Animali

Zanzare: non bastava la tigre, ora c’è anche la coreana

È arrivata in tutto il Nord Italia una nuova specie: meno aggressiva, ma punge anche di giorno. Come difendersi

zanzara tigre

Una zanzara tigre – Credits: Ansa

Dopo la tigre, la coreana. Non ne sentivamo il bisogno, ma è arrivata lo stesso. "Lo scorso anno a Belluno è stata identificata questa specie di zanzara, nuova per le nostre parti» dice Sara Savoldelli, entomologa dell’università di Milano. "Non possiamo escludere ulteriori nuove specie. L’unico modo è quello di monitorarle: ci sono trappole a base di ghiaccio secco, ossia anidride carbonica, che attirano le femmine adulte. Oppure si può fare monitoraggio di focolai larvali e dei luoghi di moltiplicazione".

Aedes koreicus, la zanzara coreana che ormai ha colozzinato il nord Italia, ha caratteristiche simili alla "tigre" (Aedes albopictus , sbarcata dalle nostre parti negli anni ’90, forse attraverso un carico di pneumatici usati): la coreana punge anche di giorno, però sembra un po’ meno aggressiva. D’altro canto resiste di più ai climi freddi.

Attenti ai ristagni d'acqua

"La zanzara tigre e questa coreana vivono in ambienti fortemente antropizzati e si sviluppano in piccoli ristagni d’acqua" prosegue l’entomologa, che spiega come i focolai siano difficili da controllare totalmente: "Spesso bastano piccoli ristagni d’acqua, alcuni giocattoli in giardino, un annaffiatoio, un sottovaso, e lì può svilupparsi un focolaio di infestazione. E se moltiplichiamo questo per tutte le possibilità: ciotole per animali, giardini, fontanelle, è chiaro che i Comuni e le amministrazioni locali possono fare poco. È fondamentale la collaborazione dei cittadini: bisogna evitare di lasciare acqua  stagnante, anche poca, persino nei sottovasi. E ripulire bene le grondaie: se le foglie trattengono l’acqua, si possono formare ristagni in grado di ospitare focolai".

Punge anche di giorno

La zanzara tigre non punge nelle ore più calde, ma lo fa anche di giorno, a differenza della zanzara nostrana, la Culex pipiens. "Sul fronte del contenimento, le lotte che si concentrano sugli insetti maturi hanno una scarsa efficacia. Sono trattamenti che si fanno all’esterno, in ambienti con forte presenza umana e, quindi, con prodotti a bassa persistenza: l’effetto è legato al trattamento, che dura poco".

La possibilità di agire sul verde pubblico ha, insomma, poco senso. "La vera battaglia" continua Savoldelli "è sui focolai larvali. Ed è complicata. Ci sono prodotti antilarvali in gocce o tavolette per i ristagni d’acqua, a base di bacillus thuringiensis varietà israelensis, batteri che producono enzimi nocivi per la zanzara tigre ma che non hanno impatto sull’ambiente. Vengono usati anche nelle risaie".

Questo tipo di lotta biologica con bacillus thuringiensis viene portata avanti dal ’99 nel lago di Pergusa, in provincia di Enna, con risultati definiti "molto soddisfacenti" da Giuseppe Vitale, responsabile della Gestione riserve naturali della Provincia regionale di Enna.

Altre tecniche che non prevedono l’utilizzo di pesticidi chimici sono allo studio. Vari enti di ricerca, fra cui l’emiliano Centro agricoltura ambiente, le università di Bologna e della Sapienza, stanno lavorando alla  tecnologia detta «del maschio sterile»: si allevano maschi (che non pungono, a differenza delle femmine) appositamente sterilizzati, rilasciandoli poi nell’ambiente per accoppiarsi e indurre a loro volta la sterilità nelle femmine.

Alle zanzare piace l'anidride carbonica

Ma chi e che cosa attrae maggiormente le zanzare? "Ad attirarle è l’anidride carbonica" spiega l’entomologa. "Persone che per qualche motivo tendono a emettere più CO2, penso per esempio agli sportivi, sono più a rischio punture. Si crede che una maggiore assunzione di vitamina B produca una sudorazione sgradevole per le zanzare, ma di questo non esiste evidenza scientifica. C’è uno studio, invece, che ha dimostrato come  alcuni composti emessi dagli uomini attirino olfattivamente zanzare del genere Culex”. Il nostro odore, quindi, in qualche modo c’entra. E c’entra anche il modo in cui vestiamo: gli abiti di colore chiaro che attirano di meno le zanzare.

Zanzare e malattie

Non c’è solo il fastidio per notti insonni, prurito e sfoghi allergici. Questi insetti possono essere portatori di patologie, anche serie. "La zanzara tigre, Aedes albopictus , ormai insediata dalle nostre parti, ha causato in Emilia Romagna, nel 2007, la Chikungunya, una febbre virale" dice Massimo Galli, ordinario di malattie infettive all’università di Milano e primario all’ospedale Sacco. "È rimasto un episodio isolato: una persona infettata in India che si trovava qui e ha portato così l’infezione".

Un altro pericolo portato dalle zanzare è il virus West Nile. Scoperto per la prima volta in Uganda nel ’37 si è poi diffuso in varie aree e dagli anni ’50 in Europa. "Nel ’96" racconta Galli "ci fu un’epidemia in Romania, dove per la prima volta è stato riconosciuto responsabile di encefaliti. La gazza ladra può essere un ospite: uomo e cavallo possono ospitare l’infezione accidentalmente in un ciclo uccelli-zanzara".

Quella che è «clamorosa» racconta ancora l’infettivologo" è l’epidemia di West Nile esplosa negli Usa, a partire dal quartiere newyorkese del Queens nel ’99, con casi di encefalite. In pochi anni sono stati migliaia i casi americani con grande sconcerto. Ecco: proprio le zanzare, l’americana Culex quinquefasciatus e la nostra, lì importata, Culex pipiens, hanno portato in giro il virus. Non è un caso che tutto sia nato nel Queens, vicino all’aeroporto internazionale Jfk. In Italia c’è stata qualche decina di casi in tutto, soprattutto nel Delta del Po. Abbiamo sicuramente animali ospiti resistenti al virus e varie zanzare di specie diverse, in grado di trasmettere l’infezione all’uomo. È un fenomeno circoscritto ma è un dato di fatto che esiste".

Altra malattie: "La malaria, ovviamente, trasmessa dalla zanzara anofele" sottolinea ancora Galli. "In Italia, fino al secondo dopoguerra il Paese più malarico d’Europa, sono due le specie di anofele presenti: l’Anofeles labranchiae e l’Anofeles superpictus”. Dal 1956 casi autoctoni di malaria, in Italia, se ne sono registrati pochissimi e sporadicamente (uno degli ultimi a Fondi, nel Lazio, nel 2009). Dal 2000 al 2008 i casi di malaria in Italia sono stati invece quasi 6.400, quasi tutti d’importazione. "Diffusi anche i casi da valigia, con turisti punti da zanzare portate a casa con il bagaglio da zone pericolose” conclude Galli.

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