"Genova è una città che in molti descrivono chiusa ma che ha molta voglia di aprirsi e riscoprirsi". Così il direttore di Panorama Giorgio Mulè ha introdotto l'appuntamento del venerdì mattina con le eccellenze imprenditoriali della città che ospita la prima tappa dell'edizione 2016 del tour Panorama d'Italia.

Palazzo Lercari Parodi ha fatto da cornice al convegno moderato dallo stesso direttore accompagnato da vere "eccellenze": da Giuseppe Costa, presidente e ad di Costa Edutainment-Acquario di Genova a Claudio De Persio, direttore operativo Cobat, da Pietro Romanengo, presidente di Pietro Romanengo fu Stefano a Giovanni Verreschi di ETT fino ai due assessori Ilaria Cavo, con delega della Regione alla comunicazione, formazione e politiche culturali e Carla Sibilla, alla Cultura e al Turismo per il Comune di Genova.

Il ruolo delle istituzioni
Le istituzioni pubbliche hanno tra gli obiettivi principali quello di rilanciare la capacità attrattiva della città. Per i giovani, anche attraverso corsi di formazione regionali (legati al turismo, ristorazione e attività marittime) finanziati dai fondi sociali europei. “L’obiettivo è premiare i bandi delle aziende che abbiano alte previsioni occupazionali e che diano garanzie in tal senso” ha spiegato Cavo che sta lavorando a un portale di scambio tra offerte di posti da parte delle aziende e di richieste da parte dei giovani. 
“I ragazzi hanno bisogno di confronto”.

Tra gli obiettivi dell’assessore, al fine di incrementare il turismo in Liguria, c’è anche una comunicazione mirata: “Abbiamo attivato una campagna per promuovere il nostro territorio anche in inverno: la regione può ospitare turisti tutto l’anno. Forti anche del fatto di avere un Presidente che viene dal mondo della comunicazione (anche Ilaria Cavo è ex giornalista Mediaset, ndr), puntiamo a raccontarci meglio e renderci più attraenti”.

Anche attraverso una grande attenzione all’identità, come sostiene Carla Sibilla: "Genova è una città di porto, di mare, di arte, ma anche di innovazione e cultura scientifica. Insieme a una chiara consapevolezza di ciò che siamo, la nostra ricetta prevede anche la moltiplicazione di eventi di prestigio, come le tre mostre in corso in queste settimane, che ci aiutino a renderla attraente come merita".

I punti di forza
Partendo da dove? Dalla tradizione all'innovazione passando per l'imprescindibile turismo, la tavola rotonda ha snocciolato temi e criticità del continuare a creare ricchezza sul territorio genovese. A partire dalle sue meraviglie naturali e dal suo Acquario.

È a questo riguardo che Giuseppe Costa, presidente e ad di Costa Edutainment - Acquario di Genova, ha spiegato il tentativo di rilancio di una struttura invidiata in Europa ma in sofferenza. “Nell’azionariato, alla fine del 2015, è entrato un fondo di investimento e con loro abbiamo fatto un nuovo piano di sviluppo a partire dal cambio dei suoni, delle luci e dei percorsi”.

Sono lontani i tempi in cui (circa 20 anni fa) la famiglia Costa aveva aperto l'Acquario e in molti andavano a Genova quasi eslusivamente per visitarlo. “Per fortuna, da genovese, sono felice di constatare che non sia più così e che la città abbia vissuto un nuovo risveglio, da Palazzo Ducale in avanti”.

Ciò che preme a Costa è il tipo di esperienza vissuta nell'Acquario. Il visitatore che esce da qui “deve farlo con una maggiore coscienza ecologica rispetto a quando è entrato" ha spiegato Costa. "Mi dà orgoglio sensibilizzare anche solo un poco al rispetto all’ambiente”. E in merito alle denunce degli animalisti piovute sulla società, ammette di avere pesanti dissidi con gruppi più polemici ma di aver trovato un ottimo dialogo con associazioni del calibro del WWF.

L'ecologia al centro
Non è facile fare un business "ecologico" su un territorio così impervio come quello ligure. E se la preoccupazione di Giuseppe Costa resta quella di sensibilizzare al riguardo, l'obiettivo del consorzio Cobat (Consorzio obbligatorio per le batteria al piombo esauste e i rifiuti piombosi) è proprio quello di raccogliere rifiuti tecnologici allo scopo di reinserirli nel circuito produttivo, secondo il virtuosismo dell’economia circolare.

