Scienza

Cancellare pezzi di memoria per combattere le dipendenze

Come nel film in cui Jim Carrey si faceva cancellare l'amata Kate Winslet dalla testa, un gruppo di ricercatori è riuscito a eliminare selettivamente alcuni ricordi nei topi

cervello

Credit: http://www.flickr.com/photos/amyleonard

Ricordare è meraviglioso ma in certi casi dimenticare sarebbe preferibile. Nel bel film di Michel Gondry dall'orrendo titolo italiano Se mi lasci ti cancello (il titolo originale, una citazione di un'opera di Alexander Pope, era The eternal sunshine of the spotless mind, ovvero L'eterno splendore della mente candida), Jim Carrey si faceva cancellare dalla memoria tutti i ricordi della sua ex fidanzata, per non soffrire più della fine del loro amore. Eliminare soltanto i ricordi dolorosi, mantenendo intatti tutti gli altri fino ad oggi è stato soltanto un espediente cinematografico. Ma uno studio appena pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry ha permesso di trasformare la fiction in realtà, almeno sui topi.

Lo scopo dei ricercatori del The Scripps Research Institute in Florida era quello di aiutare coloro che stanno cercando di liberarsi da una dipendenza e chi è colpito da disturbo post traumatico da stress. Il nostro cervello è particolarmente bravo a mettere insieme dettagli apparentemente scollegati tra loro per suscitare un ricordo che a sua volta è in grado di scatenare una miriade di associazioni, alcune positive altre molto negative. Un esempio classico è quello dei tossicodipendenti che stanno cercando di smettere, ma che sperimentano un fortissimo desiderio della sostanza della quale si vogliono liberare ogni volta che fumano una sigaretta, che maneggiano soldi o magari che masticano una gomma, tutte azioni collegate al consumo di droga.

Come evitare che azioni ed esperienze quotidiane apparentemente scollegate dalla fonte della dipendenza stimolino in queste persone il ricordo e il desiderio della droga dalla quale si stanno disintossicando? Per produrre un ricordo molte cose devono succedere, compresa l'alterazione della struttura delle cellule nervose tramite variazioni delle spine dendritiche, piccole strutture che ricevono segnali elettrochimici da altri neuroni. Normalmente, questi cambiamenti strutturali avvengono tramite l'actina, la proteina che costituisce l'infrastruttura di tutte le cellule.

Nello studio i ricercatori hanno inibito la polimerizzazione dell'actina, cioè la creazione di grandi catene di queste molecole, bloccando un proteina motrice chiamata miosina II nel cervello di topi e ratti tossicodipendenti durante la fase di formazione dei ricordi legati alle metanfetamine. Test comportamentali hanno mostrato gli animali hanno perso immediatamente e persistentemente i ricordi associati alle metanfetamine, senza che altri ricordi siano stati colpiti. I topi erano stati addestrati ad associare gli effetti appaganti della metanfetamina con una serie di stimoli tattili, olfattivi e visivi. Una volta somministrato l'agente inibitore, tornati nel proprio ambiente i topi hanno mostrato una totale perdita di interesse verso questi stimoli collegati alla droga, ma la risposta ad altri stimoli, come per esempio il cibo, risultava inalterata.

Gli studiosi non sanno ancora spiegare come mai questi ricordi potenzialmente pericolosi siano anche così "fragili", anche se pare probabile che la dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nel sistema di ricompensa e del piacere, abbia in ruolo in questo meccanismo, dal momento che è in grado di modificare le spine dendritiche e quindi interferire con la formazione dei ricordi. D sicuro gli autori sperano di poter applicare queste stesse strategie ad altre memorie nocive, come quelle legate al fumo o come i ricordi angoscianti che assillano chi è colpito da disturbo post traumatico da stress.

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