“Il farmaco equivalente è un’opportunità importante non ancora sufficientemente sfruttata in Italia perchè ci sono ancora troppi pregiudizi a frenarne l’uso”, dice Sandra Telesca, assessore alla Salute della Regione Friuli Venezia Giulia, e la platea della sala dello stupendo Palazzo della Regione si fa subito attenta.

Un tema 'tosto', per gente competente, e le parole con cui l’assessore apre il convegno di Panorama d’Italia con Teva Italia su "L’efficacia dei farmaci equivalenti tra pregiudizi e opportunità" fanno subito capire a tutti che il dibattito sarà di livello e non farà sconti.

Il governo della spesa

“Quando si cambiano le cose nella gestione della sanità”, spiega la Telesca, che è stata artefice, nella giunta Serracchiani, di un’efficiente riorganizzazione, “si parla sempre di tagli, ma è una parola sbagliata. Si deve parlare di governo della spesa. Oggi discutiamo dei farmaci equivalenti. Un tema che ricade nei costi dei cittadini, che pagano di più per utilizzare farmaci di marca, ma anche il sistema paga di più, e anche il sistema in ultima analisi significa costi per i cittadini”. Un buon governo della sanità, ricorda ancora l’assessore, sa investire nella prevenzione e questo modera il consumo dei farmaci, equivalenti e non”.

I farmaci equivalenti in Italia

“I dati dicono che in Italia c’è ancora un netto sottoutilizzo dei farmaci equivalenti rispetto a Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna”, chiarisce subito Stefano Palcic, dirigente farmacista della Asuit (Azienda sanitaria universitaria integrata) di Trieste, “Tutti questi Paesi li usano molto più di noi, circa al 50% contro il 20/30%, e non parliamo degli Stati Uniti, dove gli equivalenti sono ipiegati nell’80% dei casi”.

Conoscere per non sprecare

Dunque il fenomeno – e il problema – c’è ed è consistente: “Probabilmente ciò che è ancora scarso nel sistema sanitario è feedback sulle terapie”, dice Maurizio Pagan, segretario della Simg del Friuli Venezia Giulia: “Cioè, nonostante l’impegno di tutti c’è probabilmente una prescrizione eccessiva di farmaci che vengono sprecati, mentre con un migliore feedback potrebbe esserci spazio per ottimizzare il sistema della prescrizione ed evitare sprechi”.

Una parte essenziale del problema si gioca nelle farmacie, in quel rapporto para-educativo che il farmacista ha con il paziente, soprattutto nella fascia più anziana e in quella delle malattie croniche, dove peraltro insiste il consumo eccessivo di farmaci di marca.

“Quando un cliente viene in farmacia con la prescrizione di un farmaco brand, il farmacista in base alle liste di trasparenza può offrirgli un’alternativa”, dice Francesco Pascolini, presidente Federfarma Friuli Venezia Giulia, “ma qui spesso interviene una sorta di perplessità da parte dell’utente, che individua nel maggior prezzo del farmaco brand l’indicazione che sia un prodotto migliore".

Il packaging dei farmaci

"Qui comincia un’opera di convincimento - prosegue Pascolini - che porta a riscontri positivi o negativi. Un ruolo chiarificatore dovrebbe averlo anche il packaging dei farmaci, non sarebbe male se ogni scatola prodotta per un determinato principio attivo fosse uguale alle altre, eccezion fatta per una piccola icona distintiva dell’azienda produttrice”.

Luca Pasina, farmacologo ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano, ribadisce con forza che “questi farmaci sono del tutto identici ai brand per efficacia e sicurezza. Possono essere diversi gli eccipienti, che sono però sostanze inerti, senza effetto farmacologico. E le variazioni degli assorbimenti risultano essere al massimo nell’ordine del 3-5%”, e dunque di gran lunga al di sotto della soglia di rilevanza.

“La sanità pubblica s’impegna sul fronte dei farmaci equivalenti”, sintetizza Francesca Tosolini, responsabile del servizio Farmaceutico della Regione Friuli Venezia Giulia, “perché sono uno strumento che consente di mantenere inalterati livelli di assistenza e di efficacia con costi minori, per allocare meglio le risorse dove ci sono necessità effettive”.

Ed alza la palla a Salvatore Butti, direttore business unit generics di Teva Italia, il quale ricorda che “se non fossero entrati in uso i farmaci equivalenti in Italia, oggi occorrerebbero 4 miliardi di spesa farmaceutica in più. E non dimentichiamoci che anche per quest’anno si parla di uno sforamento di spesa di 1,5 miliardi per far fronte all’acquisto di farmaci innovativi. Ma sul fronte degli equivalenti ci sono aspetti normativi da mettere a punto. Per esempio non si può produrre in Italia per esportare in Paesi dove un brevetto è già scaduto, il che rende meno competitiva la nostra industria rispetto alla concorrenza internazionale”.


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