“Invece di portare i vostri figli allo zoo, a vedere animali in cattività e in gabbia, recatevi con loro ad ammirare una colonia felina, dove i gatti vivono liberi e in armonia tra loro”.

È il suggerimento della dottoressa Manuela Michelazzi, medico veterinario comportamentalista e direttrice sanitaria del parco canile/gattile del Comune di Milano.

Solamente nel capoluogo lombardo, infatti, ci sono ben millecento colonie censite.

“I bambini che sin da piccoli imparano ad apprezzare ed amare gli animali diventeranno in futuro persone più buone, altruiste e incapaci di far del male agli altri: per chi non può permettersi un micio domestico, la visita a una colonia felina può essere una ‘palestra’ di apprendimento molto importante” afferma la veterinaria.

Nessun pericolo per la salute dell’uomo

“Ovviamente non sussistono rischi rilevanti per la salute pubblica” prosegue l’esperta “perché la trasmissione di malattie dal gatto verso l’uomo è un evento rarissimo, che può avvenire inoltre solo quando il nostro sistema immunitario è gravemente compromesso, situazione che si verifica in caso di serie patologie che costringono a letto o a non uscire di casa”.

È importante sapere che esistono requisiti sanitari di base da garantire per benessere felino e per quello delle persone che, magari senza esserne a conoscenza, vivono loro accanto.

E nemmeno per gli animali, se le istituzioni fanno il loro dovere

Tutti i componenti di una colonia felina, spiega la dottoressa, sono regolarmente vaccinati contro le malattie epidemiche e trattati per eliminare eventuali parassiti.

“La situazione è invece critica nel Sud Italia, dove il numero di colonie è davvero rilevante e meriterebbe forse un po’ più di attenzione da parte di alcuni Comuni”

“In queste realtà semi-trascurate se non si interviene con mezzi specifici e adeguati il rischio sono pulci, zecche, micosi, che possono creare problematiche sanitarie negli animali e che possono comportare un problema anche per quei gatti domestici che entrano ed escono da casa”.

Le volontarie: non chiamatele più “gattare”

“Certamente ogni medaglia ha il suo rovescio: nelle colonie feline i gatti sono animali alteri e meravigliosi, ma l’aumento costante del loro numero implica un impegno crescente nel tempo” dice Annamaria Nizzola, presidente dell’Associazione Un Atto d’amore Onlus, che si occupa dei cosiddetti “gattili” con 13 delegazioni sparse nel Paese e circa 200 soci attivi.

“Noi volontari spesso non riusciamo ad assistere tutti questi animali: ciascuno di noi si occupa in media di sfamare, curare, sterilizzare circa 80 o 90 gatti: davvero un grande sforzo ed è per questo che lanciamo un appello alla popolazione, anche quella maschile, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema”.

In sostanza servono più volontari per le colonie. Ecco perché l’associazione si impegna anche a fornire appositi corsi formativi per diventare “tutor”: non più quindi semplici “gattare” che portano da mangiare gli avanzi ai mici, ma persone che sanno prendersi cura dei gatti a trecento sessanta gradi.


Cosa sono e come nascono le colonie feline

“La legge del 1991 su randagismo afferma che una comunità superiore a due gatti stanziali e liberi si deve considerare colonia felina” spiega la dottoressa.

“Di solito queste aggregazioni nascono spontaneamente vicino a scuole, ospedali o altri posti dove gli animali trovano del cibo e da pochi individui iniziali la comunità felina cresce rapidamente a decine di membri perché la gente abbandona altri gatti proprio là dove vede che già ce ne sono”.

L’abbandono quindi è il principale motivo per cui si formano le colonie feline. Con buona pace delle innumerevoli campagne di sensibilizzazione contro i maltrattamenti animali.

La vita nelle colonie feline

Come si organizzano tutti questi gatti per convivere in armonia tra loro e con l’ambiente che li circonda?

“La società nelle colonie feline è di tipo matriarcale” spiega la dottoressa Michelazzi “le mamme con i cuccioli costituiscono il nocciolo della comunità, mentre i maschi si muovono spesso da una colonia all’altra per riprodursi”.

I legami sociali sono basati sull’odore comune, quello di tutta la colonia: ecco perché a volte, quando un animale si assenta per molto tempo, è difficile reinserirlo se ha perso completamente l’odore del gruppo”.

Ci sono poi dinamiche soggettive per ogni individuo: “alcuni gatti hanno amici del cuore, altri non si possono sopportare a vicenda e stanno quasi sempre a distanza tra loro”.

Anche la caccia si trasforma da attività predatoria a gioco: i mici corrono e saltano per catturare insetti, piccoli rettili e roditori prevalentemente a scopo ludico, per divertirsi.

Fare una visita anche breve a una colonia felina vale dunque davvero la pena: non solo per ammirare questi magnifici quadrupedi liberi, ma anche per capire il lavoro dei volontari che tanto si impegnano per garantire la loro sopravvivenza.

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