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Scienza

Adolescenza difficile. Mamme... ... (e papà) sull’orlo di una crisi di nervi

Disperazione e senso di impotenza: sono queste le principali ragioni che inducono i genitori a sdraiarsi sul lettino di uno psicoterapeuta. Per provare a recuperare un rapporto più corretto con i propri figli

Credits: Corbis

Madri sul lettino dello psicologo al posto del figlio adolescente. Non sono certo casi isolati. Anzi, la tendenza è senza precedenti e assomiglia a una collettiva richiesta di aiuto. Basta leggere i dati per avere un’idea di un fenomeno che è in continua crescita. Dieci anni fa solo una persona, ogni mille che si rivolgevano al terapeuta, aveva gravi problemi con il figlio; la percentuale è cresciuta fino ad arrivare al 400 per mille, in prevalenza madri. In pratica, quasi la metà degli episodi trattati sul lettino dello psicologo riguarda la guerriglia casalinga.

È quanto emerge da uno studio condotto da Federico Bianchi, responsabile dell’Istituto di psicologia (e ortofonologia) che nel Lazio si occupa del benessere di 80 mila persone. Confermano la tendenza all’Ordine degli psicologi. Spiega la presidente Marialori Zaccaria: «Lo specialista ha preso il posto della nonna. Fino a qualche anno fa con le grandi famiglie, si chiedeva un aiuto tra le pareti domestiche. Ora i genitori non solo sono costretti a rivolgersi al terapeuta, ma a farlo al posto del figlio malato».

È passato il tempo in cui le donne erano sull’orlo di una crisi amorosa di nervi. Oggi quelle donne sono diventate mamme e nella crisi sono cadute a capofitto. Ma per altro tipo di amore. Non sapendo più quali strumenti adottare, avendo già usato ogni possibile variante del bastone e della carota per arginare la spietata prepotenza degli ex diletti pargoli, ecco l’ultimo appiglio cui aggrapparsi. Meglio, su cui sdraiarsi: il lettino dello strizzacervelli. Considerato, di volta in volta, medico, profeta, aruspice. Insomma, l’uomo dalla parola che guarisce.

Madri sul lettino (si fa per dire) anche nelle scuole: negli ultimi due anni a Roma sono stati aperti 80 sportelli di sostegno psicologico per genitori e figli in difficoltà: 100 mila i casi trattati nel 2012. Per non parlare delle presunte psicoterapeute che offrono aiuto online (e che hanno il loro seguito), i telefoni amici o le chat attraverso le quali le mamme si scambiano esperienze e consigli.

Ma perché una donna, spesso anche in carriera, oberata da impegni casalinghi e professionali, arriva ad andare due-tre volte la settimana (questa la cadenza più frequente) dallo specialista? Sono soprattutto disperazione e senso di impotenza di fronte ai figli adolescenti le bombe innescate e pronte a esplodere in ogni momento per il più futile dei motivi. Lo ribadiscono gli specialisti interpellati da Panorama. Nicola Martucci, primario neurologo, direttore del centro di ceuroscienze della Asl Roma H, spiega: «L’età delle signore che chiedono supporto oscilla tra i 35 e i 48 anni». Quanto può durare una terapia che faccia da ponte tra madre e figlio? «Difficile quantificare, si va da un minimo di un anno fino a cinque. Meglio se il ragazzo decide (ma il caso è davvero raro) di seguire il genitore». I costi non sono per nulla esigui: si parte da 50 euro fino a un massimo di 200 a seduta, in proporzione al prestigio o alla fama del terapeuta.

«I problemi principali che angosciano le mamme sul lettino sono l’utilizzo di droghe, dalla marijuana alla cocaina, anoressia, alcolismo e sesso ultraprecoce» racconta Roberta Giommi, psicoterapeuta e direttrice dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze. La cura per le signore? «Riuscire a comunicare in modo corretto con i figli sui rischi che si corrono. Non c’è solo l’aids, nella classifica di questi atteggiamenti spregiudicati c’è il sempre più diffuso ricorso alla pillola del giorno dopo, anche a 13 anni. Un tempo si stigmatizzavano i rapporti frettolosi con i figli (pranzo, cena e letto) con la frase: questa casa non è un albergo. Beh, le madri devono capire che le cose sono cambiate: la casa deve essere un albergo con orari, regole e gerarchie precise. Non si può aspettare che il proprio figlio rientri alle 3 di notte e non sapere dove sia, con chi sia e che cosa stia facendo» raccomanda Giommi.

Adele De Pascale, docente di psicologia all’Università La Sapienza di Roma, chiarisce che l’età del periodo critico si è allungata: si va dai 12 ai 20 anni. «Il consiglio che do alle mie pazienti, sempre più numerose, è fare fronte unico con il marito: poche regole ma certe e severe. L’adolescente di oggi deve ritrovare i valori di una volta. Ci sarà una ragione se noi giocavamo a campana e da 2-3 anni sentiamo parlare di tromba-amico o tromba-party?».

Una consolazione: gli esperti concordano nello spiegare alle pazienti che il cosiddetto momento di rottura in cui il figlio (maschio o femmina) deve distruggere nella sua mente le figure familiari («Vederle brutte, addirittura desiderarne la morte») è indispensabile per poter crescere. La terapia per incanalare la rabbia? Lo sport gioca un ruolo fondamentale, evita di far incappare nell’abuso di alcol e di droghe che ormai si trovano ovunque, perfino nei gabinetti di scuola. Quello che manca è un progetto interessante, un sogno in cui credere.

E non finisce qui perché c’è anche il rovescio della medaglia che riguarda non il figlio ribelle, insofferente e arrogante, ma il perfettino, ovvero il figlio modello. Avverte lo psicologo: «Suo figlio è perfetto? Peggio. I problemi adolescenziali vanno vissuti e superati nell’età giusta. Un teenager senza ansie, le avrà più tardi e in maniera dirompente ». In conclusione, sempre a stendersi sul lettino bisogna andare.

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