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Dieta

Digiuni e abbuffate, alternati, allungano la vita?

Uno studio suggerisce che i benefici potrebbero essere simili a quelli della semplice restrizione calorica

Avete presente quella cosa della restrizione calorica, mangiare meno per campare di più? Ecco, non è per tutti. Io per esempio non riuscirei a condurre una vita di privazioni a tavola per ottenere come premio di poter vivere qualche anno in più di privazioni a tavola. I topolini di laboratorio, però, che non hanno grande scelta, ci hanno mostrato la verità rivelata, cioè che mangiare meno fa maledettamente bene al nostro organismo, tant'è vero che i roditori che hanno subìto un taglio delle proprie calorie possono campare anche fino al 45% di tempo più dei colleghi lasciati liberi di mangiare senza limiti.

Tirare la cinghia per sempre

Ridurre le calorie però non basta. Occorre innanzitutto stare attenti a tagliare senza superare un limite oltre il quale si rischia l'inedia, che accelera la morte invece di allontanarla. In secondo luogo è essenziale che la composzione della dieta sia equilibrata e non per esempio troppo sbilanciata verso i grassi. Quindi no al fast food, sia pure a calorie dimezzate, perché non ha sull'organismo lo stesso effetto benefico di una dieta ipocalorica e sana.

Già, ma io continuo a pensare che una vita di rinunce non fa per me, e resto di questa idea anche quando leggo studi scientifici che assicurano che i topolini a dieta perpetua non solo vivono più a lungo ma si mantengono anche più giovani: la restrizione calorica avrebbe quindi l'effetto di rallentare l'invecchiamento. E se non basta la promessa di essere più magra e più giovane più a lungo, direi che nessun altro argomento potrà convincermi a intraprendere il cammino della restrizione calorica.

Strategia alternativa

Ma se invece di rinunciare a parecchia roba per sempre ci fosse un modo per spillare gli stessi benefici da una dieta che alterna i digiuni alle abbuffate? Detta così sembra più che altro la decrizione del profilo nutrizionale di un'adolescente con problemi del comportamento alimentare, ma i ricercatori dell'Università della Florida, in uno studio appena pubblicato sulla rivista Rejuvenation Research (un titolo che dice tutto), sostengono che questa potrebe essere un'ottima strategia alternativa.

Consapevoli che "la gente non vuole mangiare meno per tutta la vita", Martin Wegman, Michael Guo e colleghi hanno cominciato a ragionare sul concetto di digiuno intermittente. Se volete, potete vederlo come una sorta di interval training applicato alla nutrizione, il cui effetto è quello di far aumentare l'espressione del gene SIRT3, noto per il suo ruolo nel promuovere la longevità. La proteina prodotta dal gene, anch'essa chiamata SIRT3, fa parte di quella classe di proteine chiamate sirtuine che, se aumentano nei topi, possono allungare loro la vita.

I 24 partecipanti allo studio clinico (randomizzato in doppio cieco, una cosa seria insomma) sono stati sottoposti a un bizzarro regime alimentare. Per tre settimane hanno alternato un giorno di dieta, al 25% delle loro calorie giornaliere, e un giorno di iperalimentazione, al 175% della loro assunzione calorica giornaliera. In pratica, per un uomo adulto questo si traduce nel mangiare 650 calorie un giorno e 4.550 calorie quello successivo, continuando ad alternare i due regimi per tre settimane.

Il ruolo dell'ossidazione

Dall'inizio dell'esperimento per 10 settimane, i ricercatori hanno misurato peso, pressione sanguigna, frequenza cardiaca, livelli di glucosio e di colesterolo, indicatori di infiammazione e geni coinvolti nella risposta protettiva delle cellule. Cosa hanno scoperto? Che le sirtuine SIRT3 e SIRT1 tendevano ad aumentare a causa della dieta, ma nel gruppo al quale erano somministrati degli integratori antiossidanti, l'effetto benefico della dieta scompariva.

"L'ipotesi", spiega Wegman, "è che se il corpo è esposto in maniera intermittente a bassi livelli di stress ossidativo, può mettere in campo una migliore risposta contro di esso". E il digiuno intermittente ha dimostrato di far calare i livelli di insulina nei partecipanti, il che fa pensare anche a potenziali effetti anti-diabetici. Gli antiossidanti in un certo senso alleviano proprio quello stress ossidativo che risulta così benefico per chi lo prova almeno un po', per questo vanificano l'effetto del digiuno intermittente.

Delle 24 cavie umane forse vi interesserà sapere che "la maggior parte ha trovato che il giorno di digiuno fosse più facile di quello dell'abbuffata", lasciando sorpresi i ricercatori che nei giorni di abbondanza hanno faticato a far loro raggiungere le calorie necessarie all'esperimento. E se la dieta non ha presentato in queste persone sane alcun effetto collaterale, va però ricordato che non ha loro fatto perdere nemmeno un grammo di peso. Immagino quindi non serva nemmeno rivolgere ai lettori l'invito di rito: "non provateci a casa".

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