Debora Serracchiani non deciderà da sola se ricandidarsi o meno alla Regione Friuli Venezia Giulia, quando in primavera si voterà: “Abbiamo fatto molto lavoro insieme e insieme decideremo ciascuno il suo ruolo futuro”, dice la presidente della Regione che è anche membro della segreteria nazionale del Pd. “Una cosa mi dispiacerebbe, però: lasciare la regione nelle mani di chi vuole chiudersi. Aprirsi è stata la strada giusta”.

Il Friuli Venezia Giulia: che bel vivere

In effetti i dati della ricerca di Inthera-Mondadori presentati a Trieste da Pamela Saiu nell'ambito del tour Panorama d'Italia e poi commentati dalla Serracchiani intervistata dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, confermano il buon lavoro fatto.

Il 70% dei friulani è molto o abbastanza soddisfatto della località in cui vive (+6% rispetto alla media nazionale). Molto apprezzati pulizia delle strade e servizi sanitari (su entrambi i punti i cittadini sono al 65% “molto o abbastanza soddisfatto”) e la sicurezza (60% molto o abbastanza soddisfatto), ma anche gli altri indicatori (trasporti, verde pubblico, etc.) mostrano valori superiori alla media nazionale. Di conseguenza, il 66% si sente orgoglioso di vivere qui e il 64% sarebbe felice se figli o nipoti restassero a vivere in questa regione.

Oggi il Pil della Regione archivia una crescita dell’1% per il 2016 e ancor meglio sta andando quest’anno, trainato anche dal boom turistico come dall’export che cresce del 7,2%, con startup in salita del 18% e disoccupazione al 7,54%. “Quando sono arrivata qui a molti non andavo bene perché donna, perché nata a Roma e troppo assente da Trieste per stare appunto a Roma. Però i vantaggi che la nostra Regione ha ottenuto grazie al lavoro che ho fatto a Roma sono stati importanti”.

Il Pd: quale futuro

Dalla sua Regione al suo partito, il passo è breve. Serracchiani non si è sottratta alla domanda sui sondaggi che vedono il Pd in calo: “Abbiamo fatto tante cose, al governo, e spesso chi governa elettoralmente non cresce. Poi c’è stata una scissione, abbiamo perso il referendum, cambiato un premier. Penso che Gentiloni stia facendo bene…ma  credo che avremmo bisogno della spinta che c’era prima".

Poi, con una battuta, ha detto che da grande vuole fare "il presidente del Cnel”, per stigmatizzare l’errore a suo avviso commesso dal Paese che ha archiviato le riforme costituzionali con il voto del 4 dicembre 2016.

A questo riguardo, sull’abolizione delle Provincie, che in Friuli è effettiva, ha sottolineato come la sua sia stata l’unica Regione che ha riportato ad un’unica agenzia regionale i vecchi uffici provinciali del lavoro, coordinandoli in modo da allargare le opportunità d’impiego gestibili.

Vaccini, immigrazione, cooperative

La Serracchiani ha poi toccato vari argomenti d’attualità. Sui vaccini: “Se è un magistrato del Tar che deve dire allo scienziato quel che deve fare, è evidente che c’è un’inversione dei valori che può essere anche pericolosa. Finchè la scienza non mi dice che c’è un effetto negativo nel vaccinarsi, credo sia giusto farlo. Qui in Friuli Venezia Giulia sulle vaccinazioni abbiamo dati buoni, forse anche grazie al fatto che avevamo fatto già un anno prima delle polemiche un investimento importante sull’informazione sociale. Quando è stato introdotto l’obbligo, sono stata tra i presidenti di Regione che hanno sostenuto che quest’obbligo venisse esteso anche agli operatori sanitari”.

Sull’immigrazione è pieno l'apprezzamento per il ministro Minniti: “Parlano i fatti. Abbiamo vissuto una fase in cui arrivavano in Italia flussi migratori importanti e queste persone erano in mezzo al mare, abbiamo fatto bene a salvarle e a porre le condizioni perché ne morissero il meno possibile e perché si riducessero le partenze".

Ora c’è stato un cambio di passo, ha chiarito Serracchiani, e il fenomeno è rientrato, "finalmente abbiamo interventi organici. In Europa molti pensavano di finanziarci affinchè queste persone restassero in Italia. Bene hanno fatto, invece, prima Renzi e poi Gentiloni a dire: non vogliamo soldi ma vogliamo che queste persone si distribuiscano in Europa. Ci ha dato una mano importante la Corte di giustizia europea che con una sentenza ha respinto l’impugnativa di Ungheria e Repubblica Ceca contro lo schema della ricollocazione dei migranti. Quanto ai fondi strutturali europei, meglio investirli in Africa affinchè queste persone possano non partire”.

Infine sulle cooperative, dopo il crac della CoopCa: “È innegabile che sul tema delle cooperative abbiamo dei problemi. Bisogna domandarsi se la cooperazione può continuare a raccogliere risparmi senza i vincoli e le cautele del sistema bancario. E a mio avviso va cambiato anche il sistema di vigilanza sulle Coop. Mi auguro che le responsabilità specifiche vengano accertate ma è chiaro che il sistema ha dimostrato falle sia nella fase di raccolta del risparmio che nella vigilanza a valle”

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