Fermi non ci sanno stare. Qui all'Acquario di Genova c'è sempre qualche novità in ballo, perché il percorso espositivo, proprio come le specie che ospita, è una cosa viva, che si modifica e si rinnova con il passare del tempo. Lo conosciamo tutti per i delfini, le foche e la mitica vasca degli squali, che restano tra le sue principali attrazioni, ma c'è anche molto altro da scoprire. Per il suo 25° anniversario l'Acquario si relaga un restyling in piena regola. Due aree dedicate a rettili e anfibi con esemplari che non sono solo belli e interessanti da guardare, ma che in alcuni casi hanno storie importanti da raccontare. E una collezione di orchidee come non l'avete mai vista che sta sbocciando proprio in questi giorni nella Biosfera progettata da Renzo Piano e aperta al pubblico dal 2002.

Un battito d'ali
La mia visita con Laura Castellano, biologa e curatrice del Dipartimento Mediterraneo Rettili, Anfibi e Uccelli dell'Acquario di Genova, comincia dal Giardino Tropicale "Un battito d'ali", visitabile con una maggiorazione di 2 euro (1 euro per bambini e over 65) sul prezzo del biglietto standard di ingresso all'Acquario. Varcando la doppia porta che serve ad assicurarsi che nessun volatile abbandoni il padiglione, si entra in un mondo incantato, popolato da farfalle, delle quali si può qui osservare l'intero ciclo di vita, grazie a una nursery con le crisalidi, e da sei diverse specie di diamantini, uccelli tropicali di origine asiatica, alcuni coloratissimi, altri candidi, tutti perfettamente ambientati e cinguettanti sulle teste dei visitatori. Nei terrari si trovano differenti tipi di rane: due minuscole specie endemiche del Madagascar (Mantella aurantiaca e Mantella expectata), le rane pomodoro e poi due specie molto velenose. "Le dendrobatidi", spiega a Panorama.it Laura Castellano, "hanno colori molto squillanti (una gialla e nera e l'altra di un blu elettrico, n.d.r). Sono dette colorazioni aposemantiche e con esse le rane avvertono eventuali predatori di essere pericolose. In pratica dicono 'attento a non mangiarmi perché sono velenosa'".

Gli anfibi sono tra le specie in assoluto a maggior rischio di estinzione sul pianeta. "La sparizione delle zone umide, sottratte dall'uomo per la coltivazione o la costruzione", spiega Castellano, "oppure il loro inquinamento, tolgono a questi animali porzioni sempre più vaste del loro habitat un po' in tutto il mondo". Il giardino Un battito d'ali non è geograficamente connotato, vi si trovano animali provenienti da diverse parti del mondo che però hanno in comune l'habitat tropicale. La star del padiglione è senz'altro Matisse, un bell'esemplare verde-blu di giovane camaleonte maschio oriundo del nord del Madagascar, anche lui a forte rischio di estinzione in natura. Sul suo terrario a cielo aperto, adeguatamente umidificato, svolazzano gli uccellini e qualche occasionale farfalla, che potrebbe anche finire per fargli da pranzo.

Amiche tartarughe
Ci spostiamo nel padiglione della Biodiversità, "pieno di chicche", fa notare la biologa, dove la vasca che riproduce una laguna tropicale ospita Elica, una tartaruga Caretta caretta che idealmente apre la zona dell'Acquario dedicata ai rettili. Ferita in mare, probabilmente proprio dall'elica di una barca dalla quale infatti ha preso il nome, questo esemplare è stato curato qui all'Acquario e poi rimesso in mare. Ma non più tardi di un anno dopo è stata nuovamente ritrovata in grande difficoltà, con ferite profonde al carapace e le zampe posteriori quasi inservibili. E' tornata qui per essere curata, "ma non sappiamo se riusciremo a metterla in condizione di tornare in mare aperto", spiega Castellano. "Qui sta bene, abbiamo scelto per lei una vasca molto grande, dove può stare in compagnia". Durante la visita assistiamo al momento del pasto e posso assicurarvi che Elica ce la sta mettendo tutta per tornare in forze: l'appetito non le manca di sicuro.

Poi è la volta delle testuggini palustri europee, sono endemiche in Liguria ma la loro presenza è gravemente minacciata dall'introduzione della testuggine palustre americana, quella più comunemente venduta come animale domestico. "La gente compra queste tartarughine, poi quando raggiungono dimensioni ragguardevoli non vuole più tenerle in casa e le libera in natura. Ma introdurre una specie aliena non è senza conseguenze"; avverte Castellani. "La testuggine americana è più aggressiva di quella europea e rischia di scalzarla. Così nell'ambito di un progetto europeo di conservazione, poteggiamo la testuggine palustre europea in due zone umide della Liguria rimuovendo le specie aliene, recuperando l'habitat e ripopolandolo con specie endemiche, appunto".

