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Bilancio di un grande tour

Panorama d'Italia voleva dimostrare che c'è un paese che resiste alla crisi. Nel 2014 la missione è riuscita. Con 500 aziende e 80 mila spettatori

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Panorama d'Italia a Verbania nel settembre del 2014

A guardarlo da vicino, il meglio dell’Italia "è tanta roba", come hanno postato alcuni fan di Facebook sulla pagina di Panorama d’Italia. Ed è da questo suo meglio che il Paese può ripartire: anzi deve, come aveva detto dieci mesi fa il direttore di Panorama Giorgio Mulè, presentando il tour a Milano. Può ripartire perché "i ragazzi italiani non sono bamboccioni", come ha dichiarato ad Ancona l’imprenditore della Tod’s, Diego Della Valle. E perché "c’è anche domani", come ha ripetuto a Parma e a Brescia Ennio Doris, fondatore di Banca Mediolanum, presentando la sua biografia che ha questo titolo.

E ancora l’Italia può ripartire perché ha aziende eccellenti (nelle dieci puntate di Panorama d’Italia ne sono sfilate oltre 500) che vendono in tutto il mondo ogni genere di prodotti. Ci sono ragazzi di genio che hanno inventato startup di successo, e se ne sono presentate 100 nelle tappe del tour: alcune finanziate da Invitalia, altre dalla Italian business & investment initiative di Fernando Napolitano. Ci sono bellezze artistiche strepitose e le migliaia di fan di Vittorio Sgarbi, che gliele illustrava tappa per tappa, sono rimasti senza fiato ad ammirarle. E in più si mangia bene.

Panorama d’Italia 2014 è stato tutto questo e anche molto di più. È stato 205 eventi gratuiti in 83 location in dieci tappe, per 40 giorni complessivi. È stato una sequenza di cose belle da vedere e da sentire, e anche buone da bere e gustare: Reggio Calabria, Lecce, Ancona, Parma, Verona, Verbania, Brescia, Viterbo, Catania, Salerno. Una sfilata di 80 mila spettatori ad ascoltare e applaudire, con 300 relatori. Panorama ha dedicato al suo grand tour circa 400 pagine. Il sito ha prodotto più di 420 post, poi condivisi sui social media con un turbinio di fan e di follower (quasi 220 mila), oltre 10 mila tra tweet e retweet, quasi 2,5 milioni di visualizzazioni, circa 60 milioni di impressioni tra Panorama.it, Panoramaditalia.it e l’insieme dei social media, grazie anche ai 300 video messi online e alle 77 dirette streaming per un totale di 100 ore di trasmissioni, con la cifra record di 154 mila utenti unici collegati. Nei conti vanno poi inclusi i contatti portati dai 400 media locali, coinvolti come partner o semplicemente come cronisti attenti agli eventi del tour: 185 lanci d’agenzia, 258 articoli di quotidiani, oltre 60 passaggi televisivi. Il pubblico raggiunto complessivamente sale così a ben 3 milioni di italiani con 100 milioni di contatti totali. Forse l’alchimia di quest’esperienza è stata dare spazio, sempre, alla voglia di reagire alla crisi e di affermare le qualità che i nostri straordinari territori hanno. Le 11 università coinvolte, con i Comuni, le Associazioni industriali, le Camere di commercio, le imprese e i giovani, cercavano un proscenio nazionale per farsi sentire, per dire che esistono e ci sanno fare.

Ma la formula vincente è stata il mix: momenti di musica e divertimento nelle Flair-night e nelle Icon-night, nei dj-set, incontri con le pop-star più eterogenee (da Enzo Avitabile a Emis Killa, a Mario Biondi); nei prelibati show-cooking con gli chef stellati; nei momenti di riflessione con gli incontri d’autore, da Chiara Gamberale a Valerio Massimo Manfredi, in totale 20 grandi firme faccia a faccia con i loro lettori, anche piccoli nel caso di Geronimo Stilton.

Accanto al divertimento, un appuntamento fisso con la solidarietà con due raccolte di fondi che hanno fruttato migliaia di euro: per la Lega del filo d’oro, che assiste persone affette da sordità e mutismo, e per la Fondazione ricerca fibrosi cistica. Panorama d’Italia è stato anche una fabbrica di scoop. Regalati, tra l’altro, dai sei ministri e dai sette governatori regionali che hanno sfilato, dagli imprenditori, dai grand commis di Stato: nella prima tappa, con la rivelazione del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri (Matteo Renzi mi aveva garantito che sarei stato ministro della Giustizia) e il preannuncio di dimissioni dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti a una platea di 500 persone; fino all’ultima città, con la standing ovation a Salerno per il leader leghista Matteo Salvini che qui ha annunciato la sua imminente "Opa sul Sud".

In tutte le tappe Vittorio Sgarbi e Alfonso Signorini hanno confermato la rispettiva fama di provocatore ("Il museo dei Bronzi è stata una spesa insensata, da Stato criminale" ha esordito a Reggio il critico) e di re del gossip. Imprenditori di grido come Flavio Briatore hanno picchiato duro: "Io in Italia non investo più". Alcuni ministri hanno mostrato ottimismo, come Gianluca Galletti: "L’Ilva di Taranto deve rinascere come un gioiello ambientale". O confortanti e anticipatori, come Stefania Giannini: "Sui precari della scuola faremo una svolta epocale". E ancora si sono visti governatori energici (Luca Zaia: "Siamo pronti allo sciopero contro i tagli alla sanità") e sindaci assediati, come Federico Pizzarotti a Parma. Si è fatta politica, come quando Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ha dettato le condizioni a Renzi sul Jobs act; o quando Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, ha lamentato "una vita di partito arida" nel Pd. E si è parlato delle condizioni della riforma della magistratura con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, e del rilancio delle Ferrovie con Michele Mario Elia; del rilancio del made in Italy alimentare con il ministro Maurizio Martina e degli aeroporti con Maurizio Lupi, e di beni culturali con Dario Franceschini. E ancora, e ancora, e ancora. Il tutto grazie a 24 sponsor di varia natura e dimensione, ma lungimiranti nell’aderire a una forma inedita di comunicazione itinerante. Senza di loro, tutto questo non sarebbe stato possibile. Irrinunciabile un grazie. Ah: naturalmente nel 2015 si riparte. E si farà di più.

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