Scienza

Biohyst, come funziona l'impianto che produce farina dagli scarti

Alla presenza dei rappresentanti di molti Stati africani è stato inaugurato l'impianto che permette di trasformare le biomasse vegetali in prodotti a elevato valore nutrizionale

Una macchina che fabbrica il pane a partire dagli scarti industriali? Esiste, si chiama Hyst, Hypercritical separation technology, e il nuovo impianto è stato inaugurato il 28 giugno a Mendrisio (Canton Ticino, Svizzera). Finanziato dagli associati di Scienza per Amore, progettato e costruito dai dipartimenti tecnici della società Biohyst, l’impianto segna l’inizio del progetto di cooperazione internazionale "Bits of Future: Food for All" (il cui ideatore è Danilo Speranza). Sarà adibito alla lavorazione delle biomasse originarie dei Paesi Africani.

Come funziona? Nell’impianto vengono introdotte biomasse vegetali, provenienti dalla lavorazione di farine, disgregate in frammenti poi fatti urtare tra loro attraverso correnti d’aria (ma senza surriscaldarli, in modo da preservarne le proprietà nutrizionali). Il prodotto finale è pronto a essere utilizzato. Nei test, Hyst ha dimostrato di poter produrre 15-20 chilogrammi di farina da 100 chilogrammi di cruscami: farina che contiene proteine a elevato valore biologico, vitamine del gruppo B, ferro, zinco e potassio

All’evento di inaugurazione hanno partecipato le rappresentanze diplomatiche di 10 Paesi Africani: Benin, Burkina Faso, Burundi, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia, Nigeria, Somalia, Tanzania e Uganda. C’erano  diversi imprenditori oltre ai soci finanziatori della tecnologia Hyst (ha partecipato anche Vito Pignatelli, responsabile del Coordinamento tecnologie biomasse ed energie - Unità tecnica fonti rinnovabili dell’Enea). L’evento è stato anche l’occasione per presentare l’iniziativa artistica Ponte tra continenti , con la quale l’associazione VersOltre intende sostenere Bits of Future.

"Il mio Paese conosce questo l progetto da oltre 15 anni. E noi vogliamo che la tecnologia Hyst arrivi in Africa" ha detto Awes Awes, ambasciatore della Somalia. Evelyn Anita Stokes-Hayford, ambasciatrice del Ghana e membro permanente del Wfp, ha aggiunto: "Stiamo parlando di nutrire tutto il mondo non solo l’Africa".  
Prossimo passo:  un incontro ufficiale con le istituzioni italiane per chiedere la loro collaborazione al progetto.

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