Hurricane Irma Slams Into Florida
Scienza

Clima estremo: ecco le prove dell'impatto umano

Confrontando i dati sull'aumento della CO2 in atmosfera con le serie storiche su uragani, alluvioni e altri eventi estremi si coglie il legame

Ora che l'uragano Irma è passato, lasciandosi dietro una scia di morti, allagamenti, distruzione e senzatetto, mentre è rimasta praticamente intatta Mar-a-Lago, la residenza di Trump a Palm Beach, in Florida, possiamo riflettere con calma su che cosa esattamente sia successo. Normale variabilità climatica o evento eccezionale dovuto al riscaldamento globale? Passata la paura il presidente americano tornerà a sostenere che il climate change è una bufala, c'è da scommetterci, e gli scienziati continueranno a non essere d'accordo. Ma è possibile fare un collegamento tra emissioni di CO2 ed eventi meteorologici della portata di quelli a cui abbiamo assistito nei giorni passati?

Curve in salita

Un legame di causalità diretto è difficile da dimostrare: le emissioni di CO2 non sono qualcosa che appena rilasciato in atmosfera cambia il clima. Come sappiamo esse si accumulano, nel corso degli anni, le conseguenze di una loro maggiore concentrazione in atmosfera possono farsi sentire alla distanza. I crudi dati, però, sembrano far propendere decisamente la bilancia a favore di un collegamento tra gas serra ed eventi estremi. Cominciamo guardando il grafico qui sotto, prodotto dalla Nasa, che mostra una serie storica ormai nota: il livello di anidride carbonica in atmosfera negli ultimi 400.000 anni. Come si nota la concentrazione di CO2 è soggetta a fluttuazioni, prima di tutto stagionali, ma anche per intervalli molto più lunghi. E' un fatto però che, a partire dagli anni '50, in corrispondenza con una forte crescita demografica e con l'aumento dell'industria pesante, abbiamo assistito a un aumento costante di questo valore, che non è mai più sceso sotto la soglia delle 300 parti per milione e ha ormai superato stabilmente quella delle 400 ppm, mai raggiunta in 400.000 anni.

grafico CO2

Livelli mai così alti in 400.000 anni. – Credits: Nasa

Contestualmente è interessante notare, al posto del solito grafico che mostra come sia salita di pari passo anche la temperatura media del pianeta, questo schema con i dati relativi ai disastri naturali di tipo meteorologico (tempeste), idrologico (alluvioni, slavine, valanghe), climatologico (temperature estreme, siccità, incendi). Ebbene, qui i dati partono dal 1980, ma il trend è simile a quello della concentrazione di CO2 in atmosfera: in salita, e nel 2016 in particolare si è registrato un picco di disastri idrologici in tutto il mondo. Man mano che l'atmosfera si riscalda, assorbe più umidità (circa il 7% in più per ogni grado centigrado di aumento), il che peggiora le inondazioni e rende più probabili i forti uragani.

Disastri naturali

Disastri in aumento – Credits: Munich Re

Chi più emette è più colpito

Chi paga il conto delle emissioni? Sappiamo che gli arcipelaghi del Pacifico che rischiano di scomparire con l'innalzamento del livello dei mari sono largamente incolpevoli dei cambiamenti climatici dovuti alle attività antropiche. Un classico esempio di ingiustizia climatica: i guai provocati da un paese, ricadono sulle spalle di un altro che non ha colpe. I prossimi due grafici, però, raccontano in parte una storia diversa. Il primo mostra il contributo di ciascun paese al budget di emissioni. A fare la parte del leone sono Stati Uniti, Cina e anche India.

Emissioni per paese

– Credits: Union of Concerned Scientists

Il secondo, che poi è una mappa del mondo elaborata su dati forniti dall'UNISDR, l'Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio catastrofi, evidenzia i paesi maggiormente colpiti da eventi climatici estremi. E ci consente di scoprire che tra il 1995 e il 2015 a pagare il prezzo più alto per le emissioni sono stati proprio i maggiori emettitori: Stati Uniti, Cina e India.

Disastri 95-15

– Credits: UNISDR

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