Napoli
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C'è una postina spaziale per voi

Irene verrà lanciata in orbita nel 2017 e sarà utilizzata per rimandare sulla Terra campioni di laboratorio

Si chiama Irene, ma a Napoli est, sede della   società consortile Ali (Aerospace laboratory for innovative components), il project manager Francesco Punzo e i tecnici che ci lavorano da cinque anni l’hanno affettuosamente ribattezzata "la bambina". Alta 29 centimetri, larga 25 da chiusa e 1 metro con il suo "ombrello" aperto, in acciaio, alluminio e fibra di ceramica somiglia un po’ alla navicella spaziale del film E.T., ma è invece una "piattaforma satellitare modulare", utilizzabile anche come capsula di rientro.

"Una space mail, una sorta di postina spaziale" così la definisce Giovanni Squame, presidente di Ali: imbarcata sui razzi, verrà utilizzata per rispedire sulla terra le informazioni raccolte durante le missioni spaziali o anche i campioni di laboratorio. Un gioiello della tecnica sul quale sono stati investiti 5 milioni di euro: il 50 per cento a carico di otto piccole e medie imprese campane della società Ali, ideata da Norberto Salza nel 2007; l’altra metà finanziata dall’Agenzia spaziale italiana, dall’Agenzia spaziale europea e dal ministero dello Sviluppo economico.

Irene sarà lanciata nello spazio nel 2017 dalla base svedese di Kiruna per debuttare sul mercato. Da cinque anni a questa parte ha superato tutti i test scientifici, compresa la simulazione del rientro nella galleria «scirocco» del Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira) a Capua, con l’apertura dello scudo termico. È questa la sua vera trovata tecnologica: una sorta di ombrello con le stecche (il suo rivestimento dovrebbe essere "cucito" dalla sartoria Attolini, quella del film La grande bellezza) che resta chiuso sul razzo diminuendo ingombro e costi di trasporto e che si apre durante la discesa per proteggere termicamente.

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