300 libri a due scuole di Trento. Il direttore di Panorama Giorgio Mulè li ha donati al Liceo Classico Giovanni Prati (200 libri) e al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci (100 libri). Il premio e il relativo diploma sono stati assegnati prima a Fiamma Rodi e poi a Vittoria Broli e Michele Pavesi, gli studenti delle rispettive scuole che hanno partecipato al concorso "100 libri per 1 scuola" e che hanno scritto le lettere giudicate "migliori" dalla redazione di Panorama.

Il concorso, infatti, è aperto agli studenti degli istituti superiori delle 10 città dove si svolge Panorama d'Italia ai quali si chiede di scrivere un testo rispondendo alla domanda: "Perché Panorama dovrebbe lasciare in eredità 100 libri alla tua scuola?" La lettera giudicata "migliore" riceve un premio che consiste, appunto, in 100 libri per la biblioteca del proprio isituto. A Trento, Panorama ha deciso di triplicare.

LEGGI QUI COME FUNZIONA E COME PARTECIPARE AL CONCORSO

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Ecco le 3 lettere dei 2 istituti vincitori.

Christoph Thun
Liceo classico Giovanni Prati
Classe V, sez. C

Raramente l'Italia è stata unita da un'ideale. Ma le poche volte in cui ciò è accaduto, quell'ideale si è concretizzato, perché le persone ci credevano. Come un fiume in piena, i cuori palpitarono all'unisono.

È velleitario il tentativo di riunire milioni di persone nell'alveo di un unico pensiero, per quanto esso possa essere condiviso. Però è auspicabile trovare un fil rouge che collegando gli italiani possa aiutarli a rivalutarsi, a riconoscersi in quello che hanno creato e nelle loro potenzialità, trasformando difetti e manchevolezze in margini di miglioramento. Quale potrebbe essere questo fil rouge? Un buon punto di partenza è quello di indagare il panorama letterario italiano. Sarebbe difficile negare il ruolo preponderante avuto dalla nostra nazione in questo campo lungo tutti i secoli.

A partire dall'umanesimo con la riscoperta dei classici per arrivare a Sebastiano Vassalli, scomparso da poco. Ognuno si rende conto che l'Italia ha nel suo carattere una cultura sconfinata. Alla domanda posta nell'ambito di questo concorso risponderei che nella mia scuola questa cultura è sempre stata indagata in modo lenticolare e fecondo.

Come un seme che viene piantato, la voglia di rendere proprio e accrescere un patrimonio culturale cerca di essere instillata amorevolmente negli alunni perché, come fece Giovanni Prati, già alunno -eponimo- della nostra scuola e poeta, possano esserne dei rappresentanti. Larga parte della cultura tuttavia non risiede nelle prestigiose collane delle grandi case editrici, ma nelle menti, nelle azioni, in quelle schiere di poesie e romanzi mai mandati in stampa dalla vita breve, contingente.

Così anche nella nostra scuola ci sono tanti scrittori in erba, tante persone che magari non fanno della scrittura o della lettura il carattere preponderante della loro personalità, che però comprendono benissimo quanto sia importante nella loro intimità. Come alla ricerca di ossigeno, tanti di questi alunni si recano nella nostra biblioteca, spinti da quel seme che diventa pianta.

Con grande riconoscenza, voglio affermare e sono convinto che la nostra scuola offrirebbe una buona culla per insegnare ad eventuali nuovi volumi il modo migliore di esprimersi, in un ambiente aperto e incontaminato. In un ambiente in cui dai tempi dell'irredentismo si è scritta la storia italiana, in un'Italia giovane che ha voglia di vivere una nuova primavera, un nuovo risorgimento. aramente l'Italia è stata unita da un'ideale.

Ma le poche volte in cui ciò è accaduto, quell'ideale si è concretizzato, perché le persone ci credevano. Come un fiume in piena, i cuori palpitarono all'unisono. È velleitario il tentativo di riunire milioni di persone nell'alveo di un unico pensiero, per quanto esso possa essere condiviso. Però è auspicabile trovare un fil rouge che collegando gli italiani possa aiutarli a rivalutarsi, a riconoscersi in quello che hanno creato e nelle loro potenzialità, trasformando difetti e manchevolezze in margini di miglioramento. Quale potrebbe essere questo fil rouge? Un buon punto di partenza è quello di indagare il panorama letterario italiano. Sarebbe difficile negare il ruolo preponderante avuto dalla nostra nazione in questo campo lungo tutti i secoli.