La nautica
Genova è sinonimo di mare e una delle eccellenze imprenditoriali che hanno portato il nome della città in giro per il mondo è la Amico&Co, colosso della ristrutturazione di mega yacht, attivo a Genova da 25 anni, che dal convegno di Panorama d'Italia porta l’attenzione sulla pulizia ambientale delle attività portuali “sulle quali spesso ci sono pregiudizi”, come chiarisce il presidente Alberto Amico.

Quando la sua azienda è nata, racconta, le barche grandi erano di 40 metri ed erano anche italiane. Ora arrivano a 100 metri e "sono quasi sempre di stranieri che però si avvalgono del nostro lavoro e creano qui occupazione” chiarisce Amico. Sono 120mila le persone di equipaggio presenti nel porto di Genova, “con un’enorme capacità di spesa: gli equipaggi hanno redditi mensili da 2500 a 15mila euro netti e hanno voglia di spenderli”.

Amico è molto esplicito nelle sue critiche verso l’autolesionismo nazionale in materia di nautica: “L’’Italia si è voluta fare più male che altrove. Non si capisce perché questo settore debba essere associato alle cose peggiori, finanche al narcotraffico, quando invece genera ricchezza”.

A forza di punirci, prosegue Amico “saranno i genovesi a piangere” perché perdono opportunità economiche e lavorative. “Spero che cambi la mentalità, che si superino le divisioni anche partitiche”. E attacca, senza girarci intorno: “Genova è stata monocolore per 40 anni, vincolata da veti politici incrociati. Questo ha prodotto una paralisi: dalla Fiera alla gestione del porto, alle marine. Ci sono normative frutto di retaggi di ideologie che hanno fatto male alla città”.

La tradizione dolciaria
Dolce per definizione l’intervento delicato e saggio dell'"anziano” Pietro Romanengo, settima generazione della Pietro Romanengo fu Stefano, da 236 anni portabandiera della più sofisticata tradizione di confetteria. Uno dei veri scrigni di Genova:  “Non si resiste per così tanto se non ci si lega alla tradizione. Quella della confetteria nasce negli anni 1000, quando arrivò lo zucchero. Dagli orientali abbiamo appreso la sapienza di confezionare e candire la frutta. Così è nata la tradizione genovese che ha raggiunto vette di qualità altissima e ha formato dinastie di confettieri”.

Fino al 1950, spiega Romanengo, sono stati anni di grande lustro, poi è iniziata la crisi per via della concorrenza, di leggi difficili da interpretare e di un mercato più ostile. “È venuta meno la percezione della differenza della qualità. Da una parte l'industria, dall'altra l'artigiano confettiere che lavora sul fresco: o conserva la natura o comunque la imita. È un’altra arte, la nostra”. Con i cioccolatieri e i pasticceri, nei vicoli di Genova, si era creata un’enclave di profumi: “Il Medioriente nella storia della città ha avuto un’influsso importante e la confetteria ne era un esempio”.

Lo scrigno di Romanengo, comunque, è al sicuro, ancora connotato dal simbolo della colomba intrecciata con l’ulivo “segno di pace, dopo il 1815” e dalla carta blu in uso per il commercio delle spezie. “In questo momento la famiglia si è coalizzata bene. È entrato al mio fianco un mio fratello e il futuro non mi fa paura”. E chiosa: “Bisogna vedere se riusciamo a portare questa cultura fuori da Genova, purtroppo la nostra città non basta più”.

L'innovazione
Dal passato più romantico al futuro hi-tech, la necessità di guardare al di fuori dei confini italiani non cambia. Ne è convinto anche Giovanni Verreschi, presidente e ad di ETT, azienda tecnologica che si dedica anche all’intrattenimento (tra i loro must, i Carbord: visori di cartoni che consentono di vedere immagini tridimensionali come quelle di chi sta dentro una stazione spaziale).

“La strada verso l’estero è lunga ma è avviata" spiega Verreschi. "Abbiamo vinto una gara ad Abu Dhabi, per rendere attrattiva una delle oasi storiche la cui visita deve essere resa più spettacolare. Siamo arrivati lì con mezzi propri, scommettendo su una sede a Londra che ci ha consentito di avviare una serie di progetti internazionali, anche frequentando molte fiere”.

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