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Il futuro delle Generali è in Asia e Sudamerica - FOTO e VIDEO

Il presidente Galateri di Genola a Panorama d'Italia traccia le strategie del gruppo, parla di innovazione e promette: "nel 2018 il tecnopolo a Milano"

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Il presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri di Genola – Credits: Ada Masella

Europa e paesi dell’est, ma anche Asia, Cina, Vietnam e Sudamerica. È lungo queste direttrici che si sta muovendo il gruppo Generali come ha spiegato il presidente, Gabriele Galateri di Genola, in un'intervista con il direttore di Panorama Giorgio Mulè in occasione della tappa triestina di Panorama d’Italia.

 

"In questa nostra epoca - ha spiegato il manager - ci sono complessità di tutti i generi e tanti nuovi rischi. Guardando al fenomeno dal punto di vista dei mercati finanziari, siamo tutti colpiti dall'imprevedibiltà, tanto più in uno scenario con tassi bassi come non si vedevano da tantissimo tempo e il conseguente stravolgimento di consolidati equilibri, con le Borse salite molto ma poi frenate da rischi geopolitici. L'unica risposta a tanta volatilità" ha aggiunto Galateri di Genola, "non puo' che essere lavorare in una logica di medio termine, e ci vogliono professionisti bravi e specializzati per farlo".

Il futuro del Leone di Trieste

Sguardo dunque attento all'Europa, mercato originale delle Assicurazioni Generali e su cui il gruppo crede ancora moltissimo, compresi i Paesi dell'Est, aree ben recuperate negli ultimi 10 anni. "Anche perché sono Paesi, come l'Italia, sotto-assicurati", ha spiegato il manager.

"Inoltre guardiamo molto all'Asia, Cina, Vitnam, Indonesia, e al Sudamerica, dove siamo già molto forti in Argentina mentre vediamo grandi opportunità in Brasile".

Sul fronte prodotti, invece, la strategia è puntare sempre di più su un mix etereogeneo, orientato verso la tutela della salute e della gestione del risparmio. "Nell'asset management, dove siamo già molto importanti con circa 600 miliardi in gestione, ci sono ancora ampie praterie da conquistare".

Lo scopo dell'assicurazione

Dunque grande sguardo ai rischi internazionali, ma non non solo: terremoti, alluvioni, invecchiamento della popolazione e cyber security sono altre frontiere, vecchie e nuove, che il settore assicurativo deve aggredire tentando il più possibile di far capire che il prodotto polizza  ”deve essere considerato come un mezzo per migliorare la propria vita e la propria sicurezza. Purtroppo invece viene visto come una tassa”, spiega Galateri di Genola.

In un paese "fragile come il nostro assicurarsi contro le catastrofi naturali dovrebbe essere obbligatorio: un italiano su due vive in zone a rischio, ma gli assicurati sono solo il 2% di chi lo corre e le imprese solo il 4%. Abbiamo fatto molti tentativi con il governo per introdurre delle polizze, ma non è andata bene. Vedremo se andrà meglio con il prossimo”.

L'Istituto italiano di tecnologia

Il presidente di Generali, che è anche presidente dell’Istituto italiano di tecnologia, sottolinea come guardando all'Italia e pensando al suo futuro, sono due le parole d’ordine: “data management e intelligenza artificiale”. L’Italia nell'ultimo decennio “ha vissuto in un limbo economico. Oggi si ricomincia a crescere e l’innovazione diventa un alleato insostituibile”, in cui essere "non i più grandi, ma i migliori”.

In questo senso Galateri di Genola ha creduto molto nell'attività dell’Istituto italiano di tecnologia dove lavorano 1.600 scienziati, il 45% dei quali arriva dall’estero e di questi il 16% sono italiani (il 41% donne), con un'età media di 34 anni: “Abbiamo 8mila pubblicazioni all'attivo, 116 start up e la partecipazione all'Istituto avviene solo attraverso un bando internazionale con una valutazione costante dei suoi partecipanti”. Nel 2018, sottolinea Galateri, partirà anche il tecnopolo di Milano: “Stiamo mettendo a punto lo statuto e cercando il direttore”.

Trieste, la città delle Generali

Tutto questo non significa certo minore attenzione nei confronti della città dove le Generali sono nate: Trieste. A discapito delle voci che vogliono le Generali in procinto di abbandonarla, il presidente nega nel modo più assoluto. "Trieste è la nostra città, il 70% dei dipendenti lavora qui e non abbiamo nessuna intenzione di andare altrove. Anzi, investiremo sulla città attraverso la formazione".

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