Intensità è la parola giusta per definire la voce di l'Aura, cantautrice e musicista raffinata, ospite di Panorama d'Italia al Politeama Rossetti di Trieste. Un'ottima occasione per entrare nel merito del suo nuovo album, Il contrario dell'amore, in uscita il 22 settembre, il primo dopo sei anni di silenzio.

"Ho fatto un figlio e ho scritto molte canzoni. Ne ho scritte così tante da avere praticamente due album pronti" racconta dopo aver presentato al pubblico di Trieste due nuove canzoni che sono andate molto bene nell'airplay estivo.

Due pezzi forti, piano, voce e vìolino pop (sul palco anche l'ottimo Andrea Di Cesare): I'm an alchoolic e Le meccaniche del cuore, molto rappresentativi del suo stile e del suo modo di fare musica. "I'm an alchoolic ha una matrice ironica, è una sorta di critica al concetto di dipendenza, perché spesso il confine che separa il piacere dal vizio è molto labile" racconta.

"Ho fatto un disco interamente suonato in un'era in cui in radio vanno altre cose. Queste canzoni sono il frutto del lavoro vero di musicisti bravissimi. Alcuni discografici dopo aver ascoltato i pezzi mi hanno detto che erano in controtendenza rispetto al sound di oggi. Ma io incido solo quello che mi piace, non mi interesso di altro. Quindi, ho tirato dritto per la mia strada".

Le nuove canzoni di L'Aura sono di fatto un viaggio intrigante nella cultura pop di almeno tre decenni, '70, '80 e '90, con qualche riferimento ai leggendari Sixties, quelli dei Beatles, la sua band preferita. "Loro sono sopra a tutti. Rimarranno per sempre come i grandi compositori di musica classica. Nel disco, un concept album, racconto la vita di tre personaggi femminili, in pratica tre miei alter ego: Mary Jane, Lucy e Lisa" dice prima di rituffarsi nella musica con Unfair, un grande pezzo con una linea melodica perfetta, Il pane e il vino e Irraggiungibile. Atmosfera magica e tanti applausi. Meritati.

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