Animali

Scoperta una nuova medusa a Venezia

Gli studiosi l'hanno ribattezzata Pelagia benovici: è la prima volta che compare nei nostri mari. I pericoli dell'invasione di "specie aliene"

– Credits: Thinkstockphoto

L’ultima arrivata gli scienziati l’hanno battezzata Pelagia benovici. È una medusa, mai osservata prima, apparsa nel golfo di Venezia lo scorso autunno. Grande quasi dieci centimetri, testa giallo ocra e tentacoli gelatinosi, non è originaria del Mar Mediterraneo, ma fa parte della folta schiera di creature marine esotiche, tra cui gamberi, pesci, alghe, che stanno lentamente invadendo il mare nostrum, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della fauna e flora locali.

Una nuova specie

Da dove provenga, è ancora un mistero: quel che è certo "è che si tratta di una nuova specie di medusa", conferma Stefano Piraino, docente di Zoologia presso l’Università del Salento di Lecce. "Morfologicamente somiglia alla Pelagia noctiluca, molto diffusa nei nostri mari e riconoscibile per il suo luminoso ombrello color rossastro e per i lunghi tentacoli urticanti, e anche il profilo genetico è simile; ma le analisi del Dna estratto da alcuni esemplari hanno dimostrato che ci troviamo di fronte a una nuova specie, finora mai catalogata".

Scoperta per caso

La scoperta si deve a un pescatore di Chioggia, racconta Piraino, il primo a vedere dal vivo il giallo sgargiante di centinaia di esemplari impigliatesi nelle sue reti. Successivamente, grazie al progetto MED-JELLYRISK , tramite il quale chiunque può comunicare avvistamenti di meduse presso le coste e le spiagge mediterranee, sono giunte al team di ricercatori pugliesi numerose segnalazioni della sua presenza nei pressi della città lagunare e in tutto il nord Adriatico.

Negli ultimi mesi invece la Pelagia benovici, chiamata così in onore del biologo Adam Benovic, esperto croato di meduse mancato recentemente, sembra scomparsa. “Sono animali vagabondi per natura” spiega Piraino “quindi potrebbero riapparire improvvisamente a milioni”. La nuova medusa rappresenta dunque un pericolo per l’ambiente? “Ancora ne sappiamo troppo poco” continua lo studioso salentino, “ma è un problema che non riguarda solo questi animali: tutte le specie non originarie di un luogo possono alterare la biodiversità e distruggere l’ecosistema marino soppiantando le creature autoctone, soprattutto se trovano condizioni favorevoli sottraendo risorse a scapito della fauna indigena.”

L'invasione delle specie aliene

La comparsa della Pelagia benovici nell’Adriatico si colloca quindi in un contesto più ampio, che riguarda l’invasione di animali e piante estranee nel bacino del Mediterraneo, un fenomeno in crescita negli ultimi decenni. Molteplici le cause: la “tropicalizzazione” dovuta alla migrazione attraverso il Canale di Suez, cambiamenti climatici che inducono l’arrivo di pesci e alghe dall’Atlantico attraverso lo Stretto di Gibilterra, ma in primo luogo l’intervento dell’uomo.

La nuova specie di medusa è molto probabilmente giunta nei porti veneti, dove ogni giorno approdano mercantili salpati da ogni parte del globo, trasportata nell’acqua di zavorra proprio di qualche nave. Oppure, come spesso accade, come ospite involontario arrivato con altre specie importare per l’acquacoltura.

“Sicuramente non è originaria dei nostri mari: con tutti gli assidui e intensi controlli nell’Adriatico, uno dei più monitorati, non avrebbe potuto passare inosservata finora, specialmente per la quantità di esemplari avvistati e segnalati fino ad aprile” prosegue Piraino. “Ora dobbiamo investigare maggiormente sulla benovici ed eventualmente mettere in atto le contromisure adottate quando c’è il rischio di un’improvvisa proliferazione di meduse, per mitigare l’impatto sulle attività umane, quali pesca e turismo”.

Come ad esempio reti di contenimento per creare aree sicure per i bagnanti. E non solo per loro. Nel 2011 l’improvvisa esplosione demografica della medusa Rhopilema nomadica, arrivata dal Mar Rosso tramite il Canale di Suez vent’anni fa, ha causato lo spegnimento di una centrale elettrica a Tel Aviv con conseguente black out della città: gli animali gelatinosi si erano infiltrati nei tubi di scarico dell’acqua refrigerante dell’impianto, intasandoli e paralizzando la produzione di energia. Stessa cosa accaduta a una centrale nucleare in Scozia (sempre nel 2011) e a una in Svezia (l’anno scorso), invase dalla Aurelia aurita , una medusa del Mare del Nord. Per non parlare del collasso della pesca nel Mar Nero, quando trent’anni fa è stata introdotta una specie non autoctona di medusa, che ha divorato uova di pesce e plankton, devastando l’ecosistema.

© Riproduzione Riservata

Commenti