Viene in mente Pigmalione, il mitico scultore che si innamora della bellissima statua di donna che ha scolpito e supplica gli dei di animarla e permettergli di sposarla: quando parla Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione industriali di Napoli, si sente che è innamorato e che spera sempre nel miracolo. Solo che lui la chiama "vision", perché è veramente questa, per lui e per i tanti imprenditori di Napoli che hanno scelto di rimanere, la visione da seguire: quella di insistere e scommettere sullo sviluppo di una delle città più belle, affascinanti e problematiche del mondo.

Darsi una visione strategica comune e perseguirla insieme: "Dobbiamo smetterla di vivere di emergenze" dice "non aiutano a crescere, fanno il male di un territorio perché non risolvono alla radice i veri problemi strutturali. Dobbiamo provare a immaginare, insieme alle istituzioni e alla classe dirigente di questo territorio, nuovi scenari con una dimensione di 10-15 anni per il futuro di questa città".

La base di partenza è ingrata. Secondo i dati Unioncamere, dal 2009 in poi l’economia napoletana ha vissuto un calo medio annuo del valore aggiunto dello 0,9 per cento. Per questo una svolta si impone. Già: ma come e dove dirigere la marcia del riscatto? Industria manifatturiera, logistica, reti, giacimenti culturali, la riqualificazione di Bagnoli: sono cinque dei punti-chiave da riformare per rilanciare Napoli, secondo i suoi industriali. "Ma anche la valorizzazione dell’area orientale della città, straordinariamente collegata" aggiunge Prezioso, che di mestiere fa l’imprenditore edile e opera molto anche fuori Napoli, per esempio a Milano: "Vi posso assicurare" sottolinea "che oggi a Napoli è in atto il processo di rigenerazione urbana più grande d’Europa, molto più grande di quello attuato a Milano tra Citylife, Porta Nuova e le altre iniziative. Ci sono, nella mia città, 22 piani urbanistici per 2,3 miliardi di investimenti privati, a fronte di 209 milioni di interventi pubblici già partiti! Bagnoli è importante, ma è la decima parte del totale".

E in effetti, sul sito dell’Unione, campeggiano due progetti: Bagnoli e l’area flegrea e Pompei e l’area vesuviana. Per far sì che i cinque milioni di visitatori che ogni anno arrivano negli scavi più famosi del mondo pernottino: oggi accade solo nel 3 per cento dei casi, gli altri ripartono. Innovazione e turismo, insomma, binomio fondamentale per il riscatto di Napoli.


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