Dieta

Quante bugie nel carrello della spesa

Un saggio scritto dal chimico Dario Bressanini smonta i falsi miti sui prodotti che acquistiamo

Nel nostro carrello della spesa non ci sono solo prodotti, ma anche tanti luoghi comuni e falsi miti. Parola di Dario Bressanini, chimico universitario che ha dedicato il suo nuovo libro alla disinformazione alimentare. Dopo Pane e bugie (Chiarelettere, 2012), esce oggi per lo stesso editore Le bugie nel carrello: una guida che svela i retroscena del marketing e ci aiuta a capire la vera natura dei prodotti esposti sugli scaffali.

Quali sono gli inganni che ci portiamo in tavola?

Per esempio, lla mortadella che "non contiene chimica". Il consumatore può pensare che sia senza conservanti, ma non è così. Viene usata impropriamente la parola "chimica" per sviare il consumatore.

I salumi senza conservanti non possono quasi esistere...

Proprio così, vengono aggiunti per evitare rischi e intossicazioni, come il botulino. Se si mangiano, bisogna accettare il piccolo rischio dovuto alla presenza degli addittivi. Il consumatore pretende cibi conservati senza tali sostanze; ma è un controsenso: allora, che consumi cose fresche!

Speso pensiamo che ciò che è artificiale sia "cattivo", mentre naturale è "buono".

È così, ed è una cosa alla quale io sono particolarmente attento per deformazione professionale. Ma anche i produttori hanno il chiodo fisso della "chimica" nel senso strumentale del termine.

Chi fa acquisti è sensibile ai messaggi pubblicitari. Ma cosa compriamo, infine: prodotti o parole?

Dipende. Per alcune tipologie di alimenti, il modo in cui vengono raccontati, non solo dalla pubblicità, ma anche dall’ambiente nel quale viviamo, conta molto, perché le parole condizionano le  impressioni.

Per esempio?

Pensiamo al vino. Il prezzo di una bottiglia influenza il nostro gradimento finale: è stato provato con esperimenti scientifici, usando la risonanza magnetica. Uno stesso vino viene gustato di più se ha un prezzo di 80 euro, e meno se costa 5 euro a bottiglia.

Quali nuovi "falsi miti" sull’alimentazione segnala nel suo libro?

Di recente sta prendendo piede l’idea che esistano cibi o componenti che sono miracolosi e fanno benissimo. Esistono parole chiave a cui la gente è sensibile, come selenio, omega 3: si tratta di semplici elementi funzionali che vengono raccontati come fossero medicinali.

E invece non lo sono....

Siamo ansiosi rispetto a quel che mangiamo, per la nostra salute. Ma anziché avere una dieta bilanciata con tutto ciò che serve, preferiamo aggrapparci all’idea che esistano singoli cibi capaci di guarirci da problemi che magari noi stessi ci siamo procurati, mangiando senza regola.  

Non servono i cibi addizionati di vitamine o alimenti funzionali?

Se abbiamo delle carenze possono dare benefici, ma alcune sostanze, se prese in eccesso, fanno male. È sbagliato dire che hanno effetti buoni o dannosi, dipende dalle dosi e dalle situazioni. Poi di solito le percentuali sono così minime... Ripeto: serve più che altro avere una alimentazione equilibrata.

Qual è il ruolo della scienza nell’industria dell’alimentazione?

Un ruolo fondamentale. Basti pensare al genetista Nazareno Strampelli: la pasta Senatore Cappelli la dobbiamo a lui. Era geniale, lavorava con grani realizzati da incroci o varianti straniere. All’epoca venne avversato: si diceva che andasse contro la tradizione dei grani locali. Il paradosso è che ora il Senatore Cappelli viene raccontato come nostro, autoctono, e ci siamo dimenticati della sua origine tunisina.

Tra i casi che analizza, quali sono quelli che più la fanno arrabbiare?

Mi sento ingannato e mi arrabbio quando trovo coloranti dove non me li aspetto: nello yogurt, nei gamberi....

Mai avuto querele per i suoi libri o gli articoli che posta sui suoi blog?

No, solo qualche intervento dai produttori, per puntualizzare. Per esempio, quando ho parlato delle marmellate "senza zuccheri aggiunti". Se un’azienda scrive sulle etichette "zuccheri solo della frutta", uno immagina che ci siano solo gli zuccheri della frutta di cui è fatta la confettura, e invece viene aggiunto  succo d’uva o di mela concentrato per evitare il saccarosio.

Un "aggiramento" dei consumatori.

Il problema è come il consumatore interpreta i messaggi, non il rispetto dei termini di legge. Si lascia immaginare a chi compra qualcosa che non è reale.

Cosa dovrebbe fare chi compra?

È vero che spesso le etichette sono difficili da interpretare, ma molti non le leggono neanche. Poi, più che la tabella degli ingredienti, meglio vedere quella nutrizionale. Nell’esempio delle marmellate, gli zuccheri possono essere anche «nascosti» negli ingredienti, ma non nella tabella nutrizionale.

Quindi?

Occorre più pazienza: leggere, leggere e poi andare oltre. Maggiore consapevolezza significa sapere per cosa si spendono i soldi.

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