Trieste è una città di cui ci si innamora, più di Venezia, più di Firenze. Vittorio Sgarbi la considera “la città per la vita”: “qui l’identità ha radici profonde; la letteratura, il pensiero, la filosofia, l’arte sono parte di essa”.

Il critico usa i versi di Giorgio Saba per introdurre le meraviglie della città al pubblico di Panorama d’Italia, accorso al Teatro Rossetti, in occasione della sua lectio magistralis sull'arte segreta triestina. “Il poeta identifica Trieste con un ragazzaccio aspro e vorace, di fatto rivelando la sua omosessualità, mentre parla di “scontrosa grazia” per metterne in mostra la bellezza riservata e diffusa”.

L’arte del Novecento

Sgarbi percorre un viaggio appassionate nell’arte del Novecento triestina: da Nathan a Sbisà gli artisti del luogo hanno lasciato il segno come in poche altre zone d’Italia.

Arturo Nathan, ad esempio, muore in campo di concentramento nel ’44, con i suoi paesaggi malinconici "come quello della Nave a rimorchio che ricorda il Leopardi dell’Infinito. Ponte e barca, un quadro espressionistico, rimanda alle pennellate dell’Urlo di Munch; Scoglio incantato è un'opera struggente con il mare in tempesta”.

Bruno Croatto, invece, nell’Autoritratto nello studio mostra uno sguardo intenso, quasi ipnotico. "E che dire di Leonor Fini e del suo Giovanetto travestito da povero o di Guido Marussig e del suo Laghetti dei salici" snocciola Sgarbi. "Carlo Sbisà, invece, torna alla classicità assoluta ne La Venere delle conchiglie mentre è chiara l'influenza del ventennio fascista con la Venere della scaletta”.

Trieste ospita poi un museo del Risorgimento dove sono conservati gli affreschi firmati da Sbisà che rappresentano le città dell’Istria, come Fiume, Parenzo, Pola, Zara. "Una serie formidabile totalmente sconosciuta alla critica, ma che merita grande attenzione".

Non solo pittura, però. A Trieste sono conservate opere di scultori del calibro di Asco e di Attilio Selva, per i quali Sgarbi invoca “la dignità dei grandi artisti italiani del Novecento”.

La "capitale universale"

Sgarbi affida la chiusura della sua “lectio magistralis” a una panoramica mozzafiato che attraversa la città: piazza dell’Unità d’Italia, il Molo Audace, la cattedrale di San Giusto, l’Arco di Riccardo di epoca romana e l’intramontabile castello di Miramare. Senza dimenticare il Faro della vittoria “con lo sguardo rivolto al golfo più bello del mondo di quella che resterà per sempre una capitale universale”.

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