Produrre meglio e sprecare meno affinché i rifiuti, invece di essere una spesa, diventino una risorsa.

Questa, in estrema sintesi, è la cosidetta 
economia circolare. La cui dimensione del fenomeno non è sottovalutata in Friuli Venezia Giulia. Anzi.

Se n'è parlato al workshop organizzato da Cobat, il Consorzio Nazionale per la Raccolta e il Riciclo nell'ambito della tappa a Trieste e Udine di Panorama d'Italia.

L'osservazione della legge è un principio fondamentale anche in fatto di rifiuti. "Lo scorso luglio - spiega il presidente del consorzio, Giancarlo Morandi - durante l'incontro sugli ecoreati organizzato presso la Camera dei Deputati, in presenza di tutti i rappresentanti istituzionali, ho precisato che la responsabilità per questa tipologia di crimine va individuata nelle stesse istituzioni, poiché approvano leggi sull'ambiente di cui non sono in grado di verificare la corretta applicazione. E a pagarne le spese è la comunità nel suo insieme".

Una Regione "a rischio" eppure virtuosa

La legalità, dunque. Uno dei temi cruciali dell'ecosostenibilità, perché sottrarre un rifiuto alla sua corretta gestione - spiega Claudio De Persio, che del Cobat è il direttore operativo - significa rinunciare al valore derivante dalle materie prime che verranno ricavate da quel prodotto e ciò si traduce in un aumento dei costi di trattamento per tutte le altre aziende che si comportano in maniera corretta. Non è solo una questione ambientale e sociale, è una vera e propria turbativa di mercato che sottrae ricchezza all’economia del territorio".

Un crimine più grave di quanto si possa pensare, quindi che, nelle terre di confine - spesso crocevia di traffici illeciti - assume spesso dimensioni preoccupanti.

Del resto, le cronache locali di tali territori raccontano di sequestri operati dalle forze dell’ordine, che fermano camion pieni di elettrodomestici rotti o batterie esauste. "Senza le autorizzazioni di legge e fatti passare come prodotti funzionanti, questi rifiuti verranno gestiti all’estero per risparmiare sui costi di trattamento", sottolinea De Persio.

Eppure, il Friuli Venezia Giulia è nella top 3 delle regioni italiane con meno infrazioni accertate nella gestione del ciclo dei rifiuti.

A conferma della virtuosità del territorio, ci sono i dati elencati da Fabio De Rezze, comandante regionale del Noe, che sottolineano, per esempio, "di un 15% di negatività su tutti i controlli registrati nei primi otto mesi dell'anno in corso, per un ammontare complessivo di beni sequestrati di circa un milione e mezzo di euro".

Parte del merito di tali risultati va indubbiamente addebitato anche agli interventi in materia effettuati dalle amministrazioni locali, sia in termini di sensibilizzazione sui temi ambientali che di disciplina vera a propria sulle modalità di gestione. 

Sara Vito, assessore regionale all'Ambiente e all'Energia, li ricorda entrambi: "Sul primo aspetto, abbiamo cercato di assecondare i cambiamenti epocali che stanno interessando oggi l'intero pianeta, con il disegno di legge 'Disciplina organica in materia di Gestione dei rifiuti e principi di economia circolare', per il quale è stato svolto un lavoro importante che ha portato alla redazione del programma regionale di prevenzione della produzione di rifiuti".

L'importanza di un'energia "speciale"

L'imporatnza della "circolarità" e il suo il funzionamento sono il motore dell'economia. A spiegarlo è Roberto Gasparetto, direttore generale AcegasApsAmga del gruppo Hera che sostiene: "Tutto parte dal prodotto che, quando il consumatore decide di liberarsene, viene raccolto entrando in un sistema virtuoso in cui imprese gestiscono il riciclo e lo fanno tornare a essere nuova materia". Ma la circolarità può dirsi davvero completata quando le aziende tengono conto di questo processo già a partire dalla fase di progettazione del prodotto stesso. "Solo in questo modo, la circolarità potrà soppiantare compiutamente quella lineare, a patto però "che nel processo venga immessa un particolare tipo di energia, che si chiama volontà".

Nella sola città di Trieste, l'azienda che Gasparetto dirige nel 2013 ha raccolto 95.400 tonnellate di rifiuti differenziati e 36.856 indifferenziati, mentre dalle cifre di Cobat risultano - in tutta la Regione, nello stesso anno - oltre 2 milioni di chili di rifiuti tecnologici, "l’equivalente di 70 container a pieno carico - conclude De Persio del Cobat - un risultato decisamente positivo raggiunto grazie a una raccolta capillare a chilometro zero eseguita con la collaborazione di cittadini, imprese e istituzioni. Si tratta di pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici. Tutti prodotti che, grazie al riciclo, hanno generato materie prime come piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e molto altro". Come dire, una vera e propria miniera nascosta.

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