scientifici pubblicati oggi sulla rivista Nature sottolineano il legame esistente tra il consumo di sale e la produzione di particolari cellule immunitarie (TH17) che favoriscono l'infiammazione e sono coinvolte nello sviluppo di malattie autoimmuni.

Due dei tre studi mostrano come il sale induca sia nei topi che nell'uomo la produzione delle cellule TH17. E gli autori hanno verificato che una dieta ad alto contenuto di sale contribuisce nei topi a una forma di malattia autoimmune. I risultati e le osservazioni spingono perciò gli scienziati a formulare l'ipotesi che un aumento della quantità di sale nella dieta rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo di queste malattie.

Rientrano nella categoria delle malattie che dipendono da una risposta immunitaria anomala, diretta contro particolari organi del corpo, disturbi come l'artrite reumatoide, il diabete mellito, la psoriasi o la spondilite anchilosante. Il sistema di difesa umano dipende dalle cellule immunitarie che hanno il ruolo di proteggerci dagli agenti esterni. Quando però questo tipo di cellule è prodotto per qualche motivo in quantità eccessive il rischio è quello di ottenere l'effetto opposto: invece di attaccare un nemico proveniente da fuori cominciano ad attaccare proprio l'organismo che avrebbero dovuto difendere. Così funzionano le malattie autoimmuni, che hanno una forte componente genetica ma nelle quali, fanno notare gli studiosi di Harvard e del Mit, autori degli studi citati, non vanno trascurati i fattori ambientali.

Il sale è probabilmente uno di questi. Il suo consumo in alte dosi da solo non pare in grado di causare una malattia autoimmune, ma in chi ne è già affetto, come nel caso delle cavie nelle quali il processo era stato indotto, una dieta ipersodica ha il potere di peggiorare la situazione, causando un aumento della produzione di cellule TH17, così cruciali nella genesi e nello sviluppo di questo tipo di disturbi.

Le malattie autoimmuni, spiega David Hafler, dell'Università di Yale, tra gli autori, "non sono causate solo da 'cattivi geni' o dall'ambiente, ma dalla cattiva interazione tra geni e ambiente". Silenziando nei topi il gene SGK1 le cellule TH17 non vengono prodotte. Questo gene si trova in cellule dell'intestino e dei reni, dove ha la funzione di assorbire il sale. Da qui il legame trovato tra consumo di sale e malattie autoimmuni.

"Ovviamente non è solo il sale", spiega Vijay Kuchroo, uno degli autori, "Abbiamo un'architettura genetica, cioè geni che sono stati collegati a varie forme di malattie autoimmuni e che predispongono una persona a svilupparle. Ma sospettiamo anche che fattori ambientali (infezioni, fumo, mancanza di luce solare e deficit di vitamina D) possano avere un ruolo. Il sale potrebbe essere l'ennesima voce della lista di fattori ambientali predisponenti, che possono promuovere lo sviluppo dell'autoimmunità".

Prima di poter dire "Non mangiate sale perché predispone alle malattie autoimmuni", però, gli scienziati avvertono che la loro "interessante ipotesi" andrà messa alla prova con accurati studi epidemiologici sull'uomo.

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