È vero tutto, sia il bianco che il nero. Sono veri anche gli opposti, quando si parla di start-up: creano lavoro e ne distruggono. Vale sempre, con l’innovazione tecnologica; ma nella nostra epoca più che mai, e se n’è parlato con accenti chiarissimi a Milano, alla tavola rotonda “Le start-up spiccano il volo in Lombardia”.

Tante aziende giovani e giovanissime e con esse, tanti giovani, faranno fortuna: lo hanno sottolineato, portando esempi esaltanti, imprenditori giovani come Marco Gay, vicepresidente di Digital Magics e presidente dei Giovani di Confindustria, o Danilo Iervolino, fondatore e presidente dell’Università telematica Pegaso e dell’Universitas Mercatorum.

Ma contemporaneamente tante innovazioni tecnologiche distruggeranno moltissimi posti di lavoro, e lo ha ricordato con forza, dati alla mano, Federico Pistono, startupper, futurologo e autore del best-seller “I robot ti ruberanno il lavoro ma va bene così: come sopravvivere al disastro economico ed essere felici”.

Per Pistono, interpellato dalla conduttrice Barbara Carfagna del Tg1, "ci saranno pochissimi soggetti che, con l’innovazione della nuova era cognitiva, faranno tantissimi soldi ma tanto, tanto lavoro manuale si perderà. Mi viene in mente il mito greco di quella forza che si scatena, irrefrenabile, all’apertura di una porta sacra e distrugge tutto quel che trova…"

Inevitabile un po’ di dialettica, su queste prospettive inquietanti, con la "master inventor" di Ibm Italia, Floriana Ferrara - ingegnere, felicemente mamma, luminosamente tarantina, cittadina del mondo – che ha all’attivo la bellezza di 23 brevetti informatici e quindi funge in azienda da punto di riferimento per tutti coloro che, interni o esterni, ritengano di avere qualcosa di nuovo da lanciare: "Con il nostro sistema cognitivo Watson stiamo creando innovazione, intervenendo sulla salute migliorandola, potenziando tutti i campi della vita umana. In questo momento l’Italia è al 16° posto come Paese più innovativo d’Europa, su 28. Ma se non creiamo innovazione non cresciamo. Innovazione oggi significa cognitive computing. L’Italia lo cavalchi, lo usi per scalare le posizioni. Perché al primo posto in quella classifica ci deve essere la Corea del Sud? Perché hanno puntato sul cognitive: possiamo farlo pure noi”.

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Marco Gay, vicepresidente esecutivo di Digital Magics, ha sottolineato che "c’è bisogno di un cambio culturale, le start-up che preferiamo incubare non sono quelle che mirano a vendere un’idea in 18 mesi a Google ma quelle che vogliono creare valore stabile. E dopo un po’ che stanno con noi, devono essere cresciute ed essersi rese autonome! Da quando siamo nati abbiamo ricevuto 7000 pitch, solo nell’ultimo anno 1500: e ci prendiamo la responsabilità di dire dei no. Con quali metri di valutazione siamo arrivati a 69 start-up? Cercando il team, il talento e, per ultimo, il business plan, perché di solito una start-up vera non può essere certissima di arrivare presto all’utile, ma è bene se sinceramente ammetta di non avere simili sicurezze!”.

Lo sa bene Zornitza Kratchmarova che con Serena Errico ha fondato Baby Guest, una start-up che si rivolge ai genitori in viaggio con l'obiettivo di semplificare loro la vita attraverso il noleggio e/o l'acquisto di tutto quanto serve ai loro figli, lontano da casa, direttamente sul posto di destinazione. "Non basta avere un'idea che funziona" conferma Kratchmarova "le difficoltà che si incontrano durante il percorso di lancio e consolidamento dell'azienda sono numerose: dalla burocrazia, alla logistica, agli acquisti, al magazzino. Bisogna essere preparati e avere le professionalità adeguate per poter vincere la sfida e crescere nel medio periodo".

Dimensioni diverse ma approccio vicino a quello di Marco Gay per Davide Dattoli, il cofondatore di Talent Garden, la prima impresa italiana nel settore dei luoghi di coworking, non a caso “incubata” da Digital Magics: “Cinque anni fa mi accorsi che attorno a me, a Brescia, c’era tantissimo talento ma mancavano luoghi aggreganti, e pensammo di creare quindi dei luoghi fisici dove le persone, con la scusa dell’affittarsi una scrivania, potevano scambiarsi idee e collaborare. Oggi Talent Garden è in cinque Paesi diversi…”.

Qualche dato concreto da Gabriele Busti, dirigente della Regione Lombardia che si occupa appunto di selezionare le start-up meritevoli tra le tante che si propongono per ottenere i finanziamenti regionali, fino a 65.000 euro di cui il 10% a fondo perduto. "Siamo un po’ burocratici? Il minimo che ci viene imposto dai regolamenti di Bruxelles, visto che i fondi che gestiamo arrivano dall’Europa”.

Infine, il padrone di casa Danilo Iervolino (la tavola rotonda ha avuto luogo nella nuovissima sede milanese di Pegaso): "Per me la rivoluzione digitale è la rivoluzione senza permesso, che consente a chiunque abbia talento di avere la sua opportunità. Io vengo da un paese di provincia, vicino Napoli, eppure decisi 10 anni fa di tentare l’ingresso in un settore ingessato e paludato con cultura solipsistica. Ebbene, dopo 10 anni, abbiamo 1000 dipendenti e 58 sedi. Però ai giovani dico che non devono aver paura di fallire e che l’idea buona non basta. L’idea è il 5% del lavoro; il 95% di una start-up di successo sta nella capacità di realizzarle, le idee”.

Una conclusione sul tema “lavoro no-lavoro sì”, sollevato all’inizio del dibattito. Per Pistono è una questione politica: sta agli Stati trovare formule, per esempio i salari di cittadinanza, che possano assicurare il sostentamento di tutti coloro che, usciti dal mercato del lavoro per effetto della nuova automazione, non riuscendo a riconvertirsi, finiranno disoccupati.

Da formatore, invece, Iervolino ammonisce i giovani: “Preparatevi bene, anche un calciatore deve avere talento ma poi deve allenarsi e imparare tattica e tecnica, quindi studiate, i giusti percorsi universitari ci sono, e gli incubatori daranno un grande sprone”.

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