Dieta

Mangeremo solo cibo "chimico"?

Negli Usa impazza il dibattito sulla "fine del cibo". Ma davvero si potrà sostituire con pillole e polverine? L'opinione di Antonio Santini, del ristorante Dal Pescatore

Davvero dovremo rassegnarci a sostituire il cibo con nutrienti creati in laboratorio? – Credits: Thinkstock.it

In un futuro, neppure troppo lontano, mangeremo solo pillole e integratori? Dovremo dire addio al latte, sostituendolo con le sole proteine? O al pane, al posto del quale mangeremo solo una pastiglia di carboidrati? Se lo sono chiesto negli Stati Uniti, dove la stampa si è domandata se non saremo costretti (o spinti) a breve a decretare la fine del cibo, inteso come alimentazione tradizionale.

Tutto è nato da un "esperimento", come racconta The New Yorker , da parte di tre uomini, costretti a passare giorni in un claustrofobico appartamento di San Francisco alla ricerca di un'idea geniale per la loro start up. Oltre ad aver azzerato la propria vita sociale, i tre si sono ritrovati alle prese con un problema: il cibo. Si erano ridotti a mangiare spaghettini in scatola, wurstel impanati e fritti e quesadillas (pasticcio di formaggio, Ndr) integrando con tavolette di vitamina C, per evitare lo scorbuto. Dopo una settimana di pasti a base di hamburger e pizza da 5 dollari consumati in una piccola cucina, senza lavastoviglie, hanno iniziato a pensare a una soluzione "ingegneristica" al problema, dal momento che uno di loro è proprio un ingegnere elettronico.

"Si ha bisogno di amminoiadici e grassi, non di latte in sé; di carboidrati, non di pane. È vero che la frutta e la verdura contengono vitamine e minerali, ma sono costituite soprattutto da acqua" si è detto l'ingegnere in questione che, partendo da questo principio, ha iniziato a vedere il cibo come un mezzo di sostentamento, al momento però troppo complicato, costoso e fragile. Perché dunque non ricorrere alla chimica e ai suoi componenti?

Uno dei tre, dopo aver esaminato i siti web della Food and Drug Administration, della U.S.D.A e dell'Institute of Medicine, compilò una lista dei 35 elementi nutrienti indispensabili per la sopravvivenza. Poi, invece che andare al supermercato, li ordinò via internet sotto forma di pillole o polverine, e li mise in un frullatore con acqua. Il risultato, che assomigliava a una limonata, venne pubblicato in un post dal titolo "Come ho smesso di mangiare cibo".

Insomma, spendendo meno (470 dollari al mese), con la soluzione ottenuta l'ingegnere diceva di sentirsi benissimo. Per un mese si è alimentato solo così e il suo blog è balzato in cima alla classifica delle Hacker News. I tre hanno capito che la loro idea, battezzata dalla stampa come "La fine del cibo",  poteva diventare business. Ma davvero si può pensare di sostituire le banane con polverine, o serate a base di spaghetti e gelato in compagnia con beveroni scuri? E che dire di una cena da gustare in un ristorante?

"È chiaro che chi va nello spazio o deve alimentarsi in modo particolare, può sostituire alcuni cibi con qualcos'altro, ma dobbiamo tener presente che il cibo è non un fatto puramente alimentare, è un fatto culturale e storico" risponde a Panorama.it Antonio Santini, definito "il padre indiscusso del servizio italiano". Nel suo ristorante (stellato Michelin ) Dal Pescatore, a Canneto sull'Oglio, insieme a Nadia, nominata migliore chef donna al mondo nel 2013, porta avanti la tradizione della buona tavola italiana.

"Già 30 o 40 anni fa si diceva che nel 2000 ci saremmo alimentati solo con compresse, ma non è successo nulla del genere e credo che non succederà mai. Stare a tavola è anche convivialità: un pesce cucinato in modo straordinario non è solo un alimento che nutre, ma è anche capacità di mettere a punto una preparazione. Credo che tutti questi progetti (di cucina "chimica", NdR) potrebbero anche essere realizzati, ma non riununceremo mai al piacere di sederci a tavola, provando felicità solo a vedere un piatto ben cucinato, prima ancora di gustarlo" spiega ancora Santini. 

Ma cosa ne pensa di chi porta in tavola sempre più alimenti costruiti in laboratorio?

Credo che il cibo sia salute e cultura. Noi dobbiamo pensare prima di tutto che ciò che si serve e si mangia deve essere sano, preparato bene e buono. Gli alimenti devono essere coltivati in un ambiente sano, seguendo procedure che non prevedano alterazioni genetiche: il cibo non deve essere deturpato della sua naturalità e deve essere rispettoso dell'ambiente, sia che si tratti di un alimento di origine vegetale sia che sia di origine animale.

Al bando la chimica, allora?

Io credo che si possa intervenire, ma non si deve dimenticare che le nostre conoscenze scientifiche devono far sì che l'alimento migliori in fase di crescita e allevamento, per ottenere un prodotto di sempre maggiore qualità e che faccia sempre meglio alla nostra salute.

© Riproduzione Riservata

Commenti