La start-up mette radici: ce ne sono di ogni genere, ormai, in Italia, di queste giovani e piccole aziende tecnologiche ad alta innovazione. Se ne contano ufficialmente circa 7000 tra quelle che hanno i requisiti fissati dal ministero. Ma ciò che dalla tappa di Torino in poi Panorama d’Italia dimostrerà è che queste start-up stanno dialogando con l’”ecosistema”, quindi si rendono utili nei servizi pubblici, collaborano con i Comuni, cambiano il volto delle città.

Il concorso “Eureka: l’idea diventa impresa” mette a confronto in ogni tappa due start-up che appunto operino in settori rilevanti per il territorio, i concorrenti si presentano – a voce e con un video - i relatori della tavola rotonda ne scelgono uno, e il vincitore di ciascuna tappa concorre a un premio finale che verrà annunciato in novembre a Ragusa: una settimana di formazione intensiva a New York.

PER APPROFONDIRE 

A Torino si sono sfidate Gnammo e LetLife, due realtà, molto diverse. Gnammo gestisce eventi a contenuto gastronomico mettendo in Rete 7000 tavole apparecchiate; LetLife sensorizza gli oggetti di uso comune per agevolarne e potenziarne l’utilizzo per gli operatori finali. Ha vinto Gnammo, rappresentata da Cristiano Rigon, forse anche perché la “localizzazione” del suo business incrocia in modo virtuoso con una delle vocazioni territoriali del Piemonte.

Il primo a dare, sollecitato dalla moderatrice Barbara Carfagna, una lettura globale del rapporto crescente tra start-up e territori è stato Marco Gay, presidente dei Giovani di Confindustria e vicepresidente di Digital Magics, parlando via Skype durante un suo viaggio: “Per noi di Digital Magic”, ha sottolineato infatti, “avere 6 sedi da Nord a Sud è la condizione migliore per intercettare l’innovazione dove nasce e dove riesce ad esplodere quando viene messa in contatto con le imprese tradizionali e, appunto, con il contesto territoriale. Perché si, effettivamente – e il caso della Silicon Valley ne è la riprova – sono i territori la culla delle imprese”.

Per Paola Pisano, assessore comunale all’innovazione, è essenziale supportare anche a livello istituzionale la nascita di nuove imprese, anche finanziandole – come il Comune di Torino pure fa – a fondo perduto. “Quel che stiamo facendo di nuovo è aprire le porte del Comune alle start-up iniziando una collaborazione più strutturata. Per questo abbiamo definito la cosiddetta ‘challenge’ del Comune, cioè faremo partecipare le startup a gruppi di lavoro che con i tecnici del Comune cercheranno soluzioni a delle sfide, e chi avrà lavorato meglio verrà ‘accelerato’ nell’acceleratore del Comune stesso”.

Per Nicola Losito, che è direttore del digital business di IBM Italia, “Si può e si deve giocare un ruolo fondamentale in questa fase e in questo ecosistema per permettere alle start-up di interpretare il mercato e differenziare il prodotto, e noi lo facciamo sistematicamente. Stiamo incontrando tante imprese giovani e innovative affiancadole per aiutarle a estrarre il massimo valore dal loro progetto. Anche a questo fine abbiamo ampliato e reso flessibile la nostra piattaforma cognitiva per permetterle di adeguarsi alle piattaforme preesistenti”.

Il presidente dei giovani industriali torinesi Alberto Barberis ha raccontato la sua esperienza di pioniere delle start-up, visto che dodici anni fa con due soci e spirito d’avvenutra ne avviò una, concentrandola sulla stampa 3d, che oggi è ormai una media azienda di successo del settore.

Infine Danilo Iervolino, fondatore e presidente dell’Università telematica Pegaso, a sua volta intervenuto via Skype, ha sottolineato il valore della formazione dei giovani startupper ricordando il lancio – formalizzato proprio ieri a Napoli - della Start-up university del gruppo, la prima in Italia, nata proprio dalla collaborazione con Digital Magic. Articolerà la sua didattica in tre percorsi di studio, tarati sulle diverse fasi ed esigenze di crescita delle start-up e collaborerà con Digital Magics anche rifornendola di aziende interessanti per il suo incubatore.

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