A partire dall'umanesimo con la riscoperta dei classici per arrivare a Sebastiano Vassalli, scomparso da poco. Ognuno si rende conto che l'Italia ha nel suo carattere una cultura sconfinata. Alla domanda posta nell'ambito di questo concorso risponderei che nella mia scuola questa cultura è sempre stata indagata in modo lenticolare e fecondo. Come un seme che viene piantato, la voglia di rendere proprio e accrescere un patrimonio culturale cerca di essere instillata amorevolmente negli alunni perché, come fece Giovanni Prati, già alunno -eponimo- della nostra scuola e poeta, possano esserne dei rappresentanti.

Larga parte della cultura tuttavia non risiede nelle prestigiose collane delle grandi case editrici, ma nelle menti, nelle azioni, in quelle schiere di poesie e romanzi mai mandati in stampa dalla vita breve, contingente. Così anche nella nostra scuola ci sono tanti scrittori in erba, tante persone che magari non fanno della scrittura o della lettura il carattere preponderante della loro personalità, che però comprendono benissimo quanto sia importante nella loro intimità. Come alla ricerca di ossigeno, tanti di questi alunni si recano nella nostra biblioteca, spinti da quel seme che diventa pianta.

Con grande riconoscenza, voglio affermare e sono convinto che la nostra scuola offrirebbe una buona culla per insegnare ad eventuali nuovi volumi il modo migliore di esprimersi, in un ambiente aperto e incontaminato. In un ambiente in cui dai tempi dell'irredentismo si è scritta la storia italiana, in un'Italia giovane che ha voglia di vivere una nuova primavera, un nuovo risorgimento.

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Fiamma Rodi
Liceo classico Giovanni Prati
Classe III

Se questo è uno studente, 100 libri nuovi nella sua scuola desidererebbe.

Con questi testi, una resurrezione dello spirito affronterebbe.

Ai suoi turbamenti - non solo a quelli di Törless, rimedio troverebbe.

Storie di uomini inutili certo non leggerebbe e su di un castello, con questi, si rifugerebbe.

Con la coscienza di un certo Zeno li osserverebbe.

Da una parte - non sol di Swann - li invidierebbe.

Con la pazzia calcolata di Herzog li vivrebbe.
Col grande sonno nel suo letto li sognerebbe.

Nel mondo di ieri da altri vissuto, si tufferebbe.

Sulla strada con tanti amici li commenterebbe.

Persino in una foto di gruppo con signora si ritroverebbe.

Nei suoi amici tanti Holden cercherebbe.
Lettere al padre entusiasta scriverebbe.

Con gran furore ai tanti racconti si appassionerebbe.

Le notti bianche con nuovi sogni riempirebbe.

Con orgoglio ne parlerebbe e senza pregiudizio li valuterebbe.

Con le sue affinità elettive li confronterebbe e i molti ritratti, non solo di Gray, ammirerebbe.

1984 idee delle cose lette si farebbe.

Nella casa in collina, in cuor suo, li porterebbe.

La bella estate con il loro ricordo passerebbe e l’afa così meglio sopporterebbe.

Anche un’educazione sentimentale da questi riceverebbe.

La nausea di questi libri mai avrebbe.

Una vita violenta senza di loro passerebbe.

L’insostenibile leggerezza dell’essere assaggerebbe.
Cent’anni di solitudine di sicuro eviterebbe.

Giunto infine alla senilità se ne ricorderebbe
, ma soprattutto un solo giornale, Panorama, ringrazierebbe.


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Vittoria Brolis e Michele Pavesi
Liceo scientifico Leonardo da Vinci
Classe V, sez. A e B

Perché una scuola dovrebbe ricevere 100 libri? Le scuole sono un luogo di aggregazione, non solo di crescita. A volte ti annoiano, ma sono l'archivio di chi le ha frequentate prima di noi. Necessitano scoperta.

Attraverso i libri apprendiamo nuovi valori, nuove tematiche su cui discutere, elaboriamo opinioni, scopriamo nuovi mondi con regole diverse da quelle della fisica, veniamo messi di fronte alle testimonianze più felici e più crudeli.

Grazie ai libri la nostra mente costruisce stanze, case, città, dà forma a volti immaginari. Servono 100 libri per andare oltre 100 muri con 100 storie diverse.

Non vogliamo essere fermi, ma saltare tutti i muri che ci circondano. Vogliamo approfondire ciò che non possiamo spiegare ma anche ciò che già conosciamo.

Conoscere esperienze reali e di fantasia. Vogliamo vivere ciò che sogniamo e ciò che non riusciamo a capire. I libri servono a integrare il nostro vissuto con quello degli altri e ad ampliare la nostra immaginazione.

Sono la realizzazione più grande di ciò che abbiamo vissuto e di cio che dobbiamo ancora vivere.

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