Napoli

Al Museo di Capodimonte con Vittorio Sgarbi

In viaggio con il critico d'arte tra i segreti del prezioso scrigno partenopeo

Vittorio Sgarbi – Credits: Getty

Il museo di Capodimonte appartiene a una categoria speciale e distinta dai grandi musei italiani; si pone tra i rarissimi di interesse nazionale e quindi universale: è un museo di famiglia. Divide questa condizione soltanto con gli Uffizi, è infatti il museo dei Farnese e raccoglie le loro collezioni di pittura, scultura, disegni, armi e arti decorative che furono arredo della reggia voluta da Carlo III di Borbone nel 1738 e disegnata sulle colline sopra Napoli da Giovanni Antonio Medrano.

Capodimonte accoglie opere fondamentali della collezione Farnese iniziata da Paolo III con dipinti di Raffaello, Correggio, Tiziano, Parmigianino, Annibale Carracci, e inizialmente collocate in palazzo reale. Dopo la prima selezione di questi capolavori, nel 1758 il museo di Capodimonte si arricchisce dei cartoni preparatori di Michelangelo per gli affreschi della cappella Paolina e di quelli di Raffaello per la stanza di Eliodoro. Arrivano poi altri capolavori: di Masolino da Panicale, Simone Martini, Andrea Mantegna e di Giorgio Vasari, e si acquistano opere di importanti artisti napoletani come Ribera e Luca Giordano. Così alla fine del diciottesimo secolo il museo accoglie circa 1.800 dipinti.

Dopo gli anni della dominazione francese, con la Restaurazione, arrivano a Capodimonte nuovi dipinti di giovani artisti napoletani inviati a studiare a Roma. Con il nuovo secolo, nel 1901, le collezioni si arricchiscono di uno degli assoluti capolavori, la Crocifissione di Masaccio con la magnifica figura della Maddalena dolente.

Infine sono destinate a Capodimonte tutte le pitture e le opere medievali e moderne lasciando al museo archeologico nazionale la collezione di antichità dei Farnese. L’allestimento con l’assistenza di Ferdinando Bologna e di Raffaello Causa è affidata all’architetto Ezio De Felice. Una guida d’eccezione nel museo di Capodimonte Nella tappa napoletana di «Panorama d’Italia», il 25 marzo, il grande critico illustrerà i segreti del prezioso scrigno partenopeo. Ecco un assaggio. di Vittorio Sgarbi Tra le opere impedibili, oltre a quelle ricordate: La parabola dei ciechi di Peter Breugel; Il ritratto di Paolo III con i nipoti e La Danae, entrambi di Tiziano.

E ancora: La liberazione di san Pietro di Battistello Caracciolo, in cui si manifesta una piena intelligenza di Caravaggio; il teatrale San Sebastiano di Mattia Preti, il maestoso Sileno ebbro di Ribera, l’Ercole al bivio di Annibale Carracci e Atalanta e Ippomene di Guido Reni. Capodimonte, come Napoli, vale una vita, e ogni visita è una giornata felice.

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