Scienza

Come ci si sente da vecchi? Una mostra contro il pregiudizio

Al Children's museum di Tel Aviv i creatori della mostra Dialogo col Buio, che hanno fatto provare a visitatori di tutto il mondo cosa significhi non vedere, hanno aperto una nuova installazione che mette a confronto le generazioni

Gambe pesanti (Credit: Tal Kirshenbaum)

Salire e scendere le scale che portano da una sezione all'altra del Children's Museum di Holon, vicino a Tel Aviv in Israele, è un gioco da ragazzi per un bambino di 10 anni, per un giovane adulto di 30 e anche per una persona di 50 anni, ma forse non per un anziano di 70 o 80. Perché, che cosa si prova a trascinare su per i gradini le gambe rese pesanti dalla perdita di massa muscolare dovuta all'età? Difficile immaginarlo, bisognerebbe poterlo sperimentare. Alla mostra "Dialogue With Time " questo diventa possibile: ai visitatori vengono forniti dei pesi in metallo da allacciare sopra le scarpe per far loro provare in prima persona quanto possano diventare pesanti le attività quotidiane quando il
fisico non è più al top della forma.

Dialogo Col Tempo è la terza di una serie di installazioni create da Andreas Heinecke e da sua moglie Orna Cohen. Nelle due tappe precedenti, Dialogo Col Buio, che ha girato tutto il mondo Italia compresa, e Dialogo col Silenzio, i visitatori potevano sperimentare che cosa significa essere ciechi e sordi. Adesso, sempre basandosi sul principio che l'esperienza è il miglior viatico per la conoscenza, i due ideatori hanno voluto focalizzare l'attenzione su quello che è diventato il nuovo vero tabù dei nostri tempi: la vecchiaia.

In Italia le persone che hanno superato i 65 anni sono il 20% della popolazione: 12 milioni e mezzo di individui, la metà dei quali vivono da soli. Cinquant'anni fa erano soltanto l'8% del totale e nel 2050 arriveranno a rappresentare più di un terzo della popolazione. E' perciò fondamentale interrogarsi su come "noi" guardiamo "loro", non solo perché "loro" saranno ben presto più di "noi", ma anche perché "noi" prima o poi saremo "loro". O almeno si spera.

Nella sala gialla della mostra si sperimentano in prima persona alcune delle difficoltà che deve affrontare ogni giorno ci ha superato i 65 anni, per esempio cercando di comporre un sms indossando guanti da giardiniere, per avere un'idea di cosa significhi svolgere un compito all'apparenza così elementare con mani rese assai meno agili dal tempo, o provando a infilare una chiave nella toppa con mani tremanti. Poi si passa alla seconda sezione del museo, dove ad accogliere e portare in giro i visitatori ci sono guide tutte rigorosamente over 70. Uomini e donne che interagiscono con il pubblico mettendo in pratica quel dialogo col tempo che dà il titolo alla mostra.

Tra quiz e giochi che hanno lo scopo di far riflettere i visitatori sul loro pregiudizio latente nei confronti degli anziani, si viene di continuo stimolati a rimettere in discussione le proprie certezze sulla terza età, a confrontarsi con il fatto che, sia pur con i limiti legati all'invecchiamento, c'è ancora moltissimo che le persone anziane possono fare per la società, e che il loro ruolo è ancora prezioso, in barba a quello che ci fa comodo credere.  C'è da sperare che la mostra abbia il successo internazionale di quelle che l'hanno preceduta e raggiunga anche il nostro paese dove, visti i dati demografici, di riflettere su questi temi c'è molto bisogno.

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