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Scienza

Gianluca Nicoletti: i nostri ragazzi autistici hanno bisogno di spazio

Da trenta anni il giornalista racconta, alla radio, l’Italia. Un paese troppo piccolo per Tommaso, suo figlio. Il suo handicap non ha uno spazio tutto suo. “E Roma è piena di caserme vuote”

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Ogni periodo storico ha la propria dimensione. Il nostro presente passa dal basso. Dalla terra, rubata ai paesi in via di sviluppo. Dallo spazio negato ai cittadini. Gianluca Nicoletti, giornalista e voce di Melog (in onda su Radio24), ha chiesto al comune di Roma un’area per Tommaso, suo figlio. “Ho capito che era autistico, racconta Nicoletti, quando aveva tre anni. Un ortopedico mi consigliò di portarlo da uno psichiatra. Prima di questo consulto non avevamo dato peso al suo silenzio. In ogni famiglia esiste sempre un parente che ha iniziato a parlare tardi. Solo dopo ho imparato a riconoscere i bambini autistici”.

Il tempo migliora la vista e mostra i problemi veri. “Tommaso ha 14 anni. È un adolescente come gli altri ma non ha gli strumenti dei suoi coetanei. In Italia non c’è un progetto per i ragazzi autistici. Non hanno una prospettiva di vita”. Dal futuro cieco di Tommaso è nato Sguardi Laterali , l’associazione che Nicoletti ha fondato insieme ad altri genitori che vedono le difficoltà che il paese, giorno dopo giorno, consegna ai loro figli.

“Roma è piena di caserme vuote. Al comune ho chiesto uno di questi stabili. In questo spazio vorremmo far partire dei progetti già provati, con successo, negli Stati Uniti o in Inghilterra. La gestione di questa area sarebbe affidata alle nostre famiglie e alle cooperative che già lavorano con noi. In Italia ci si perde nei interventi spot. Questo edificio sarebbe gestito come un’università. Orari precisi per ogni attività”.

In questi spazi la riqualificazione dei palazzi servirebbe per ridare un ruolo alle altre persone dimenticate dalla società. “I ragazzi autistici hanno una buona manualità. Gli piace stare all’aria aperta. Con loro potrebbero lavorare tutti gli artigiani che si sentono deprezzati. Insieme potrebbero costruire dei moduli. Fare qualcosa di utile”.

Il raggiungimento del benessere delle persone con uno spazio e un progetto in comune non richiede investimenti extra. “Noi non chiediamo soldi. La spesa che lo Stato stanzia per mio figlio e i suoi insegnanti di sostegno non serve. Per Tommaso e gli altri ragazzi è inutile passare parte del suo orario scolastico in un corridoio. A mio figlio, inoltre, serve una continuità terapeutica. Il comune dovrebbe destinare il suo budget a persone specializzate. È inutile pagare una persona che non ha l’esperienza necessaria. Con il sociale si potrebbe risolvere, in parte, la crisi occupazionale che sta affrontando il paese”.

Nuovi posti di lavoro e miglioramento di quelli già esistenti. “Conosco una madre con un piede fratturato. Questa signora non vuole farsi curare per poter stare a casa con la figlia, più grande di Tommaso. Solo in questo modo riesce ad occuparsi della sua famiglia scoppiata. La convivenza con l’autismo, spesso, spezza i matrimoni. I padri, in molti casi, abbandonano la mogli e i figli che non riescono a gestire. L’attenzione sulla famiglia, in Italia, non si trasforma in aiuto”.

Le persone cambiano la geografia di un paese. “In Italia una persona ogni 90 è autistica. Questo disturbo è la prima causa di handicap nel nostro paese. I colleghi giornalisti e i politici che hanno un familiare autistico si vergognano. C’è una sorta di pudore”. Le voci spente tolgono spazio a tutti, anche ai singoli che domani non sapranno come far sentire le proprie istanze.

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