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Dieta

Cibo, uno spreco da 13 miliardi di euro all'anno

Ogni anno una famiglia spreca una quantità di cibo pari a 42 chili a persona. Panorama.it anticipa i risultati di una ricerca della Fondazione per la Sussidiarietà con il Politecnico di Milano.

Nella filiera agro alimentare italiana vengono generate 6 milioni di tonnellate all’anno di eccedenza alimentare, pari a quasi 13 miliardi di euro, ovvero il 17,4% dei consumi annui alimentari. Oltre la metà dell’eccedenza viene generata, all’interno della filiera, dal settore primario alla ristorazione. E nella maggior parte dei casi l’eccedenza è riconducibile a un disallineamento fra quantità prodotta o acquistata e quantità venduta o consumata. È il risultato di una ricerca (Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità) realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà e il Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen Italia. La ricerca verrà presentata nel pomeriggio a Bologna, Panorama.it ha potuto visionare in anteprima i dati.

La ricerca si è posta tre domande iniziali: qual è l’entità del fenomeno dell’eccedenza alimentare, quali sono gli stadi in cui si generano e quali costi comportano i diversi canali. Il “surplus alimentare” è l’elemento base dell’analisi, definito come differenza fra quanto prodotto/raccolto e quanto consumato. Il surplus alimentare è divisibile in eccedenza alimentare e scarto alimentare. Ogni anno una famiglia italiana “butta” una quantità di cibo pari a 42 chili  procapite, pari all’8% della spesa. Duplice la causa: alimenti scaduti o andati a male, per un totale del 3.4% della spesa, e avanzi non riutilizzati, per il 4.8% del cibo portato a tavola. Il valore economico dello spreco nel consumo domestico è 6,94 miliardi di euro. In pratica, 117 euro all’anno a persona. E, supponendo una famiglia con 3 persone, si arriva a 351 euro nei 365 giorni. “Emerge come dato fondamentale che quasi il 50% delle eccedenze generate nella filiera agro alimentare è recuperabile per l’alimentazione umana con relativa facilità, se lo si vuole realmente fare - rileva a Panorama.it Alessandro Perego , Professore ordinario di Logistica e Supply chain management al Politecnico di Milano e curatore della ricerca -. L’obiettivo principale del nostro lavoro è stato quello di spostare l’attenzione dal puro sensazionalismo, alla creazione di modelli e strumenti volti a suggerire una strategia concreta per la riduzione all’origine delle eccedenze o quanto meno per la loro gestione, in modo socialmente utile, una volta che siano state generate”.

Nella fase di produzione industriale vengono generate 181,4 mila tonnellate l’anno di eccedenza alimentare, che rappresentano lo 0,52% dei consumi annui in prodotti alimentar. Di questi, 81 mila tonnellate di eccedenza non vengono recuperate per l’alimentazione umana, quindi sprecate secondo un’ottica sociale. Solo per quanto riguarda la filiera agro alimentare, lo spreco è pari a 5,5 milioni di tonnellate ovvero il 92,5% dell’eccedenza alimentare. Questo corrisponde ad un valore economico di 12,3 miliardi di euro. Gran parte dell’eccedenza alimentare, l’81,%, viene conferita a enti di smaltimento, dove  in alcuni casi viene utilizzata per la concimazione del terreno o per la produzione di  energia. Parte dell’eccedenza, l’11,5%, viene, invece, conferita o venduta ad aziende di trasformazione che la utilizzano per l’alimentazione animale o per la produzione di mangimi per animali. Solo una minima parte dell’eccedenza, inferiore al 10%, viene recuperata per l’alimentazione umana con il conferimento a food bank o enti caritativi per il 6,4% o la vendita in mercati secondari, l’1,1%.

“In un momento di crisi economica, occuparsi in modo scientifico delle eccedenze alimentari risponde a tre obiettivi fondamentali: verificare le inefficienze della filiera alimentare, recuperare una grande quantità di alimenti per combattere la povertà, educare le persone al valore del cibo in un’epoca di consumismo – conclude a Panorama.it Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà -. L'indagine conferma che ci sono eccedenze e sprechi, ma mostra anche che la collaborazione tra istituzioni, filiera agro alimentare e realtà non profit come il Banco Alimentare è fondamentale per rispondere al bisogno alimentare di tante persone indigenti. Nessuna crisi e nessuno spreco si vincono con la bacchetta magica o con proclami, ma con un lavoro che richiede collaborazione ed educazione”.

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