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Animali

Gli scarafaggi cyborg ci salveranno

Nel caso di un olocausto nucleare sopravviverebbero solo loro. Forse, però, ci daranno una mano

Lo scarafaggio cyborg

Quando ad Einstein è stato chiesto con quali armi si sarebbe combattuta la Terza Guerra Mondiale, il grande fisico e filosofo rispose che non lo sapeva ma che la Quarta Guerra Mondiale sarebbe sicuramente stata combattuta con pietre e bastoni. Quello che intendeva è che l’apocalisse nucleare, che avrebbe fatto seguito a una nuova guerra globale, avrebbe riportato l’umanità indietro all’età della pietra. Questo nel migliore dei casi.

Nel peggiore dei casi, invece, gli unici sopravvissuti a un possibile inverno nucleare (o a una catastrofe climatica) saranno gli scarafaggi, che, grazie alla rapidità con cui si riproducono saranno in grado di mutare ed evolversi, adattandosi a un mondo buio e velenoso. Questi nuovi padroni del mondo potranno però darci una mano, se l’esperimento condotto da Alper Bozkurt della North Carolina State University darà i frutti sperati.

Il team guidato da Bozkurt ha infatti messo a punto un sistema elettronico per trasformare le blatte fischianti del Madagascar in dei “bio-bot” che possono essere controllati a distanza. Senza necessariamente addentrarci in quelle che potrebbero essere le caratteristiche del mondo post-apocalittico, questi scarafaggi, che, nonostante il loro aspetto ripugnante non sono affatto pericolosi per l’uomo, potranno salvare molte vite in eventi disastrosi come i terremoti, infilandosi in cunicoli strettissimi per scoprire tracce dei sopravvissuti intrappolati sotto le macerie.

I vantaggi dei bio-bot, o scarafaggi cyborg, sono molteplici. Prima di tutto permettono di evitare la realizzazione – al momento troppo costosa e complessa – di robot in miniatura e poi, grazie alle loro abilità innate, sono in grado di muoversi in zone disastrate senza alcuna difficoltà.

Il sistema per controllarli è a dir poco ingegnoso: una specie di zaino elettronico che pesa meno di un grammo viene fissato sul dorso e, attraverso degli elettrodi collegati alle antenne, emette dei segnali che fanno pensare allo scarafaggio di trovarsi a contatto con un ostacolo rigido, come un muro, e quindi lo inducono a cambiare direzione. Nell’esperimento è stato possibile indirizzare la blatta su una linea che curvava a destra e a sinistra: lo scarfaggio ha eseguito il compito senza problemi e senza sapere che forse, un giorno, oltre allo zainetto elettronico, anche il destino di molte vite umane peserà sulle sue spalle.

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