Una tappa, quella che ha portato Panorama d'Italia a Torino, che si conclude in bellezza con un "elogio alla bellezza", quella dell'arte raccontata da Vittorio Sgarbi nella sua lectio magistralis.


L'essenza, l'entelechia, di quest'ultima, rivela Sgarbi dopo un lungo viaggio narrativo che spazia nella storia dell'arte e dell'architettura, si può individuare in alcune tracce pittoriche e architettoniche.

In quell'edificio, fuori Torino, "su una suprema rocca sacra in cui si erge una meravigliosa costruzione, la Sacra di San Michele, in Val di Susa, con le sue Porte, i suoi Scaloni, le sue misteriose architetture, le sue sculture gotiche". Per esempio.

E poi c'è un altro simbolo - prosegue - la Mole Antonelliana, realizzata da uno dei tanti personaggi di questa città, come l'omonimo architetto, finiti nell'oblìo. E anche un terzo, Palazzo Carignano, che evoca la forza del barocco, con le sue mura costruite in laterizio, un materiale presente in città anche nelle Porte Palatine, fragile eppure in grado di sprigionarne la forza, così come il "retro" di Palazzo Madama, anche lui realizzato in mattone.

Ritratti d'uomo e di donna
Dagli edifici alla pittura, con i più bei dipinti che - a detta di Sgarbi - stanno a Torino: il Ritratto d'uomo di Antonello da Messina, L'Annunciazione di Orazio Gentileschi e l'Amalia Guglielminetti di Mario Reviglione, descritta anche in un'opera di Guido Gozzano, che l'ha amata.

Poi la trattazione artistica torinese si sposta a quando l'industria ha cominciato a soffrire, ed è nata e cresciuta "L'arte povera". Un'avanguardia che oggi compie 50 anni e che ha dato il suo contributo nel rendere il capoluogo piemontese una delle città d'Italia più importanti quanto ad arte.

La metafisica e i "sottovalutati"
Si passa dunque a un'altra dimensione, quella di Lucio Fontana e dei suoi tagli: un'idea piena di simbolismi. Nel mezzo, tra quest'ultimo e l'arte povera, si colloca poi Michelangelo Pistoletto, da Biella, con la sua idea formidabile: un'immagine allo specchio e il quadro non è più quello che vedi, ma sei tu che guardi e diventi parte del quadro stesso.

Nel 1921 nasce un altro artista piemontese, tanto grande quanto poco compreso. "Ottavio Mazzonis e le sue Donne del Vangelo mi hanno sempre colpito" dice Sgarbi.

"Un'altra esperienza 'torinese' - racconta ancora- è quella che ho fatto qualche giorno fa a Caltanissetta, in una chiesa dove ho visto una serie di affreschi di un altro grande artista della città poco valutato, Nicola Arduino, anche lui rimosso dalla storia dell'arte con una vuolenza inaudita". 

Senza dimenticare la metafisica di De Chirico e Carrà, che si esprime nel periodo di massima pienezza del futurismo.

Siamo intorno al 1915 e, per circa cinque anni (una durata giusta per un'avanguardia, dice Sgarbi), dominca questo genere pittorico straordinario. E dove nasce? "A Ferrara e a Torino, entrambe città 'orizzontali', con le loro larghe strade dove la metafisica trova la sua massima ispirazione".

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