L’Italia non è un paese ad alto tasso di innovazione. Trieste sì. Se in Italia infatti sono ancora poche le "nuove" imprese rispetto alla popolazione (7.500 su 60 milioni di abitanti) Trieste va in controtendenza: è una tra le città più dinamiche per numero di start up per ogni residente. "Il nostro è un territorio molto vivo - sottolinea Manlio Romanelli dell’incubatore M-Cube - ci sono centri di ricerca d’eccellenza, viviamo in un micro ambiente felice”.

A dimostrarlo è stato anche il grande numero di imprese che si sono candidate per partecipare al concorso promosso da Panorama in occasione del tour Panorama d'Italia dal titolo: “Eureka, l’idea diventa impresa”. Scegliere la vincitrice è stato arduo.

Ma alla finalissima che si svolgerà a Ragusa a fine novembre ci sarà Job4u, nata per mettere in contatto scuola, università, centri per l’impiego con l’obiettivo di accompagnare il candidato nella ricerca di un lavoro: “Ci consideriamo il primo consulente di carriera digitale - dice il suo fondatore, Claudio Sponchioni - Abbiamo una grande ambizione: contribuire al progresso del mercato del lavoro”. Job4u tenterà di vincere il primo premio del concorso: una settimana di formazione intensiva a New York grazie alla collaborazione con Fernando Napolitano, presidente e ceo di IB&II.

start-up-trieste

Claudio Sponchioni, titolare di Job4U, candidato per la città di Trieste alla finale del concorso "Eureka, l'idea diventa impresa" – Credits: Alessandro Tosatto

Ed è proprio Napolitano, durante l'incontro sul tema start up organizzato a Trieste in occasione della tappa friulana di Panorama d'Italia, a sottolineare come  l’internazionalizzazione sia centrale e di come “un’esperienza negli Stati Uniti sia altamente formativa per chi decide di fare impresa”.

Il bisogno di innovazione

L’Italia ha molto da imparare, sottolinea infatti Vania Zanella di Ibm: “stiamo investendo a Londra, Amsterdam, Berlino e Tel Aviv. Per le start up abbiamo dei programmi specifici, una piattaforma tecnologica che mettiamo a loro disposizione gratuitamente per 12 mesi così come i nostri tecnici, mentre una volta che l’impresa si è strutturata la invitiamo a collaborare con noi, con i nostri clienti. Il nostro paese deve fare molti passi avanti ancora in questa direzione”.

Del resto, interviene Marco Gay vice presidente esecutivo di Digital Magics, “l’innovazione deve servire a rinnovare la tradizione, i giovani devono avere il coraggio di mettersi in discussione. Noi sosteniamo con forza l’open innovation, il dialogo e la collaborazione tra grandi imprese e nuove realtà imprenditoriali”.

Il ruolo dell’università

E non c’è dubbio che l’università in questo scenario giochi un ruolo fondamentale, “quello di modificare l’approccio delle start up al mondo del lavoro - spiega Giovanni Cristiano Piani, industrial Liaison Office dell’Università degli studi di Trieste - cercare e individuare le opportunità sul mercato e non più solo le necessità perché solo così si genera valore e si cresce. Senza contare che l’università è un volano di internazionalizzazione, collaborando con gli atenei si entra in contatto con il mondo”.

La formazione resta dunque la strada maestra. L’università telematica Pegaso ne ha fatto il suo obiettivo: “le start up sono poche, c’è un nanismo italiano in questo settore - afferma Danilo Iervolino presidente di Pegaso - Noi abbiamo lanciato quattro percorsi formativi per chi vuole fare impresa perché investire nel sapere è fondamentale. E insieme a Digital Magics abbiamo creato un’Accademia per start up, unica realtà in Italia”.

© Riproduzione Riservata

Commenti