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Scienza

Con ReWalk una speranza per chi non può camminare

Uno scheletro meccanico permette ai paraplegici di muoversi con l'aiuto di un motore elettrico

Una ragazza con ReWalk alla maratona di Londra

In Italia si stima vi siano, ogni anno, circa 1.800 nuovi casi, in prevalenza conseguenza di traumi per incidenti stradali e da infortuni sul lavoro, ed una popolazione complessiva di circa 80 mila paraplegici. Ritornare a camminare dopo incidenti di questa portata è spesso impossibile, ma da qualche anno è partita la sperimentazione tecnico-clinica della prima rivoluzionaria ortesi attiva, denominata ReWalk, ovvero un esoscheletro motorizzato che si indossa esternamente agli indumenti degli arti inferiori. E “dal progetto alla realtà” di questa tecnologia, inventata dall’ingegnere israeliano Amit Goffer rimasto tetraplegico circa dodici anni fa, si parlerà oggi a Milano in un incontro che, tra l’altro, presenterà la sfida di Manuela Migliaccio che, grazie al supporto di questo esoscheletro, parteciperà alla maratona di Lugano il prossimo 15 settembre.

Panorama.it ne ha parlato in anteprima con Ruggero Raccah , referente scientifico di Argo- ReWalk Italia , che spiega come “è bene andare cauti con queste notizie perché non bisogna mai diffondere false speranze: su 100 persone con paraplegia, forse 15 potranno utilizzare questa tecnologia”. ReWalk può consentire alle persone affette da paraplegia agli arti inferiori, per la prima volta, senza alcun aiuto, di portarsi in stazione eretta dalla posizione seduta, di deambulare e di salire le scale con un’autonomia continuativa di alcune ore o alcuni chilometri. “Una mobilità circoscritta nell’alzarsi, sedersi, deambulare mantenendo la posizione eretta e fare qualche gradino, ma importantissima per le persone con paraplegia”, tiene a sottolineare Raccah.

L’esoscheletro, destinato ad essere usato con due bastoni canadesi per garantire la stabilità della stazione eretta e della deambulazione, è attivato da un sensore controllato dal paziente mediante piccoli cambiamenti nel centro di gravità, ovvero attraverso movimenti di inclinazione della parte superiore del corpo. I motori elettrici, alimentati da una batteria posta in uno zaino portato sulle spalle, comandano le articolazioni delle anche e delle ginocchia e sono controllati da un sistema computerizzato, anch’esso alloggiato nello zaino. “Dopo 3 anni di studi, viene ora presentata una disponibilità più ampia, passando da un apparecchio ad uso unicamente ospedaliero ad uno di tipo personale, ovvero da utilizzare in casa, al lavoro, nella vita quotidiana – dice il medico -. Le persone interessate possono rivolgersi ai centri ReWalk, verificare l’idoneità, effettuare un training di circa un mese e mezzo e alla fine, se i requisiti sono tutti ottimali, si può avere il macchinario”.

Una dimostrazione dell'uso di ReWalk

L’Inail ha da poco finanziato un progetto di ricerca che mira a capire le implicazioni mediche della sua applicazione e la validità del dispositivo dal punto di vista tecnico e della sicurezza. Il progetto vede coinvolti l’Area ricerca del centro protesi Inail, la Atid (advisor in Italia per la  Argo Medical Technologies) e il Centro di riabilitazione Villa Beretta a Costa Masnaga, in provincia di Lecco. Anche alcune strutture ospedaliere hanno attivato una sperimentazione di alto livello. In particolare, lospedale pediatrico “Bambino Gesù”, a Roma, punto di riferimento a livello internazionale per la cura e la ricerca a favore di bambini e ragazzi, ha creato un vero e proprio avamposto delle conoscenze scientifiche applicate alla neuro riabilitazione pediatrica. “La riabilitazione con dispositivi robotici è una nuova opportunità di trattamento che, con un approccio simile ad un video-game, aumenta la motivazione al trattamento dei bambini ed appare in grado di attivare la plasticità cerebrale alla base del recupero funzionale - spiega Enrico Castelli, responsabile della neuro riabilitazione pediatrica del Bambino Gesù -. Essa rappresenta una esperienza di apprendimento motorio altamente riproducibile e che si adatta ai progressi mostrati dal bambino”.

Da Milano partirà anche la sfida di Manuela Migliaccio, 29 anni, vittima di un incidente tre anni fa in vacanza in Grecia, che il 15 settembre parteciperà alla maratona di Lugano. “La giovane donna è la prima persona con paraplegia in Italia ad avvalersi della tecnologia Personal ReWalk nella propria vita quotidiana e il suo obiettivo sarà quello di fare 5 chilometri del percorso svizzero – conclude Raccah -. Già una ragazza a Londra ha fatto la maratona in 17 giorni, adesso la  Migliaccio vuole arrivare al traguardo in un giorno, con una deambulazione  ovviamente lenta data la sua particolare condizione. Poi penserà alla maratona di Milano del prossimo ottobre”.

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