Scienza

Cellule staminali, negli Usa la prima clonazione

Utilizzato lo stesso metodo della pecora Dolly, creando staminali embrionali partendo dalle cellule della pelle. E in Italia ancora polemiche sul metodo Stamina

Un ricercatore al lavoro con le cellule staminali. Credits: Getty Images

Proprio mentre in Italia è appena arrivato il via libera alla sperimentazione di terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, ovvero quelle usate con il metodo Stamina, dagli Stati Uniti arriva la notizia della prima clonazione di cellule staminali. Si tratta di cellule nate da embrioni clonati, che in futuro potrebbero essere impiegate per la rigenerazione di organi malati. A fare scalpore è soprattutto il fatto che potrebbe trattarsi del primo passo verso la clonazione umana.

Il metodo usato dal team guidato da Shoukhrat Mitalipov richiama quello utilizzato, ben 16 anni fa, per la pecora Dolly, il primo esemplare animale clonato. Il suo inventore di allora, Ian Wilmut, ha sempre ripetuto, dopo quel famoso esperimento, che la stessa tecnica non era utilizzabile sui primati, i risultati non erano soddisfacenti. Ma Mitalipov e i suoi collaboratori sembrano ormai smentire le sue parole. Secondo la ricerca, condotta presso l'Università dell'Oregon, negli Stati Uniti, e pubblicata sulla rivista Cell , è stato possibile prendere delle cellule della pelle e riportarle allo stadio di cellule embrionali, ovvero quelle che danno origine a tutti i corpi della terra e che, dunque, possono trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto, da quelle ossee a quelle cerebrali, fino al sangue.

La portata dell'esperimento è incredibile, perché, se i successivi studi dimostreranno una sua applicabilità pratica, significherà che sarà possibile arrivare a ricostruire gli organi di pazienti malati. Come scrive il giornale americano Usa Today , che ne da notizia, gli studiosi hanno prelevato embrioni da donatrici volontarie e vi hanno innestato il Dna prelevato a sua volta dalla pelle di altri volontari. Le uova si sono così moltiplicate, fino a dividersi e creare un embrione umano, vero "clone" dei donatori di Dna.

A questo punto Mitalipov ha creato sei colonie di cellule dagli embrioni clonati, questi ultimi poi distrutti nel processo di creazione. Una parte delle cellule così ottenute è stata fatta "crescere", trasformandola in cellule epiteliali e cardiache. Un esperimento che dimostrerebbe come è possibile ricreare dei tessuti umani in laboratorio, anche se si è ancora nel campo delle possibilità. Per stessa ammissione dello studioso, infatti, "tutti i numeri hanno la stessa possibilità di vincere" e questa volta la ricerca ha dato esito positivo.

Se è vero che da tempo si lavora al modo per poter impiegare le cellule staminali per la rigenerazione di organi e tessuti, come nei casi di paralisi o malattie di natura degenerativa, è comunque bene chiarire che, almeno per ora, la tecnica dei ricercatori dell'Oregon non può essere impiegata per arrivare alla nascita di embrioni umani "clonati", perché la manipolazione genetica rende la gravidanza impossibile. Nonostante questa rassicurazione, la Food and Drug Administration americana ha bloccato preventivamente ogni tipo di esperimento sugli embrioni nelle cliniche della fertilità in tutti gli Usa. I timori più fondati riguardano, infatti, l'aspetto etico di questo tipo di ricerche.

Il tutto mentre, come si diceva, in Italia (e non solo) è ancora aperto il dibattito sul metodo Stamina, della onlus Stamina Foundation, che proprio ieri ha ricevuto, dalla Commissione Affari sociali, il via libera alla sperimentazione di terapie avanzate con cellule mesenchimali, coordinate da ministero della Salute e avvalendosi dell'Agenzia italiana del Farmaco, dell' Istituto Superiore della Sanità e del Cnt, il Centro Nazionale Trapianti. Dura la reazione delle famiglie dei malati e dei comitati di pazienti che chiedevano il sostegno al decreto Balduzzi sulle cure compassionevoli e di sperimentare la terapia con cellule staminali del protocollo Stamina. A manifestare anche Davide Vannoni, presidente di Stamina, che ha detto: "Sono 84 i pazienti in cura agli Spedali di Brescia con il metodo Stamina, ma ci sono 600 famiglie pronte a fare ricorso per ottenere le cure con staminali sulla base del nostro protocollo".

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