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Scienza

Caldo torrido, arriva Stefan e l'Italia si mette in allarme

Stefan, l'anticiclone africano, erroneamente chiamato "Scipione", avrà i picchi più alti tra domani e giovedì. Allerta massima in sette città. Gli esperti spiegano che ondate di questo genere si verificano ogni due anni

(Credits: iStockphoto)

Caldo torrido e allerta massima in almeno sette città italiane. Stefan, l’anticiclone africano che già sta facendo sentire la sua “potenza”, non darà tregua almeno fino a domenica prossima. Già, Stefan e non Scipione, come dicono da 3B Meteo. “Per noi Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore è stato, e resta, un condottiero romano che ha combattuto con successo contro i Cartaginesi – spiegano i meteorologi del sito -. Con la meteorologia Scipione non c’entra nulla, se non un’idea fantasiosa per definire un anticiclone richiamante aria molto caldo di origine subtropicale africana”.

Detto questo, però, restano le temperature caldissime di questi giorni. La massima allerta, livello 3, si avrà oggi a Roma, Rieti e Perugia, dove già vige l’allarme dei servizi sanitari e sociali. Mercoledì la situazione andrà peggiorando: il picco più alto colpirà 7 località, ovvero Roma, Rieti, Viterbo, Perugia, Latina, Frosinone e Brescia. Sarà invece tra Puglia e Basilicata, specie giovedì, dove si potranno sfiorare i 40 gradi su città come Matera e Foggia. A seguire Umbria, Lazio ed Emilia Romagna, con valori fino a 37-38 gradi. Il disagio fisico è legato ai valori realmente percepiti dal corpo umano, in base al mix che si viene a creare tra temperatura ed umidità dell’aria. In tal senso, dicono da 3B Meteo, saranno più a rischio Lazio, Toscana e Pianura Padana.

L’attuale ondata tuttavia non sembra raggiungere la stessa gravità del 2003, quando ci furono malori e decessi, in termini di durata complessiva e le temperature notturne che portano sollievo al corpo umano sembrano più clementi”, ci spiegano. Anzi, ondate calde di questa portata “in giugno si verificano mediamente ogni uno o due anni”. Roma Ciampino, ad esempio, ebbe 37,8 gradi nel 1982, Firenze toccò i 40 nel 1990, Bologna e Milano (Linate) quasi 37 nel famoso 2003. Nel 2007, l’ondata viene ricordata sia per persistenza che per intensità. Durò dal 15 al 26 giugno toccando il culmine il 25. Le regioni più colpite dal forno africano furono quelle meridionali con punte record di 47 gradi a Foggia, 45 a Bari, 44 a Catania, 41 a Termoli e 39 a Cagliari.

Secondo il Cnr-Ibimet, le ondate di calore si verificano quando le temperature e l’umidità sono molto elevate per diversi giorni consecutivi, l'irraggiamento solare molto forte e i venti pressochè assenti. Un altro fattore molto importante che acuisce la gravità delle ondate di calore è la mancanza di temperature minime notturne tali da permettere al meccanismo termoregolatore del nostro organismo di riprenderci dall'affaticamento conseguente al caldo umido intenso delle ore diurne. Nel 2003, quando l’ondata di calore fu prolungata e l'impatto sulla popolazione elevato, tale mancanza fu una delle cause principali dei malori e dei decessi. Se è vero che non tutte le estati sono simili a quella del 2003, l’ondata durò circa 60 giorni suddivisi in tre periodi da inizio giugno fino a settembre, uno studio in corso di Ibimet-Cnr mostra come, durante ciascuna estate dal 2000 in poi, si siano avute una o più ondate di calore, che per due anni consecutivi si sono verificate negli stessi giorni: 18-30 giugno 2006, che interessò soprattutto l’Europa occidentale, e 17-26 giugno 2007, sopratutto nel sud est europeo. In entrambi i casi, l’Italia venne interessata dall’ondata.

Stefan all’attacco, dunque, come Scipione nelle campagne africane tra il 204 e il 202  a.C. Prepariamo a resistere con condizionatori, acqua, frutta e tanta pazienza. Da lunedì prossimo un anticiclone porterà temperature più miti.

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