Boa e pitoni vittime dell'abbandono
E se in tanti purtroppo abbandonano le tartarughine una volta cresciute, c'è anche chi libera animali ben più ingombranti e pericolosi, probabilmente dopo essersi reso conto che mantenerli è un impegno non indifferente, che dura per tutta la vita. E' il caso di due esemplari albini di pitone delle rocce indiano, un maschio e una femmina, ritrovati nel greto del Bisagno, quel torrente genovese che per la maggior parte dell'anno è quasi secco ma si riempie ed esonda pericolosamente durante le alluvioni. "Questi animali vivono quanto l'uomo", racconta la biologa, "ma su questo spesso uno non riflette quando li compra. Poi diventano un peso e allora scatta l'abbandono. Ci vuole più consapevolezza quando si sceglie un animale domestico, sia esso un cane, una tartaruga o un pitone". Come si sfamano questi animali? "Noi li nutriamo con topi morti", dice candidamente Castellano mentre un brivido mi attraversa la schiena. Menomale che non siamo capitati all'ora di pranzo.

Tra gli altri esemplari degni di nota c'è un cucciolo di boa constrictor, che fatico a identificare tanto il suo corpo assomiglia al tronco sul quale è attorigliato. "E' stato rinvenuto nel porto di La Spezia". Ma cosa ci faceva lì? "Forse è stato perso o abbandonato da qualcuno oppure, come a volte accade, è sbucato fuori da un container di merce giunta in porto. Riceviamo spesso chiamate dai porti in merito a rettili usciti dal carico delle navi". Nella teca a fianco ci sono diversi esemplari di geco gigante diurno del nord del Madagascar. E' di un bel color verde acceso e il nome non deve spaventare: pur essendo la specie di geco diurno più grande, non supera i 30 cm di lunghezza. Altri terrari ospitano varie specie di testuggini tra cui la testuggine aracnoide che vive sulle dune sabbiose del Madagascar: è molto a rischio in natura mentre vive e si riproduce regarolarmente in cattività.

Una sfera dell'altro mondo
Infine è arrivato il momento della Bolla, come i genovesi chiamano affettuosamente la Biosfera, diventata un altro simbolo della città insieme alla lanterna e al Bigo, l'ascensore panoramico che si trova nella stessa area del Porto Antico in cui è collocato l'Acquario. Visitabile con un biglietto separato, oppure all'interno di una formula a pacchetto che comprende anche il Bigo, appunto, e il museo dell'Antartide, questa enorme sfera di vetro ospita prima di tutto un'importante collezione di piante tropicali. "I visitatori che entrano qui sono abituati a pensare alle piante come a un semplice sfondo", mi racconta Castellano, "invece qui abbiamo piante bellissime che è raro trovare in Europa e che meritano da sole la visita". Dalla Mangrovia rossa al Sicomoro, dalla pianta del Pepe nero alla Cannella e dalla Papaya, con tanto di frutti in via di maturazione sui rami, alla Jaboticaba, "forse ce ne sono due o tre esemplari in Europa", che proviene dal Brasile e ha caratteristici frutti saporiti che nascono direttamente sul tronco.

Abbarbicate sui rami di tutti questi maestosi alberi, oppure ben piantate per terra, o ancora fluttuanti in vasi appesi a mezz'aria tra i rami si trovano poi moltissime orchidee. "Abbiamo una sola specie botanica e circa venti ibridi", precisa la biologa. Ce n'è davvero per tutti i gusti per colori, forme e anche odori: "la maggior parte delle orchidee non ha odore, qualcuna invece sì e, a seconda del tipo di insetti che devono attirare, alcune profumano altre addirittura puzzano". Ma le orchidee non sono le sole macchie di colore in mezzo a tutto questo intenso verde tropicale. Tre esemplari di ibis scarlatto, di un bel rosso arancio che sembra quasi fosforescente, controllano austeri dall'alto di un ramo tutto quello che accade sotto di loro.

Promozioni di marzo
Per chi non c'è mai stato, per chi l'ha visitato ma manca da un po' di tempo e si è perso gli ultimi aggiornamenti, con la famiglia o in coppia, perché non c'è bisogno della scusa dei bambini per godersi lo spettacolo della natura, l'Acquario di Genova è aperto tutti i giorni con orario continuato dalle 9 alle 20 e nel weekend e nei festivi dalle 8:30 alle 21. Fino a fine mese si può approfittare della promozione online comprando il biglietto a 20 euro invece di 25 o con speciali tariffe per famiglie. Per info: www.acquariodigenova.it.

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