Dieta

Dieta mediterranea addio, c'è la crisi

Olio d'oliva, verdure e cereali stanno sparendo dalle tavole degli italiani. Lo raccontano due ricercatori in un libro

dieta mediterranea

Un piatto di pasta mezze maniche al pomodoro e basilico in un'immagine d'archivio.ANSA / CLAUDIO ONORATI / ARCHIVIO

Era stato in nutrizionista genovese Lorenzo Piroddi a inventarla. Erano gli anni terribili dopo la Seconda guerra mondiale, e lui aprì una clinica in cui curava la malattia soprattutto con il cibo. Ma non un cibo qualsiasi: olio di oliva, cereali, verdure, legumi, frutta fresca. Bisognava insegnare agli italiani, provati dalle privazioni della guerra, a imparare a mangiare in maniera sana. Piroddi teorizzò il valore di questo tipo di alimentazione: era nata la dieta mediterranea .

Ecco, oggi non siamo reduci da una guerra, ma la dieta mediterranea rischia di sparire dalle nostre tavole, con gravi danni innanzitutto per la salute. L'allarme lo hanno lanciato i ricercatori Marialaura Bonaccio e Giovanni de Gaetano dei laboratori di ricerca della Fondazione "Giovanni Paolo II" dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Campobasso, autori di un'indagine sulle abitudini alimentari rispetto al reddito di 13.262 italiani, uomini e donne, di 53 anni in media di età. Secondo la ricerca, le famiglie a basso-medio reddito (fino a 25 mila euro) non consumano quasi più l'olio di oliva e le verdure, consumano poche carni bianche e cereali.

Nel carrello mettono invece carni precotte, margarina, grassi animali e alcolici. Segue i principi della dieta mediterranea dal 50 al 68 per cento di chi guadagna almeno 40 mila euro l'anno comprando pesce, carni bianche, frutta e legumi, yogurt e cereali. Lo studio dei ricercatori è stato presentato in un libro, La dieta mediterranea ai tempi della crisi (Il Pensiero Scientifico Editore, 14 euro).

Le differenze si vedono sulla bilancia: le famiglie italiane a basso reddito hanno un tasso di obesità del 36 per cento, quelle ad alto reddito al 20.

Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, nella prefazione del libro propone di tassare i cibi spazzatura: "I governi non si occupano seriamente del problema dell'alimentazione in rapporto alla salute. È necessaria l'incentivazione, attraverso un accurato impiego della tassazione, della componente vegetale della dieta e disincentivando le componenti dannose contenenti acidi grassi pericolosi e prodotti ricchi di grassi".

"Soprattutto in questi ultimi due anni il reddito fa da spartiacque in modo decisivo sulle scelte alimentari e quindi sulla salute, sottolinea Marialaura Bonacci. "È dimostrato che acquistare cibi più economici come carboidrati raffinati, grassi e zuccheri porta il sovrappeso e induce alla lunga patologie cardiovascolari, artrosi, diabete e tumori. I giovani italiani inoltre mangiano tutti pochissima frutta e verdura e il consumo di pesce e legumi è diventato raro. Fanno lo stesso gli spagnoli, i greci e i popoli del bacino mediterraneo nonostante portino sulle loro spalle il peso di una tradizione millenaria come la dieta mediterranea".

Per Eugenio Del Toma, professore associato di nutrizione clinica al Campus Biomedico di Roma, da una parte emerge un aspetto della crisi ''su quanti debbano far di conto anche per la spesa alimentare, dall'altra evidenza il problema di fondo della mancanza di tempo. E spesso chi guadagna meno, ha anche meno tempo per mettersi in cucina. Ma in tempo di crisi economica andrebbe piuttosto sottolineato il perdurante fenomeno degli sprechi di cibo".

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